Incendi Sicilia – La teoria di Antoci: “Danno fuoco ai gatti e li fanno correre tra i cespugli”

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Cercando notizie a riguardo riscontro che tale “teoria” è stata diffusa da Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il 18 giugno 2016:

Antoci: «Ci sentiamo violentati. Oggi era previsto un convegno internazionale sui nostri alberi secolari. Lo apriremo con le lacrime agli occhi. Molti sono bruciati. Gli scoiattoli hanno invaso l’autostrada per poter scappare e sono morti. Le bestie sono loro. La nostra risposta sarà fortissima».

Corriere: Giuseppe Antoci, da presidente del Parco dei Nebrodi, cosa intende fare?
Antoci: «Ci costituiremo parte civile nei processi ai piromani».

Corriere: Le fiamme hanno devastato anche il parco: ha pensato a una vendetta?
Antoci: «Cinquecento fuochi non si innescano per autocombustione. Aspettavano lo scirocco».

Corriere: Dopo averle sparato le hanno incendiato i boschi?
Antoci: «Con quel vento e quella temperatura alta c’era chi non aspettava altro. Ma aspetti che li becchino e vedrà».

Corriere: Finora ne hanno beccati pochi. Non ci sono telecamere nei boschi.
Antoci: «Non li beccano perché usano tecniche efferate».

Corriere: Quali?
«Usano gli animali come piromani. Danno fuoco ai gatti che correndo incendiano tutti i cespugli che toccano».

Corriere: Perché pensa che tra i piromani di questi giorni ci siano anche i suoi nemici?
Antoci: «Perché la mafia dei pascoli faceva affari d’oro che abbiamo mandato all’aria. Loro prendevano i terreni del demanio in affitto e poi incassavano i contributi europei guadagnandoci il 2.000%. Tra il 2007 e il 2013 sono stati stanziati 3 miliardi di euro. Con il nostro protocollo di legalità non possono più prenderli e a chi li aveva sono stati tolti. Non è abbastanza per dare fuoco a zone meravigliose?».

Corriere: Ma è una sua opinione o una pista degli investigatori?
Antoci: «Non lo stanno escludendo. Anzi, lo pensano in molti».

Corriere: Dunque pensa sia la mafia?
Antoci: «La lotta aveva dato fastidio anche alla ‘ndrangheta, perché il protocollo di legalità sta per essere applicato anche nelle pendici calabresi. Per questo dopo anni che taceva la mafia è tornata a colpire».

Lo stesso Antoci che nel mese di maggio subì un agguato, salvandosi dalle fucilate grazie all’auto blindata:

La macchina blindata gli ha salvato la vita. Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi, già da tempo sottoposto a tutela per le serie minacce subite in seguito ai protocolli di legalità messi in atto per evitare la concessione di ampie zone di pascoli alla mafia, è sfuggito questa notte ad un agguato in piena regola avvenuto sui Nebrodi tra Cesarò e San Fratello. Erano da poco passate le due quando la macchina di Antoci, di ritorno a Santo Stefano di Camastra da una manifestazione a Cesarò, è stata bloccata lungo i tornanti di montagna da alcune grosse pietre poste deliberatamente sulla carreggiata per fermare il corteo.

Non si è tutt’ora in grado di sostenere tale tesi con certezza, Antoci avrà le sue ragioni per ritenere che siano state avviate tali pratiche. Dovremmo aspettare per scoprire se equivale a realtà, ma in questa teoria ci sarebbe un fondo di verità storico.

La storia dei “gatti incendiari” non è nuova, tale teoria/ipotesi venne diffusa anche in Umbria nel 2012. Potremmo andare ancora più indietro nel tempo, dove troviamo in alcuni manoscritti del 1500 alcune illustrazioni che farebbero ricordare tale pratica “bellica”: