Una legge per mettere in galera chi vuole curare i bambini a non diventare gay

Cattura

Innanzitutto vi prego, cerchiamo di prevedere il cambio di mestiere per chi scrive in questo modo: “Curare i bambini a non diventare gay“. Non si riesce a leggere! La mia tastiera USB si è scollegata varie volte per la disperazione. Ma andiamo sul serio che stavolta il danno è grosso, ne hanno parlato anche su Il Giornale (oh oh ooooh!)

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Articolo de Il Giornale

Diciamo che almeno hanno azzeccato la preposizione, dai.

Veniamo alla nuova Bussola Quotidiana. Il pezzo inizia con la storia di un Luca il quale a 13 anni manifesta il desiderio di diventare Lucia, e giù psicoterapeuta e ormoni.

Dunque, a 13 anni lo sviluppo dell’identità di genere è già piuttosto chiaro, ma non tutti i paesi permettono la terapia ormonale. In Italia è permessa dai 16 anni e non si tratta di cambiare sesso, non si tratta di somministrare testosterone o estrogeni. Si tratta di bloccare l’azione dell’ipotalamo nello sviluppo dei caratteri sessuali secondari, in attesa dei 18 anni, età in cui decidere autonomamente se iniziare un percorso di cambio di sesso. Ma questo, mi domando io, cosa ci azzecca con la legge in discussione???

Ad ogni modo questa affermazione è falsa, non si ha notizia di fatti avvenuti in Italia:

Poi il febbraio scorso, quando Luca ha 16 anni, viene presentata richiesta presso il Tribunale di Roma per la rettificazione sessuale. Qualche giorno fa la sentenza che autorizza il ragazzino «a sottoporsi a trattamento medico-chirurgico per l’adeguamento dei caratteri sessuali da maschili a femminili» e «ordina […] la rettifica degli atti di stato civile in riferimento al sesso (da maschile a femminile) e al nome». É la prima volta che in Italia un minorenne è autorizzato dal giudice a cambiare sesso.

Non solo non è possibile in Italia che un minorenne venga autorizzato al cambio di sesso, non può nemmeno iniziare il percorso di transizione. Inoltre il percorso di transizione non è certo “yeah imbottiamo la gente di farmaci!”, bensì inizia con un lungo percorso psicoterapeutico, solo a seguito del quale lo specialista decide se è il caso o meno di proseguire. A volte capita che la persona che crede di essere transessuale capisca di essere transgender (precisazioni alla fine dell’articolo), quindi di non riconoscersi definitivamente in alcun genere binario, e decida quindi di non riconvertire il suo sesso. O esistono tanti altri tipi di identità che non ritengono necessaria la medicalizzazione. Tutto questo è possibile grazie al supporto psicologico.

Un nota bene. Non sappiamo se al momento della nascita del bambino il medico abbia sbagliato l’attribuzione del sesso (a motivo di alcune patologie non immediatamente evidenti a volte può succedere) oppure Luca era davvero geneticamente Luca. Nel primo caso la rettificazione sessuale potrebbe essere lecita sotto il profilo morale e dunque legittima nella prospettiva giuridica. C’è però da aggiungere che, dal racconto che Luca stesso ne fa, pare vera la seconda ipotesi, dato che non accenna a particolari anomalie fisiche o genetiche riscontrate.

Ok, fermi tutti, abbiamo un ribaltone: potrebbe essere, Luca, vittima di un’attribuzione sbagliata di sesso alla nascita? Certo che potrebbe. Se il “giornalista” si sprecasse di fornirci delle fonti però potremmo controllare. Così non è possibile.

Ci sono molte sindromi che possono portare ad una impossibilità di definire il sesso del neonato, e fino a pochi decenni fa i medici avevano pochi scrupoli nel tagliare e ricucire arbitrariamente gli organi sessuali definiti “ambigui”, creando non pochi disagi nelle persone che, in seguito, crescevano sviluppando caratteri sessuali secondari o identità di genere opposte al sesso imposto loro. Quindi oggi si tende ad aspettare, e lasciare che i bambini crescano come intersessuali fino al completo sviluppo psico – fisico.

A questo fantomatico Luca potrebbe essere accaduto questo, e magari un endocrinologo, di concerto con altri medici, avranno deciso di accelerare lo sviluppo giusto. Non sappiamo.

Segue un delirio su fantomatiche leggi spagnole tradotte a caso, e veniamo all’Italia.

E qui torniamo in Italia con il disegno di legge n. 2402 dal titolo “Norme di contrasto alle terapie di conversione dell’orientamento sessuale dei minori”, depositato in Senato il 14 luglio scorso e che vede come primo firmatario il senatore Sergio Lo Giudice (Pd) – “sposato” ad Oslo con il compagno Michele e “padre” di un bambino avuto con la pratica dell’utero in affitto – e a seguire altri politici tra cui la sinistra Monica Cirinnà (Pd), autrice della legge sulle unioni civili.  All’art. 2 del ddl si può leggere: «Chiunque, esercitando la pratica di psicologo, medico psichiatra, psicoterapeuta, terapeuta, consulente clinico, counsellor, consulente psicologico, assistente sociale, educatore o pedagogista faccia uso su soggetti minorenni di pratiche rivolte alla conversione dell’orientamento sessuale è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro»

E’ nota l’ignoranza dei bigotti riguardo i temi su cui vorrebbero pontificare (poi vengono qui a insegnare a me, che di Studi di Genere ne bevo da colazione a spuntino di mezzanotte), ma questo iniziare con la storia di un ragazzino probabilmente intersessuale per poi parlare di orientamento sessuale, lo capisce anche il cane mio (dialettismo, passatemela), è grottesco.

PARLIAMONE. Le terapie riparative NON SONO VALIDE per l’ordine degli psicologi. Ok? Sono coercitive, normalizzanti, eteronormative, vere e proprie violenze. ERA ORA che qualcuno decidesse di fare qualcosa in merito. ERA ORA che fosse illegale imporre l’ eteronormatività alle persone.

E per cortesia, non venga qualcuno a dirmi “perché c’è qualcosa di male a essere etero? Sei eterofobica?” che davvero ho già poca fiducia negli umani non vi ci mettete.

Ognuno è come è, già il padre della psicanalisi lo aveva capito, poi una miriade di studi lo hanno confermato e no, non ci puoi fare nulla se tuo figlio è gay. Anzi una cosa la puoi fare: ASCOLTALO.

In breve, se il disegno di legge verrà approvato, potrà finire in galera lo psicoterapeuta che accoglie nel suo studio un minore che presenta orientamenti omosessuali e asseconda la richiesta dei genitori volta a mutare l’orientamento sessuale del figlio. Finirà dietro le sbarre anche nel caso in cui l’omosessualità del minore è egodistonica, cioè non voluta dal minore stesso e percepita da lui come una gabbia da cui fuggire.

Questo è divertente. Soprattutto detto da persone che si sbrodolano con “giù le mani dai bambinnniiii!1!”

Vi informo che assecondare la volontà del genitore che non vuole il figlio “froscio” sarebbe paragonabile al fabbricarsi un figlio su misura. Ma come? Non eravate contro queste manipolazioni? Se sono ovuli e sperma no, ma se sono cervelli già sviluppati sì, dai, smontiamoli e rimontiamoli come più ci aggrada?

Eddai.

Sul punto è esplicito l’articolo 1 comma 2: «L’espressione “conversione dell’orientamento sessuale” […] non comprende gli interventi che favoriscano l’auto-accettazione, il sostegno, l’esplorazione e la comprensione di sé da parte dei pazienti senza cercare di cambiare il loro orientamento sessuale».

Questo comma, quindi, indica come unico intervento non sanzionabile del professionista quello che andrebbe a convalidare l’orientamento sessuale percepito dal minore, seppur rifiutato dal bambino stesso. Il ddl non fa dunque distinzione tra omosessualità accettata e subita.

Se l’orientamento è percepito, ma rifiutato, il problema non è nel bambino. È la vecchia storia: “se ti senti depresso guarda bene, magari sei solo circondato da stronzi” (cit).

Esempio: ho un allievo Asperger non diagnosticato, che quindi fa fatica a stare coi parenti, che hanno una ironia un po’ da cinepanettone. Lui cercava di imporre a se stesso la loro presenza, credendo di doversi curare da sé. Io gli ho detto che lui sarà pure Asperger, ma i suoi parenti un po’ cafoni lo sono lo stesso.
In definitiva, cercare di capire in che ambiente cresce una persona che si percepisce omosessuale ma non si accetta è importante, e non farlo forzatamente omologare al contesto. A volte il contesto sbaglia.

L’omosessualità è subita se il contesto in cui si vive ce la fa percepire come tale, funziona così per qualunque cosa.

Da qui tre domande: dove è finita la libertà di ricerca, di cura e di esercizio della professione medica?

Si trovano nei luoghi deputati alla ricerca, dove si mettono in comune le conoscenze, che verranno contestate o confermate. Vedere la differenza tra “libertà” e “anarchia”. Laurearsi e conseguire un’abilitazione non rende infallibili, bisogna comunque rifarsi a metodi accertati e convalidati.

In secondo luogo: dove è finita la libertà di educazione dei genitori? Soprattutto in quella fase di età in cui i turbamenti sul proprio orientamento non devono essere supinamente assecondati ma indirizzati, corretti ed illuminati?

La trovate agilmente nei manuali di psicoterapia, nei casi di ortoressia, depressione, violenza auto inflitta e chi più ne ha più ne metta. Che dite, iniziamo ad ascoltare gli specialisti o continuate a fare danni voi genitori?

Terza domanda: se la libertà dell’individuo è esaltata dalla gender theory perché non riferirsi a questa stessa libertà quando il minore (ed anche il maggiorenne) vuole uscire dalla propria condizione di omosessuale?

Perché c’è prima un’analisi da fare. A volte questa analisi porta alla comprensione che il/la ragazzo/a non è affatto omosessuale, o è bisessuale o via discorrendo. Se conosceste i percorsi, se parlaste con gli specialisti, lo sapreste. Invece inventate. Nessuno esce o entra nella condizione di omosessuale, semmai comprende chi è realmente, e potrebbe anche comprendere di non essere omosessuale, e via discorrendo. Sempre cercando di capire chi si è, non chi i nostri genitori e il resto della sacra famiglia vuole che noi siamo.

La risposta data dal disegno di legge è la seguente: «Fattori come il sentimento religioso, il conservatorismo politico e una scarsa conoscenza delle persone lesbiche, gay, bisessuali o  transessuali si traducono in atteggiamenti omonegativi che possono essere riscontrati anche tra psicologi o psichiatri». Se tu mamma non accetti l’idea che tuo figlio sia gay sei “omonegativa” e se tu psicologo consideri l’omosessualità strada sicura verso l’infelicità significa che o fai parte della schiera dei baciapile cattolici oppure sei di destra, ma di certo non sei un professionista serio. In un caso come in un altro meriti la galera.

Be,h che dire. Si stanno difendendo ma non ci riescono tanto bene.

L’omosessualità è uno degli orientamenti che una persona può avere. Certo vivendo in un contesto discriminante può accadere che gli omosessuali, o persone con disforie e altri tipi di personalità, si sentano depressi, esclusi, emarginati. A volte non accettano di essere come sono.

Capita anche alle persone con la pelle marrone e altre sfumature di colore, capita ai bassi, capita agli alti, capita a chi ha gli occhi piccoli eccetera. Sono modi di essere che spesso la società non accetta, vorrebbe conformare, quindi le persone che hanno queste caratteristiche possono sentirsi inadeguate. Le volete riparare o loro van bene?

L’omosessualità e la transessualità sono quindi dogmi morali assolutamente veri e da imporre sempre e comunque anche nella tenera età, poco importando che la crescita psicologica sessuale dei bambini e degli adolescenti è come canna al vento che spesso si piega a qualsiasi refolo provocato da un disagio in famiglia, a scuola, tra gli amici, se non, inutile a dirlo, da un campagna massmediatica ideologica a senso unico.

NO, il dogma morale è che vi dovete fare gli affari vostri e parlare di ciò che sapete. Oh, che bello sarebbe, se la gente parlasse SOLO con cognizione di causa. Che pace.

L’omosessualità e la transessualità esistono. Che vi piaccia o no. Nessuno la impone e questo accenno ai disagi in famiglia è celato molto male.

Dello stesso tono paranoico – allarmistico Il Giornale, che addirittura si domanda:

Il ddl si compone di tre soli articoli. Nel primo si specifica che per «conversione dell’orientamento sessuale si intende ogni pratica finalizzata a modificare l’orientamento sessuale di un individuo», inclusi i tentativi di «eliminare o ridurre l’attrazione emotiva, affettiva o sessuale verso individui dello stesso sesso, di sesso diverso o di entrambi i sessi». Ma se il minore è attratto da un individuo adulto? Nel ddl non si specifica l’età. Se il proprio figlio dodicenne ha rapporti con un quarantenne che cosa dovrebbero fare i genitori? E se il terapeuta lo invita a frenare rischia la galera?

Signora Francesca Angeli, si rilassi, ma cosa ci azzecca??? 12 anni non è comunque un’età in cui si può essere consenzienti. E questo con l’orientamento non ha nulla a che fare. I genitori dovrebbero denunciare il quarantenne e chiudere il figlio dentro casa (iperbole). Non dipende dal sesso del quarantenne la reazione.

Ma chi stabilirà dove sta il limite tra l’intervento ritenuto lecito e quello fuorilegge? Non dovrebbe essere proprio il terapeuta o lo psichiatra a stabilirlo? Ma con la spada di Damocle di una legge punitiva che pende sulla sua testa non si finirà per impedire qualsiasi tipo di intervento nel timore di ricadere nelle casistiche che prevedono il carcere? Il rischio è di paralizzare l’intero settore delle terapie su bambini e adolescenti.

Ha dimenticato le vacche magre e le cavallette, signora. Dove sta il limite lo decide la ricerca, che sono tanti tanti specialisti che scrivono le pubblicazioni e le mettono a confronto con gli altri specialisti, di TUUUUUUTTO IL MONDO. Ok? È facile, dai, ci potete riuscire. Lo psicoterapeuta costruisce un percorso, ma questo percorso non è arbitrario, si compone di conoscenze acquisite.

Temo sentiremo ancora parlare di questo spauracchio, purtroppo, perché la discussione è appena iniziata. Intanto invito a leggere le fonti (che io, signor Tommaso Scandroglio, al contrario di lei fornisco) e il testo della proposta

PRECISAZIONI: mi rendo conto di aver dato per scontato la differenza tra transessuale e transgender.
In definitiva “transessuale” è precisamente una persona che sente di dover affrontare un percorso che adegui il suo corpo al suo genere identitario.
“Transgender” è un termine molto più ampio, che si sta affermando come “accettazione della propria non appartenenza alla conformità binarista”.
Allego alcune testimonianze di attivisti/e in tale merito.

http://www.huffingtonpost.it/2013/07/10/che-cosa-significa-essere-transgenderun-libro-di-delia-vaccarello-_n_3572251.html

http://www.alinvolo.org/documenti/transgender.htm

FONTI

http://www.giornalettismo.com/archives/1189797/bimbi-trans/

http://www.comune.torino.it/politichedigenere/bm~doc/17-guida-transiti-mit-ita-2.pdf

http://www.scamilloforlanini.rm.it/saifip/terapia.htm

http://www.marasciuolo.it/documenti/finish/3-documenti/18-art-4-l-164-82-e-art-31-d-lgs-150-11.html

http://www.gruppoemmanuele.it/tag/terapie-riparative/

http://www.psicologiagay.com/le-10-cose-da-sapere-sulle-terapie-riparative/

 

 

paolak

Sono un'artista studiosa di Gender studies. Credo che sia possibile aprire le menti tramite l'arte, e necessario educare le persone al pluralismo, per annullare discriminazioni e differenze di trattamento.