Renzi, la bufala sulla neo sindaco Appendino, la citazione attribuita a Casaleggio e i troll

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Della bufala sulla neo sindaco di Torino e i “3000 dirigenti licenziati” ne avevo parlato nel nostro articolo, spiegando che chi ha pubblicato quell’immagine era una pagina di burloni che sfruttavano la credulità degli utenti (da una parte e dall’altra).

C’è polemica ora per la frase attribuita da Matteo Renzi a Gianroberto Casaleggio “Ciò che è virale è vero” (qui il video). Non è la prima volta che gli attribuisce questa citazione, lo fece il 9 aprile 2016 già durante la scuola di formazione politica del PD (in questo link trovate il video, minuto 18:45):

Il fondatore del Movimento 5 Stelle Casaleggio […] dice “ciò che è virale è vero”.

Davide Casaleggio ha risposto a Renzi in merito attraverso il blog di Beppe Grillo, ma per trovare una citazione “simile”, ma erroneamente interpretata da Renzi, bisogna tornare ad un’intervista a Gianroberto Casaleggio pubblicata il 21 maggio 2014 su Il Fatto Quotidiano:

G.Casaleggio: “Esistono gruppi pagati dai partiti per diffondere messaggi virali contro me e Grillo.”

M.Travaglio: “È la stessa accusa che molti rivolgono a voi.”
G.Casaleggio: “Ma noi non abbiamo bisogno di farlo, perché i nostri messaggi sono virali di per sé, dunque veri, e si diffondono da soli. Quelli degli altri, palesemente falsi, hanno bisogno di un supporto di truppe àscare, pagate magari 5 euro al giorno.”

Tutto questo mentre nel video, presente nell’articolo del Fatto, Casaleggio riporta al minuto 26:05 questa riflessione poco prima della citazione riportata nell’articolo:

Un messaggio in Rete perde la sua viralità se è falso, nel tempo. Se tutto quello che hanno scritto su di me e su di Grillo fossero veri, noi non saremo qui a cercare di vincere le elezioni oggi dopo 4 anni, perché queste cose poi sarebbero emerse come vere… […]

Capite quindi che il discorso è più ampio, una difesa di fronte a ciò che avrebbero detto contro di loro (Casaleggio, Grillo e di conseguenza M5S), ossia i messaggi virali “palesemente falsi” che avrebbero bisogno dei cosiddetti famosi “troll pagati dal PD”, ritenendo poi che i loro messaggi (Casaleggio, Grillo e di conseguenza M5S) sono tutt’ora virali siccome “ritenuti veri”.

Renzi nel recente video non dice però che la pagina Facebook che aveva diffuso la bufala sulla neo sindaco Appendino è una burla, quell’immagine è una “trollata”, e non ha nulla a che fare con il M5S e con l’operato dei propri canali social. Non specificarlo è un errore.

Renzi, piuttosto, poteva riportare un’altra citazione già condivisa da Beppe Grillo in un suo post del 14 dicembre 2013 su Facebook, almeno sarebbe stata a sua volta condivisa (forse):
“Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”, lo disse Joseph Goebbels, nazista.
Loro lo praticano quotidianamente: http://goo.gl/A14MDy
 In molti ora stanno ricordando la bufala su Virginia Raggi e la sua partecipazione nel video spot di Forza Italia “Meno male che Silvio c’è” diffusa dall’Unità e il famoso “giornalismo 2.0” del suo direttore.

Le bufale danneggiano tutti, danneggiano l’intera comunità e la percezione della realtà ed influenzano il voto. Ciò è innegabile, la storia riporta numerosi casi di “bufale” ai danni degli avversari politici e religiosi. Molte sono le bufale diffuse su Renzi, Kyenge, Boldrini, Salvini, Berlusconi, Grillo, Putin che ne hanno danneggiato ulteriormente l’immagine da una parte o migliorata dall’altra (eh si, perché c’è chi crede a certe bufale in cui poi si trova d’accordo). Purtroppo la stessa diffusione di bufale confonde ulteriormente il cittadino, di qualsiasi posizione politica (pretendere che l’intelligenza sia un’esclusiva di chi vota uno o l’altro è un errore madornale), il quale poi non riesce più a distinguere ad un certo punto la realtà dalla falsità.

Alle bufale ci cascano tutti, potrebbe esserci cascato lo Staff di Renzi o lui stesso citando la bufala sulla neo sindaco di Torino, ma ricordo casi in cui anche una presidente di regione legata al Partito Democratico cadde nella bufala della Privacy di Facebook, il caso dell’ancora tanto condivisa falsa citazione attribuita a Pertini che i simpatizzanti del Movimento 5 Stelle continuano a condividere o delle bufale diffuse da siti fasulli e bufalari nei gruppi Facebook come “Club Luigi Di Maio“.

Casaleggio diceva nel 2014 che i loro messaggi sono virali di per sé, e dunque veri, e che gli altri hanno bisogno di un supporto di truppe àscare (magari pagate). Sono passati un po’ di anni da quell’intervista, e noto che purtroppo alcuni “loro messaggi”, che possono essere sia quelli di un parlamentare del direttorio come Carlo Sibilia (che citava come “farsa” lo sbarco sulla luna) sia quelli di un attivista del gruppo Facebook “Club Luigi Di Maio” (che si ritrova davanti ad una bufala a suo favore, ci crede e la diffonde come se non ci fosse un domani), possono effettivamente essere presi per “veri” da qualcuno perché “si fidano”.

Per quanto riguarda i troll, ce ne sono da tutte le parti. In certi casi vengono definiti “troll” anche i superconvinti, gli irriducibili, quelli che nonostante gli si venga mostrata la verità in faccia non cambiano idea e cercano di rigirare la frittata a loro favore sempre comunque (come operano molti complottari sciachimisti ad esempio). Bisogna imparare a distinguerli, con la testa e non con il cuore (tradotto: “respirate e ragionate prima di spararla grossa facendo la figura dei pirla“).

La Rete è si uno strumento meraviglioso, dovrebbe essere un luogo di informazione corretta così come lo dovrebbero già essere di default TV e giornali, ma così non è. C’è una libertà esagerata online, chiunque dietro il suo schermetto e la sua tastiera, dietro all’anonimato concesso dall’oscuramento del Whois dei siti internet si permette di diffondere falsità per incassare denaro tramite i banner pubblicitari. A questo problema si aggiunge anche il clickbait, titoli che incuriosiscono, fanno arrabbiare o esaltano gli utenti che spesso si fermano proprio solo al titolo e diffondono la notizia senza neanche leggerla o verificarla.

Come vedete non serve un “tool” per la segnalazione delle notizie false su Facebook, basta creare una pagina nuova, un sito nuovo su un hosting gratuito, puntare sui gruppi Facebook con un target specifico ed il “gioco” ricomincia.

Le bufale e la disinformazione fanno male a tutti, nessuno escluso, e chi ci crede e le difende nonostante tutto deve risolvere il suo problema culturale.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.