La sostenibile leggerezza dell’Olio di Palma: al Convegno per voi.

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Al convegno dell’Unione Italiana Olio di Palma sostenibile, qui a Milano, il 14 luglio, si è parlato principalmente di sostenibilità, in quanto è stato già appurato che il prodotto non predispone a malattie oncologiche e cardiocircolatorie o oncologiche in misura maggiore degli analoghi contenenti grassi saturi o contaminanti da lavorazione.
All’’appuntamento sono intervenuti Giuseppe Allocca (Presidente Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile) e gli esperti in nutrizione: Giorgio Donegani (Tecnologo alimentare e divulgatore scientifico) e tematiche della sostenibilità: Carlo Alberto Pratesi (Professore di Economia e Gestione delle Imprese al Dipartimento di Studi Aziendali dell’Università Roma Tre).
Sono stati tratti i punti principali di interesse mediatico emersi nell’ultimo anno e si è cercato di dare una risposta alle domande del consumatore medio che, non potendo disporre di un laboratorio di analisi privato, di un team di ricerca e di una laurea in medicina, si trova in una situazione di difficoltà riguardo a scelte nutrizionali ed etiche.

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GRASSI SATURI IN EQUILIBRIO E IMPATTO SULLA SALUTE
L’olio di palma contiene il 49% di grassi saturi e il 51% di insaturi ( molti meno del burro e anche dell’olio di cocco).
Gli studi citati per evidenziare danni sul sistema cardiocircolatorio sono relativi all’assunzione eccessiva di grassi saturi ( e non specificatamente di olio di palma). Ricordiamo che la quota giornaliera da non superare è di c.ca 28 g totali indipendentemente dalla loro provenienza.
Ricordiamo inoltre che i grassi saturi sono necessari per il corretto funzionamento dell’organismo e non devono quindi essere eliminati dalla dieta.
DUNQUE può essere consumato?…in quali quantità? …cosa dice l’EFSA?
Risponde Giorgio Donegani (Tecnologo alimentare e divulgatore scientifico):

Sappiamo che i grassi saturi servono all’organismo, ma che non dovremmo assumerne troppi; basta rifarsi ai dati 2005/2006 (i più recenti visto che in 10 anni il consumo non è aumentato) per vedere che l’apporto di acidi grassi dall’olio di palma nella dieta degli italiani è molto contenuto e non supera il 20% del totale: meno di 5 g al giorno. Questo significa che il rimanente 80% viene da altri alimenti. Possiamo dedurre quindi che all’interno di una dieta bilanciata, l’olio di palma non presenta rischi per la salute da questo punto di vista.

TEST-IL SALVAGENTE E I CONTAMINANTI
La rivista mensile Test – Il Salvagente ha misurato la concentrazione del 3-Mcpd – classificata come una sostanza altamente tossica – nell’olio di palma,  impiegato anche come ingrediente nel latte in polvere dei lattanti.
Di qui una serie di dati che hanno innescato un vero e proprio allarme che ha portato aziende come Plasmon a produrre latti per neonati dichiaratamente senza olio di palma. L’Unione contesta le analisi effettuate e spiega come invece i prodotti delle aziende che usano olio di palma siano a norma e sicuri: infatti i dati raccolti a livello europeo da EFSA sono estremamente discordanti da quelli raccolti privatamente per l’analisi del TEST-IL SALVAGENTE. Potete leggerne QUI.
Il 3 maggio 2016 si è pronunciata sulla questione anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), pubblicando un dossier che conferma i possibili rischi sulla salute connessi ad alcune sostanze potenzialmente cancerogene che si formano durante la raffinazione ad alte temperature (200°) degli oli vegetali, tra cui anche (ma non solo) l’olio di palma.
A proposito di questo, sono state rese alcune precisazioni.


C’è stato un dimezzamento dei livelli di Ge (esteri degli acidi grassi) negli oli e grassi di palma tra il 2010 e il 2015, grazie a quelle misure adottate volontariamente dai produttori che hanno permesso una notevole diminuzione dell’esposizione dei consumatori a queste sostanze nocive.
E’ necessario far presente che i contaminanti non si sviluppano certo soltanto nella lavorazione dell’olio di palma, ma anche di altri ingredienti utilizzati in molte creme spalmabili (giusto per citare uno dei prodotti che è stato nell’occhio del ciclone).
Le ricerche sono state condotte in laboratorio su cavie, che sono state sovralimentate con alimenti contenenti il contaminante “glicidolo”:


“Tuttavia, nonostante gli effetti sugli animali” aggiunge Silano, “va precisato che non esistono a oggi dati che correlino l’uso dell’olio di palma all’insorgenza di tumori nell’uomo”.

 

Al di là degli allarmismi, non vi sono insomma prove che dimostrino che chi consuma molto olio di palma sia esposto a un rischio più elevato di sviluppare tumori.
Inoltre l’olio di palma presenta numerosi vantaggi per l’ottima resistenza al calore, la capacità conservazione senza processi ossidativi (che producono sostanze molto nocive per la salute) e non richiede l’uso di conservanti.

 

OLIO DI PALMA E DIABETE MELLITO
Questa domanda è stata posta da noi direttamente nell’apposita sezione del convegno dedicata agli approfondimenti.
E’ vero che uno studio dimostra che l’olio di palma aumenta la predisposizione al diabete mellito?
Errore grave in cui cade uno studio italiano che ha usato il palmitato da solo su cellule di topi e umane, traendone la conclusione che (il palmitato) provoca un aumento della proteina p66Shc, che è un induttore di stress ossidativo e favorisce l’apoptosi delle cellule beta del pancreas, oltre a innalzare il rischio di iperglicemia e di altri fattori coinvolti nell’infiammazione. Anche il beta-carotene isolato dato a topi e umani si è mostrato addirittura cancerogeno.
E’ chiaro dunque come si tratti di un’ennesima strumentalizzazione.

 

LA SOSTENIBILITA’
Questo è stato il tema centrale del convegno, in quanto è proprio sulla qualità del prodotto che è necessario insistere maggiormente.
La coltivazione alla base dell’olio di palma ha molti vantaggi rispetto a quella necessaria per produrre altri olii (colza, soia,ecc…) poiché non richiede consumo idrico e utilizza pochissimi fertilizzanti (in rapporto ad esempio 1-6 rispetto alla colza).

 

differenze dell'impatto ambientale tra le coltivazioni

La palma da olio ha una resa media di 3,47 tonnellate per ettaro: 5 volte più della colza (0,65 t/ettaro), 6 volte di più del girasole (0,58 t/ettaro), addirittura 9 volte più della soia (0,37 t/ettaro) e 11 (0,32 t/ettaro) rispetto all’olio di oliva. Questo significa che oggi la palma da olio si “accontenta” di 17 milioni di ettari di terreno per fornire il 35% del fabbisogno mondiale di olio vegetale. Mentre servono ben 111 milioni di ettari perché la soia garantisca appena il 27% del fabbisogno globale.
Tutte le aziende utilizzatrici di palma che aderiscono all’Unione usano solo olio di palma 100% certificato RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil). Una scelta precisa – quella della certificazione – che va incontro alla via suggerita dalle grandi organizzazioni internazionali, come Greenpeace e WWF International, che continuano a considerare il palma come uno degli oli vegetali più sostenibili al mondo.

Inoltre la certificazione è caratteristica esclusiva di questo prodotto.

L’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile definisce l’olio di palma sostenibile come segue:

  • olio con origini conosciute e quindi tracciabili;
  • olio prodotto senza convertire foreste e nel rispetto degli ecosistemi ad alto valore di conservazione;
  • olio prodotto con pratiche colturali rispettose delle foreste ad alto valore di carbonio;
  • olio prodotto con pratiche agricole atte a preservare le torbiere;
  • olio non proveniente dalla conversione in piantagioni di aree sottoposte ad incendi volontari;
  • olio che protegge i diritti dei lavoratori, popolazioni e comunità locali, rispettando il principio del  consenso libero, preventivo e informato;
  • olio che promuove lo sviluppo dei piccoli produttori indipendenti.

La nostra impressione è che invece che creare dubbi e allarmismi, sarebbe opportuno promuovere una corretta informazione su un tema così delicato come l’alimentazione, soprattutto quando un prodotto entra nel consumo di lattanti e su scala tanto vasta. Demonizzare semplicemente e grossolanamente un ingrediente non promuove MAI l’educazione alimentare e tende a dare una concezione distorta delle certezze scientifiche che abbiamo (o sarebbe meglio dire non abbiamo) sull’impatto salutare e ambientale di alcuni agenti.
E’ scorretto isolare un singolo elemento tra le abitudini alimentari e di vita dell’essere umano, perché esse sono determinanti per la salute se considerate nella loro totalità e non prese una alla volta; lo stesso per quanto riguarda la sostenibilità di un prodotto, in relazione alla domanda e alla sostenibilità di eventuali alternative.
Riportiamo qui di seguito, oltre al comunicato stampa dell’Unione Olio di Palma Sostenibile, alcuni link che ci sono stati utili.

COMUNICATO STAMPA: CSoliodipalma.docx

Parere dell’Istituto Superiore di Sanità su olio di palma e presenza di grassi saturi: http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2465

Risultati della meta analisi realizzata dall’Istituto Mario Negri sulla tossicità dell’olio di palma: http://www.marionegri.it/NEWS+Ambiente+e+Salute/40499,News.html

Video EFSA sui contaminanti alimentari: https://www.youtube.com/watch?v=yedloySByx4

Scheda di approfondimento sull’olio di palma del The Guardian: http://www.theguardian.com/sustainable-business/ng-interactive/2014/nov/10/palm-oil-rainforest-cupboard-interactive

Sito ufficiale RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil): http://www.rspo.org/

Infografica WWF sul perché non bisogna boicottare tout court i prodotti con olio di palma: http://awsassets.wwfit.panda.org/downloads/boicottare_una_soluzione_1.pdf

*Mary*

*Mary*

Debunker di giorno, poetessa di notte. Non mi laureo in Medicina e Chirurgia, né mi specializzo in Neuropsichiatria ma, dopo aver abbandonato la facoltà, lavoro felicemente molti anni per una grande azienda di carte di credito. Faccio bouquet di caramelle senza assaggiarne nemmeno una: dovrebbe indicare una volontà di ferro, ma la verità è che non mi piacciono le caramelle.