Il caso dei venditori di rose aggrediti e il Vangelo giunge al termine. Che è successo?

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Il caso dei venditori di fiori del bangladesh picchiati perché non conoscevano il Vangelo giunge al termine. Nel nostro precedente articolo avevamo parlato dei due casi “simili” avvenuti a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro, nella stessa zona e con sempre due vittime. La differenza più  significativa? Il primo caso era documentato dalle forze dell’ordine, mentre il secondo (quello del Vangelo) no: ci sarebbero state soltanto delle “testimonianze“, tra l’altro anonime.

Alla fine sono le stesse forze dell’ordine a smentire la storia diffusa dal Corriere Adriatico: una storia del tutto infondata. Sarebbe curioso sapere dal giornalista del Corriere Adriatico chi gli avrebbe raccontato la storia del Vangelo che gli ha permesso di scrivere l’articolo ripreso da tutti gli altri quotidiani. La notizia faceva gola e nessuno di quelli che l’ha diffusa si era posto il dubbio del caso avvenuto qualche giorno prima e le somiglianze tra i due.

Come dicevo in un precedente articolo, le bufale danneggiano tutti indipendentemente dal proprio credo politico, religioso o altro. Così come da una parte abbiamo un Matteo Salvini che ricondivide la storia delle terme di Bormio, dall’altra abbiamo l’iniziativa social dei cartelli che riportano la frase “neanche io non conosco il Vangelo“.

Una delle foto dei partecipanti all’iniziativa social

Siamo continuamente bombardati da bufale legate agli immigrati (come quella delle terme di Bormio e quella della ricerca di donne per gli appetiti sessuali dei migranti) tanto che di fronte ad una notizia spiacevole su di loro molti si pongono subito il dubbio o addirittura ritengono con “assoluta certezza” che si tratti di una notizia falsa.

Questo capita anche nel caso in cui a diffondere la notizia sia un noto sito bufalaro (come La Nozione o Il Messagero) o determinate testate giornalistiche che hanno perso la fiducia dei lettori (come il Giornale, l’Unità o Il Fatto), facendo scattare il pensiero “lo ha pubblicato XXX? Allora è una bufala“. Non avete idea di quante volte mi trovo di fronte ad affermazioni del genere tra commenti e segnalazioni. Fate sempre attenzione, i siti bufalari pubblicano ogni tanto notizie vere perché risultano virali e ottime per generare visite (ad esempio la morte di un personaggio noto o un attentato terroristico).

Siamo circondati da siti bufalari e da un pessimo giornalismo, ma questo spesso non viene considerato un problema da determinati utenti purché siano a vantaggio delle loro posizioni e convinzioni. A volte mi domando se a certi utenti interessi la verità o interessi avere ragione, quando poi rispondo in maniera contraria a come vorrebbero immagino che vorrebbero dirmi “ma vaf******lo” (qualcuno lo ha fatto, pazienza). È un problema culturale che riguarda tutti, sia da una parte che dall’altra. Giusto sapere la verità, ma dovete volerla perché tale e non perché a favore.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.