I 10 motivi per cui il negazionismo dell’Hiv è infondato

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E’ un’altra magnifica giornata nell’internet: qualcuno carica un video di challenge su Youtube, qualcun altro scrive uno stato pseudo intellettualoide su Facebook, e poi c’è questo saggio utente che nega la correlazione tra HIV e AIDS argomentando a dovere sulla pagina di Debunking.it.

Nonsonounnoncretino
“Gli idioti ancora non capiscono che Aids e Hiv che la correlazione tra esse è un PUTTANATA e che si muore per la cura!

Ordinaria amministrazione insomma.

La tesi secondo cui HIV non causi AIDS sta tornando in voga, dopo 3 o 4 anni di dimenticatoio. Ma si sa, “certe teorie del complotto non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. E’ dal momento in cui HIV è stato scoperto essere la causa dell’AIDS che sono nati movimenti negazionisti. Essi sono riusciti ad ottenere l’attenzione del grande pubblico diverse volte in questi 30 anni (con uno spaventoso picco di notorietà all’inizio degli anni 2000), causando il peggior tipo di disinformazione, quella che uccide. Le vittime accertate di questa tesi antiscientifica sono parecchie: se ne contano almeno una trentina tra i più grandi esponenti e molti di più tra i loro seguaci. Probabilmente il numero reale non è determinabile con precisione. Fatto sta che si tratta di vite spezzate, vite di giovani per la maggior parte, vite che potevano essere salvate.

Ma andiamo con ordine.

Il movimento negazionista nasce praticamente con la scoperta dell’HIV. Il primo esponente fu Casper Schmidt, che nel 1984 scrisse un articolo in cui proponeva che l’AIDS fosse una sindrome isterica di massa. Schmidt morì 10 anni più tardi per patologie AIDS-correlateTuttavia, nonostante l’apparente insostenibilità della tesi, furono in tanti a seguirlo (probabilmente per non accettazione di un male per cui non c’era cura). E molti di più furono quelli che, come lui, rifiutarono la versione corretta dei fatti per cercare una spiegazione alternativa. Tra questi c’è anche il premio Nobel Kary Mullis, inventore della PCR, chimico e ufologo. Ovviamente nessuno di loro ha mai fornito uno straccio di prova convincente. Gli argomenti utilizzati dai negazionisti sono spesso basati sull’ignoranza in materia medica e biologica, e sul dare informazioni difficilmente verificabili per un profano. Di seguito, riporterò i più “famosi”, con relativa smentita.

  1. HIV non è mai stato isolato. Un vero evergreen negazionista. Secondo questa tesi il virus non esisterebbe e l’AIDS sarebbe causato dai farmaci. Perché i farmaci sono sempre brutti e cattivi, e non è affatto merito loro se oggi viviamo in media 30 anni in più rispetto al passato. Ad alimentare l’idea dell’inesistenza del virus è il fatto che esso non venga isolato nella pratica clinica ai fini della diagnosi. Questo perché isolare HIV è molto complesso e richiede davvero tanto tempo e lavoro. In uno dei primi lavori prodotti sul virus, si descrive proprio la tecnica di isolamento, con particolare enfasi sulla sua complicatezza. Ci vogliono 2-4 settimane per avere l’esito dell’esame, un tempo decisamente troppo lungo rispetto alle poche ore richieste dai test attualmente utilizzati (Elisa, Western Blot, PCR e RT-PCR). Tuttavia l’isolamento si utilizza parecchio nella ricerca sul virus, per studiarne la resistenza ai farmaci. Ci sono quindi migliaia di ricercatori al mondo che ogni giorno vedono HIV sotto forma di particella virale al microscopio elettronico o ne trovano gli enzimi specifici nei terreni di coltura o ancora ne osservano il DNA integrato nelle cellule immunitarie. E chi sostiene che ciò che gli scienziati vedono non sia il responsabile dell’AIDS, ma un virus qualsiasi, dovrebbe spiegare come mai l’isolamento dia esito positivo nel 100% dei soggetti con AIDS e nello 0% dei soggetti negativi?
  2. Il test per HIV non può essere utilizzato come base per l’indicazione dello stato di malattia. Questa idea nasce dalla cattiva interpretazione di un’avvertenza riportata sui referti del test per HIV. Quando una persona si presenta in ospedale e richiede il test anonimo per HIV, si utilizza una tecnica chiamata ELISA (enzyme-linked immunosorbent assay) che consiste nella ricerca di anticorpi specifici per il virus. Questo sistema però non è perfetto e può dare dei falsi positivi, per cui sul foglio del referto è presente una nota in cui si spiega che il singolo test non è sufficiente per una diagnosi certa. Il protocollo prevede infatti che si ripeta 2 volte il test ELISA e in caso di doppia positività, si cerchino gli anticorpi anche con un’altra metodica chiamata Western Blot. Solo in caso di positività di quest’ultima, il paziente potrà essere considerato portatore di HIV. Inoltre, in caso di ulteriori dubbi, si possono svolgere due test chiamati PCR e RT-PCR volti a indagare la presenza del DNA e dell’RNA del virus.
  3. Il test per l’HIV varia da paese a paese per numero di bande: ergo, se in un paese sono malato, in un altro posso essere sano. Bisognerebbe specificare che questa controversia riguarda solo uno dei metodi per diagnosticare HIV, nello specifico il Western Blot. Come l’ELISA, questa tecnica si basa sul riconoscimento degli anticorpi diretti contro il virus. In una prima fase della metodica, si devono separare per peso e carica le proteine del sangue, in modo da analizzare solo il gruppo di queste che contiene gli anticorpi. Tale separazione è effettuata attraverso l’applicazione di una corrente ai due poli della matrice gelatinosa contenente le proteine del siero del paziente (migrazione elettroforetica). I vari raggruppamenti di proteine che si osserveranno dopo questo passaggio vengono chiamati “bande”. Ogni marca che produce questo test utilizza un suo proprio sistema di riferimento per indicare il peso delle bande. Ma questo non significa che con un test si risulta positivi e con un altro no, perché il peso della banda ricercata non cambia. Ciò che cambia è “il sistema di misura”. [Volendo fare un esempio, è come se per misurare una lunghezza di 50 cm, il test di una marca fornisse un righello da 10 cm e quello di un’altra un righello da 20 cm. Entrambi i righelli indicheranno che il campione ha una lunghezza di 50 cm]. Tutto questo è confermato dal libro “Global HIV/AIDS Medicine” che invita a far attenzione nella lettura dei Western Blot qualora si cambi nazione o marca del kit che si utilizza.
  4. ELISA e Western Blot sono test diagnostici basati sulla ricerca degli anticorpi diretti contro il virus. Ma se abbiamo gli anticorpi vuol dire che stiamo guarendo, non che siamo malati. Qui siamo di fronte a un perfetto esempio di generalizzazione indebita. Il fatto di produrre gli anticorpi contro un patogeno, di solito è associato a una risoluzione della malattia, ma non sempre. Gli anticorpi infatti indicano che il nostro corpo sta reagendo all’infezione, sta combattendo, non che sta vincendo. Il fatto che li produciamo non significa che essi da soli possano sconfiggere l’infezione. Per far questo servirebbero i linfociti T, i quali completano e integrano la risposta anticorpale. Ma non possono perché il virus li distrugge. E quei pochi che rimangono vivi, sono fortemente limitati nella loro azione. Per questo avere gli anticorpi non basta. E non è un quadro tipico solo di HIV, ma di tutte le malattie infettive croniche (epatite B, epatite C, tubercolosi, …).
  5. La diagnosi attraverso PCR è una truffa perchè è impossibile conoscere il DNA del virus. Questa tesi mira a screditare un’altro dei sistemi diagnostici che si utilizzano attualmente. La PCR è una tecnica di biologia molecolare che permette di osservare se una specifica sequenza di DNA è presente in un campione biologico (sangue, tessuti, ecc …). Per utilizzarla però, bisogna conoscere la sequenza di DNA da cercare. E le sequenze di HIV si conoscono benissimo (qui l’elenco completo aggiornato al 2015). Non appena il virus è stato isolato e si è capito che era responsabile della malattia, la prima cosa che i ricercatori hanno fatto è stata sequenziare il suo DNA. E da qui, lo sviluppo di una PCR specifica non ha richiesto molto tempo.
  6. Nessuno ha mai visto HIV al microscopio elettronico. Beh, non è così. Vedere HIV richiede un microscopio elettronico, uno strumento molto costoso, ingombrante e difficile da utilizzare. Per questo non si usa questa tecnica nella routine. Tuttavia diversi gruppi di ricerca in tutto il mondo lavorano in questo campo e osservano il virus praticamente ogni giorno, in ogni fase del suo ciclo replicativo, al fine di comprenderne gli intimi meccanismi. Ma ovviamente saranno tutti pagati dalle case farmaceutiche per fabbricare quelle immagini con photoshop, no? Mentre ci pensate, vi lascio una stupenda microfotografia di HIV che infetta un linfocita.

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    Microfotografia di HIV che infetta un linfocita
  7. Nessuna persona con AIDS muore per via di HIV, ma a causa di altre patologie. Il che è come dire che non è stato Lee Harvey Oswald ad uccidere Kennedy, in quanto ha solo premuto il grilletto del fucile. E’ stato il proiettile a uccidere Kennedy. Allo stesso modo, nella maggior parte dei casi HIV non è la causa primaria della morte per AIDS (anche se è capace di creare un danno diretto ad alcuni tessuti), ma indebolendo il sistema immunitario, rende più probabili infezioni da patogeni opportunisti (cioè quei microorganismi normalmente tenuti a bada da una risposta immunitaria sana). Di seguito un breve elenco delle più comuni patologie favorite dall’AIDS:
    • Malattie dell’apparato respiratorio: polmonite da P. jiroveci (ridotta dalla HAART), tubercolosi (miliare), infezioni da micobatteri non tubercolari, Criptococcus Neoformans, Citomegalovirus.
    • Malattie dell’apparato digerente: stomatite ed esofagite da Candida, enterite, Herpes perianale. Possibile anche una enteropatia causata direttamente da HIV.
    • Malattie epatobiliari: epatiti B, C, D, E, G. La coinfezione HIV-HCV aumenta la velocità di progressione della cirrosi. Sono favorite anche malattie fungine e granulomatose.
    • Malattie neurologiche: encefalite da Citomegalovirus e la leucoencefalopatia multiocale progressiva (PML) da poliomavirus JC.
    • Malattie dermatologiche: dermatite seborroica, varicella-zoster emorragico, HSV.
    • Malattie dell’emopoiesi: anemia, leucopenia e piastrinopenia da HIV.
    • Malattie cardiovascolari: miocardite linfocitaria.
    • Infezioni disseminate: toxoplasmosi, malattia da graffio di gatto, micobatteriosi atipiche, leishmaniosi viscerale, wasting syndrome (calo ponderale, febbre ondulante, astenia in assenza di altre infezioni oltre ad HIV).
    • Tumori: sarcoma di Kaposi (forma epidemica, coinfezione con Herpesvirus 8), linfomi (Burkitt, DLBCL, linfoplasmablastico).
    • Inoltre HIV è molto neurotropo e dà un quadro di demenza associata ad AIDS che è parzialmente reversibile. Può dare anche meningite asettica, mielite e polinevrite infiammatoria acuta. In pratica è capace di danneggiare direttamente il sistema nervoso centrale.
  8. Sono i farmaci che causano AIDS. Cominciamo col dire che tutte le sostanza esistenti in natura ad una certa dose sono dannose. E’ un dato di fatto, nessuno può contestarlo. Anche l’acqua oltre un certo dosaggio è mortale. Allo stesso modo i farmaci antiretrovirali possono avere effetti collaterali. I più gravi sono polineuropatia, miopatia e steatoepatite, ma per fortuna sono anche i più rari (colpiscono meno dell’1% delle persone che assumono il farmaco). La riduzione della risposta immunitaria non è tra i loro effetti collaterali (se si escludono casi rarissimi di soggetti il cui midollo presenta già una predisposizione al danno da sostanze particolari). Anzi, tutte le classi di antiretrovirali contribuiscono a far tornare alti i livelli dei linfociti T CD4 (il bersaglio preferito del virus) e a ridurre la carica virale circolante. E questo effetto è provato da fior di studi condotti su migliaia di malati.
  9. HIV è innocuo: Ci sono persone sieropositive che non prendono farmaci e stanno bene. Questo è vero in parte. Ci sono persone che sono intrinsecamente resistenti al virus. Ma si tratta di casi che fanno da eccezione, non da regola. La resistenza ad HIV dipende dalla mutazione di una proteina che si trova sulla membrana dei linfociti T, il recettore CCR5. Chi è omozigote per la variante delta-32 di questo recettore riesce a controllare in maniera eccellente l’infezione, sviluppa gli anticorpi e non sviluppa mai l’AIDS. Si stima che il 5-15% della popolazione caucasica abbia una condizione di eterozigosi per questa variante. L’eterozigosi permette di resistere meglio al virus, non di esserne immune. Gli omozigoti, invece, sono meno dell’1%. Perciò non è impossibile che una persona stia bene senza prendere farmaci per l’AIDS, è solo molto raro. La maggior parte delle persone che afferma di aver lasciato la terapia e di stare bene, invece, si trova in quel periodo di tempo tra l’infezione da HIV e lo sviluppo di AIDS, che può durare da 2 a 15 anni e in cui non si manifesta la malattia. Ma prendere i farmaci in questa fase è vitale perchè rallenta di moltissimo la progressione ad AIDS.
  10. Non ci sono prove che HIV sia davvero patogeno, dato che non rispetta i postulati di Koch. Robert Koch era un grande medico e microbiologo. In un’epoca in cui a mala pena si ipotizzava la base biologica delle malattie, egli individuò una serie di caratteristiche che una malattia deve avere per essere considerata infettiva. Nello specifico:
    • Il presunto agente responsabile della malattia in esame deve essere presente in tutti i casi riscontrati di quella malattia.
    • Deve essere possibile isolare il microrganismo dall’ospite malato e farlo crescere in coltura pura
    • Ogni volta che una coltura pura del microrganismo viene inoculata in un ospite sano (ma suscettibile alla malattia), si riproduce la malattia.
    • Il microrganismo deve poter essere isolato nuovamente dall’ospite infettato sperimentalmente.

    Alcuni sostengono che l’AIDS non rispetti tutti questi enunciati, ma in realtà ognuno di essi è stato provato:

    • HIV è stato identificato in tutti i pazienti con AIDS ad oggi, sia nelle forme precoci che in quelle avanzate.
    • Come già spiegato più in alto, il virus è viene isolato nei laboratori, per fini di ricerca.
    • Per quanto riguarda gli ultimi due punti, la conferma viene dalla storia dei tecnici di tre laboratori di analisi, che non evidenziavano fattori di rischio e che hanno sviluppato l’AIDS o una grave immunodepressione dopo essere stati esposti accidentalmente ad un’alta concentrazione di HIV clonato in laboratorio.  In tutti e tre i casi, l’HIV è stato isolato dal soggetto infettato, monitorato, e ha dimostrato di essere il ceppo infettivo del virus. Un caso simile è quello del dentista che ha contagiato alcuni dei suoi pazienti durante procedure invasive.
Laplace

Laplace

Sono nato nel 1993, ho frequentato il liceo scientifico e attualmente sono al quinto anno di medicina, interno in oncologia. Ho partecipato a lavori di ricerca in ambito sia biologico che medico clinico. Sono uno degli autori del canale Youtube Agorà Scienze Biomediche.
  • Rimbalzato su Infognare per Esistere [ref.: https://goo.gl/rlnp3g%5D

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    pancreatite 6.chronic
    7.Emphysema
    8.COPD (Chronic Obstructive Pulmonary Disease)
    9.asthma
    10.Acute glaucoma ad angolo chiuso
    11.Diabates
    12.CHRONIC PANCREATITE