DISINFORMAZIONE e SCIACALLAGGIO Giovane mamma di due bimbi si suicida a Bologna

disinformazione-donna-suicida-bologna

Il 15 giugno 2016 la pagina Facebook “Roby” pubblica un post con la seguente immagine:

post-roby-donna-madre-bimbi-suicida-bologna

Giovane mamma di due bimbi si suicida a Bologna.

Dopo l’avviso di sfratto le avevano staccato anche le utenze.

Aveva il grosso difetto di essere italiana altrimenti lo Stato l’avrebbe aiutata

CONDIVIDI SE SEI INCAZZATO

Si tratta di una delle tante immagini che circolano online prive di riferimenti o informazioni sufficienti per poter conoscere realmente le storie che pretendono di raccontare. “Roby”, chiunque sia il suo admin che simpaticamente mi ha bloccato dal poter commentare in pagina visto che gli facevo notare le bufale che condivideva, sa cosa è successo a quella donna? Conosce la sua storia? Ha cercato qualcosa a riguardo prima di condividere o gli interessa (come negli altri casi) prendere tanti mi piace e condivisioni sfruttando le disgrazie altrui?

Il fatto risale al giugno 2015:

BOLOGNA – Una mamma di 41 anni si è tolta la vita impiccandosi ieri sera a Ponte Ronca, una frazione tra Bologna e Zola Predosa. I motivi del gesto sono stati di natura economica: la donna, separata con due figli, non riusciva a trovare lavoro e il 9 luglio avrebbe subito il terzo tentativo di sfratto. A trovare il corpo, impiccato alla grata di una delle finestre di casa, è stato verso le 23 il suo nuovo compagno, rientrando dopo un paio d’ore di assenza. La 41enne avrebbe compiuto il gesto dopo aver messo a letto i figli, una bambina di 11 anni e un maschio di 10, che al momento della scoperta dormivano in camera da letto. La donna non ha lasciato biglietti ma, secondo i carabinieri, non ci sarebbero dubbi sulle motivazioni di natura economica del suicidio.

[…]

Gli investigatori che hanno svolto gli accertamenti e sentito i familiari della vittima hanno definito “disastrosa” la situazione finanziaria della famiglia. Da settimane, la donna era costretta a cucinare per sè e per i figli utilizzando solo un forno a microonde, dopo che le era stato staccato il gas. Ma anche altre bollette e l’affitto non venivano pagati da tempo. La 41enne, in passato dipendente di una ditta di pulizie, aveva perso il lavoro restando disoccupata e accumulando parecchi debiti. Nemmeno il convivente, un italiano sui 50 anni, ha un impiego fisso e riusciva a portare a casa solo pochi soldi facendo qualche lavoretto saltuario come manovale.

Lo Stato dov’era?

Anche le famiglie di provenienza non sarebbero state in grado di fornire particolari aiuti alla famiglia, che era seguita dai servizi sociali del comune di Zola ed era in trattativa per ottenere, a breve, un altro alloggio.

“Riteniamo che i servizi sociali di “Asc insieme” abbiano fatto tutto quanto in loro potere per tentare di offrire soluzioni e sostegno, come succede peraltro con tutti i cittadini e i nuclei famigliari in difficoltà”. È quanto manda a dire il Comune di Zola Predosa, commentando la tragedia.

In un articolo del 26 giugno 2015 vengono riportate alcune dichiarazioni del padre della donna suicida:

«Sono andato dai carabinieri oggi (ieri per chi legge; ndr) a rilasciare spontaneamente una testimonianza per chiarire come sono andati i fatti. Avevo dato mille euro a mia figlia per pagare il gas ma poi sono andati spesi per fare l’assicurazione del fuoristrada del compagno. Per la caparra del nuovo appartamento mia moglie invece aveva dato 2.400 euro. Ma questi soldi poi sono spariti nel nulla. Anche se in realtà so dove sono finiti».

Il padre ritorna sul rapporto turbolento tra la figlia e il compagno: «Lei non aveva mai avuto problemi grossi perché noi siamo sempre intervenuti per risolverli. Lo sappiamo come sono i figli: a volte non ascoltano i genitori. Tutto quello che ho sentito dire in questi giorni sono solo parole. Mia figlia dopo aver preso i soldi da noi arrivava a casa, e lì noi non potevamo più controllare come venissero spesi».

[…]

Sul fatto che la donna si sia suicidata dopo che il partner le ha comunicato che il nuovo appartamento non c’era più, il padre ha ancora dei dubbi. «Dopo la tragedia ho parlato con il compagno – conclude il genitore – e gli ho chiesto dove fosse finita la caparra. Se l’appartamento era sfumato doveva farsi ridare il denaro. Lui mi ha detto che i soldi non c’erano più. E qui è finita la conversazione. Ma nessuno mi toglie dalla mente che tutto questo poteva essere evitato. Soltanto questo è il mio rammarico»

Insomma, il padre e la madre della donna avevano fornito il denaro per aiutarli nella situazione in cui si trovava, ma quei soldi sarebbero spariti. La donna e i figli erano comunque seguiti dai servizi sociali.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.