ALLARMISMO Possibile cancerogeno nei prodotti Kinder e Lindt. Foodwatch lancia l’allarme in Germania

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Un recente articolo pubblicato dal sito Greenme.it riporta la denuncia dell’organizzazione tedesca Foodwatch contro 20 prodotti:

E’ emerso così, che tre degli alimenti presi in esame abbiano registrato dei livelli di olii minerali aromatici troppo elevati.

Ma facciamo un po’ di chiarezza. I moah e i mosh sono oli comunemente usati negli inchiostri industriali, in particolare nella stampa dei giornali, poiché quest’ultimi costituiscono una parte importante del quantitativo riciclato di carta e cartone, automaticamente il cartone riciclato contiene miscele di questi componenti, che di fatto sono sottoprodotti del petrolio e sostanze potenzialmente cancerogene.

Quindi in generale, secondo la Foodwatch la maggior parte degli imballaggi degli alimenti contiene i moah che per natura migrano contaminando il cibo stesso.

Dai test tossicologici effettuati su cioccolata, barrette di cereali e patatine in busta è risultato che in quasi tutti (tranne qualche sporadico caso) sono presenti sia i moah che i mosh (in alcuni solo i primi) ma che nello specifico, in tre alimenti i livelli non sono accettabili.

Come ben chiarisce anche Greenme il problema sono gli imballaggi. Già in passato Foodwatch lanciò un allarme simile in merito ai “coniglietti pasquali”, di cui se ne occupò il Süddeutsche Zeitung in un articolo del 24 marzo 2016:

L’Istituto federale per la valutazione del rischio conosce da anni il problema, per il quale alcuni imballaggi potrebbero lasciare tracce di olio minerale negli alimenti. Questo tipo di problema non è voluto. Dopo un’analisi simile nel 2015 sui calendari dell’avvento, il BfR aveva decretato che non c’era alcun rischio per la salute delle persone, per via delle basse quantità consumate.

Greenme conclude l’articolo riportando la risposta della Bund für Lebensmittelrecht und Lebensmittelkunde e. V. (BLL):

Immediata la risposta delle BBL, la Federazione che si occupa della legislazione alimentare tedesca secondo cui le dichiarazioni rilasciate dall’organizzazione e i test effettuati sui prodotti contenenti residui di petrolio sarebbero solo e solamente una questione di allarmismo arbitrario.

Secondo Christoph Minhoff, ceo di BLL: “I consumatori devono essere lasciati in pace da queste notizie tendenziose“. Subito dopo però aggiunge: “Residui di petrolio nel cibo non possono essere sempre evitati perché sono presenti ovunque e raggiungono facilmente la catena alimentare“.

L’industria alimentare, quindi, secondo Minhoff è al corrente della gravità della situazione e la macchina è già in moto per ridurre la contaminazione degli olii al minimo, tra le misure adottate quelle di utilizzare varianti di cartone o un packaging interno supplementare.

Anche la Ferrero, di fronte alle accuse mosse, si difende con il seguente articolo del Sole24Ore:

L’Organizzazione non governativa tedesca Foodwatch sostiene che le barrette di cioccolato Kinder contengano degli oli minerali potenzialmente cancerogeni e chiede che siano ritirate dalla vendita. La societa’ Ferrero, che produce la cioccolata Kinder, ha spiegato che la presenza di oli minerali aromatici ‘riguarda una grande varieta’ di prodotti alimentari di diverso tipo’, aggiungendo che ‘degli sforzi comuni sono necessari tanto da parte delle imprese agroalimentari che da quelle che commerciano in materie prime sia in Europa che a livello internazionale’. Foodwatch, Ong fondata nel 2002 in Germania dall’ex direttore internazionale di Greenpeace, Thilo Bode, ritiene che le barrette Kinder, cosi’ come quelle della Lindt chiamate ‘Fioretto Nougats Minis’, commercializzate in Germania, ‘sono contaminate da quelli che chiamiamo oli minerali aromatici’ e questa contaminazione, secondo l’Ong, deriverebbe dagli imballaggi delle barrette. ‘Queste possono provocare il cancro e generare mutazioni genetiche. Ma nonostante questo, i fabbricanti si rifiutano di ritirarle dal mercato’, e’ l’accusa di Foodwatch, lanciata dal proprio sito internet.
Ferrero ha assicurato di ‘lavorare a soluzioni tecniche per minimizzare il piu’ possibile queste sostanze onnipresenti’.
La Federazione tedesca del comparto dolciario (Bdsi), di cui Ferrero e Lindt fanno parte, ha affermato che ‘le aziende del settore hanno fatto molto negli ultimi anni per ridurre la presenza di queste sostanze, con dei buoni risultati’.

 

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.