Le bufale creano di fatto disordine sociale: il caso dei falsi rapimenti degli zingari

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No, non sono semplici bufale. Lo dico da tempo quando mi trovo davanti a false storie di furti, stupri o rapimenti da parte di immigrati o nomadi. Leggo tanti commenti del tipo “sono verosimili“, “rispecchiano la realtà“, però queste boiate (si, boiate) generano falsi allarmi che alterano la percezione della realtà dei cittadini che non aiutano in alcun modo le forze dell’ordine già impegnate su fatti reali.

Il post riportato da Notiziediprato.it
Il post riportato da Notiziediprato.it

Il 7 giugno 2016 il sito Notizieprato.it riporta un chiaro esempio nell’articolo intitolato “La “bufala” degli zingari che rapiscono i bambini imperversa: tre falsi allarme in dieci giorni“:

Tre allarmi infondati nel giro di dieci giorni: un paio frutto del fraintendimento, l’ultimo sicuramente falso e probabilmente messo in giro con la chiara intenzione di creare il panico.
La bufala degli “zingari che rubano i bambini” è tornata prepotentemente di moda a Prato e dintorni, scatenando il panico tra le famiglie. Tre episodi in dieci giorni sono sicuramente troppi e forse sarebbe il caso che le autorità intervenissero per mettere in qualche modo fine all’andazzo.

Basti pensare che l’ultimo falso allarme – il presunto tentato rapimento di due bambini alla Coop del Parco Prato, peraltro con tanto di rasatura dei capelli dei piccoli innocenti – non appena postato su Facebook dal padre di un bambino (che dice di averlo saputo dalla maestra dell’asilo) è stato condiviso su migliaia di bacheche, con un effetto dirompente. Al punto che le redazioni dei giornali già ieri sera sono state tempestate da lettori impauriti e preoccupati.

Naturalmente tutte le verifiche fatte con le forze dell’ordine hanno dato esito negativo. Nessun tentato rapimento, nessuna rasatura forzata di capelli. Era una “bufala” bella e buona, peraltro nemmeno nuova, visto che qualche tempo fa era circolata negli stessi termini ma con una location diversa: i Gigli invece del Parco Prato.
In tempi di analfabetismo funzionale dilagante basta poco perché una notizia falsa postata sui social faccia velocemente il giro della città, con le conseguenze che è facile immaginare. A volte, come nel caso di Montemurlo, è il passaparola a trasformare un semplice apprezzamento fatto da una donna ad un bambino per il tentativo di rapirlo da parte di due nomadi. A volte, è accaduto sempre a Montemurlo, anche un dirigente scolastico cade nella trappola, emettendo una circolare dai toni allarmistici. Resta il fatto che al momento non risultano aperte indagini sulla diffusione di notizie palesemente false. Con il rischio che, se non si interviene per tempo, la moda possa dilagare ancora.

La diffusione di queste bufale, oltre a creare falsi allarmismi, renderanno non credibili i casi veri arrivando a dire “ah ma è una bufala che circola da anni“. Ricordate mai la storia di “al lupo al lupo”? Ecco, ci siete già dentro fino al collo (se non contrastiamo la diffusione di certe falsità anche oltre).

#NonSiateUtonti

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.