La bufala pericolosa del puntino nero sul palmo della mano e la violenza sulle donne

bufala-puntino-nero-violenza-donne-sito

Il 27 giugno 2016 il sito Globooggi.info pubblica un articolo dal titolo “Se incontri una persona che ti mostra un puntino nero sul palmo della mano chiama subito la polizia. Ecco perché..(VIDEO)”:

Quella di cui vi parliamo oggi è una campagna veramente seria, della quale tutti dovrebbero essere informati. SE VEDETE UNA COSA SIMILE CHIAMATE IMMEDIATAMENTE LA POLIZIA!

È una campagna nata su Facebook, che riguarda le donne e la lotta contro l’abuso domestico, e il violenza sulle donne in generale. Questa campagna ha preso il nome di “puntino nero”. La campagna consiste nel disegnare un puntino nero sul palmo della propria mano, se si è vittime di violenze. Il puntino serve per lanciare un vero e proprio SOS silente. Non dobbiamo lasciare che sia l’indifferenza a vincere.
Il puntino serve, come già detto, a far conoscere la situazione orribile in cui si vive, queste vittime infatti spesso sono monitorate dal loro “partner” 24 ore su ore o sono troppo spaventate per chiamare la polizia. In un solo giorno la campagna ha raggiunto 6 mila persone, aiutando ben sei donne. Una campagna davvero importante che sensibilizza su un tema molto importante.
Una superstite ha raccontato: “Mio marito mi picchiava, ed io ero incinta, così un giorno all’ospedale, dato che lui non mi lasciava di un passo, dopo che il medico tirò le tendine per visitarmi, presi una penna e scrissi ‘help me!’ (trad: aiutami!)”. Da qui è partite questa potentissima campagna, che aiuterà milioni di persone nel mondo. Non rimanete indifferenti, aiutaci a far girare questa campagna.

Il video condiviso dall’articolo è il seguente:

Il video sarebbe stato creato dagli studenti del corso di filosofia e sciente e tecniche psicologiche dell’Università di Perugia e pubblicato l’otto marzo 2016 sul canale Youtube WebUnivers.

universita-perugia

Fa piacere che degli studenti si siano interessati ad un argomento come quello della violenza sulle donne, ma mi domando se abbiano approfondito la vera storia del puntino nero.

La campagna del punto nero venne lanciata l’otto settembre 2015 da una pagina Facebook chiamata “Black Dot Campaign”. Venne successivamente rimossa, ma abbiamo traccia dell’iniziativa da uno dei cartelli diffusi all’epoca:

the-black-dot-campaign

The black dot on the hand lets professionals know you’re a really vulnerable domestic violence survivor, and that you need help but can’t ask because your abuser is watching your every move. In just 24 hours, the campaign has reached over 6,000 people worldwide, and has already helped 6 women. Please spread the campaign, and post a picture of your hand with the black dot, to show your support to all survivors of domestic violence.

In Italia venne diffuso il seguente testo da alcuni siti come Mondo24.it:

Il punto nero sulla mano permette ai professionisti di sapere che sei vulnerabile e sei sopravvissuto, e che avete bisogno di aiuto ma non lo si può chiedere perché il vostro abusatore sta guardando ogni vostra mossa. In sole 24 ore, la campagna ha raggiunto più di 6000 persone in tutto il mondo, e ha già aiutato 6 donne.

La realtà dei fatti in merito alla campagna venne “smascherata” dagli stessi gestori della pagina Facebook, come riportato il 14 settembre 2015 da Snopes e l’Huffingtonpost.com:

The original ethos for this campaign was to enable a victim to put a dot on their hand around someone they trusted to enable a conversation to start, so they could open that door and hopefully start a process of seeking professional help.

This is an idea, thinking outside of the box, trying to open up the worlds eyes and ears to what is going on in terms of abuse. The idea came from a former domestic violence victim.

Professional bodies have not been advised or trained in the Black Dot, what it symbolises and what it means

When people contact us we open the gates of communication and put them in touch with people who can really help

Putting such a campaign on Facebook was about raising awareness on a social media platform

This isn’t the solution that will help everyone, if anything it should help people realise what abuse is, how it affects people and how to access help.

and most importantly SAFETY MUST ALWAYS COME FIRST. If you see a black dot or are approached by someone for help, if safe to do so take them to safety and get them in contact with the relevant agency. Intervention and support should only be done by professionals

L’obiettivo della campagna era soltanto quella di sensibilizzare e aprire una discussione sul tema, far rendere conto agli utenti che esiste una realtà, un grosso problema, come quello della violenza domestica.

Risulta tuttavia un’enorme stupidaggine, un consiglio sconsiderato e pericoloso. Vi rendete conto che pubblicizzare un’azione del genere rende vana la “segretezza del messaggio” e un marito violento potrebbe rendersene conto peggiorando la situazione?

Sul tema intervenne anche Dina Polkinghorne, direttrice del progetto Projectsanctuary.org (“Domestic Violence and Sexual Assult Prevention and Support”) che giunse alle stesse conclusioni:

“The Black Dot campaign is a very well-meaning idea, but a bad idea nonetheless. I believe that the woman who started the campaign is a survivor herself. The campaign is spurring conversations but there are better ways to go,” she explains. On its Twitter feed, Project Sanctuary explained that victims could be putting themselves at risk by drawing something on themselves that their abuser could see. “Another issue with the campaign is that not everyone you flash the black dot to is connected to social media,” she continues.

Secondo Dina sono altri i segnali di probabile violenza domestica, come occhiali da sole usati al chiuso, maglioni a collo alto quando fa caldo, tutti indumenti che potrebbero essere usati  per coprire eventuali lesioni causate dalle violenze del partner.

Pratiche come quella del puntino nero, che era nata solo con l’idea di sensibilizzare e non come strumento di comunicazione vero e proprio da parte delle vittime, sono pericolose perché non sono affidabili e potrebbero facilmente risultare pericolose per la vittima stessa se scoperta dal partner.

Cari studenti, capisco il buon intento, ma da una parte era meglio se vi informavate sulla campagna e la sua storia, dall’altra dovevate immaginare se uno dei personaggi violenti in questione vede il vostro video e inizia a tenere sotto controllo le mani della vittima.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.