Il caso dei profughi che buttano il cibo offerto loro dal vescovo di Reggio Emilia

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Tra le richieste pervenute nei messaggi privati nella nostra pagina Facebook c’è quella di Salvatore, il quale ci chiede informazioni su un articolo de Il Giornale del 3 giugno 2016 dal titolo “Profughi buttano il cibo offerto loro dal vescovo di Reggio Emilia“:

Un episodio grave e molto sgradevole insieme. Un gruppo di profughi ospitati a Reggio Emilia getta regolarmente il cibo che viene offerto loro alla mensa dei poveri allestita in vescovado.

La denuncia arriva niente meno che dalla presidente della mensa, Maria Chiara Visconti Gramoli, in un’intervista al Resto del Carlino. Che racconta come molto spesso a bussare alla mensa del vescovo siano profughi già inseriti nel piano d’accoglienza partito con l’operazione Mare Nostrum. Persone che quindi sono già in possesso di un buono pasto per l’acquisto di cibo.

La risposta era già nell’articolo de Il Giornale, ossia nell’intervista alla presidente della mensa coinvolta nel caso pubblicata da Il Resto del Carlino:

Reggio Emilia, 3 giugno 2016 – Non c’è solo il caso della rivolta della pasta scotta alla mensa di via Eritrea. In realtà i casi in cui i profughi si lamentano dei pasti che vengono loro generosamente offerti dallo Stato italiano, sono diversi: tanto che proprio in questi ultimi giorni si è verificato un caso simile alla Mensa del povero in vescovado. Anche in quel luogo di accoglienza e di carità, il dono non è sempre gradito. Anzi, è capitato il contrario. La mensa ha cominciato ad essere frequentata anche dai profughi che sono seguiti dal programma di accoglienza Mare Nostrum: pur godendo di un buono per l’acquisto di un pasto, hanno deciso di frequentare anche quel luogo, dove il cibo è gratis. E i comportamenti inaccettabili sarebbero stati inscenati proprio da un folto gruppo di questi profughi. A confermarlo è la presidente della mensa, Maria Chiara Visconti Gramoli, indignata per quanto accaduto.

Il Resto del Carlino: Presidente Visconti, ci sono giunte voci sul fatto che recentemente altri profughi, dopo quelli della mensa di via Eritrea, hanno buttato via il cibo della carità.

Maria Chiara Visconti Gramoli: «Lo confermo. Si tratta di un problema che riguarda i profughi del piano Mare Nostrum. Si presentano qui, guardano se il cibo è di loro gradimento o meno. Poi se non gradiscono buttano via tutto».

Il Resto del Carlino: Si tratta di un episodio recente?

Maria Chiara Visconti Gramoli: «E’ accaduto diverse volte, tanto che ho chiamato ripetutamente i responsabili del piano di accoglienza, della cooeprativa Dimora d’Abramo, per cercare di trovare insieme una soluzione. Solo per fare un esempio, ho chiamato gli operatori sociali anche mercoledì scorso».

Il Resto del Carlino: Si tratta degli stessi profughi che si sono lamentati alla mensa di via Eritrea?

Maria Chiara Visconti Gramoli: «Sì, sono in parte gli stessi che hanno brontolato per la pasta scotta. Vede la carità è sorda, muta e cieca. Se c’è un bisogno noi accogliamo tutti. Ma se si viene qui con l’intenzione di fare confusione e buttare via del cibo assolutamente utilizzabile, allora non ci stiamo».

Il Resto del Carlino: Ma si trattava di cibo che poteva essere oggetto di contestazioni?

Maria Chiara Visconti Gramoli: «No, assolutamente. Si sono lamentati di panini buonissimi lasciati da un catering. Di fronte a questi episodi, abbiamo deciso di chiamare gli operatori di mare nostrum. E’ un problema che rischia di ripresentarsi altrove, perchè noi chiudiamo nel periodo estivo».

Il Resto del Carlino: Nella vicenda della rivolta della pasta scotta, il gruppo di profughi a causare problemi era piuttosto ampio. In questo caso?

Maria Chiara Visconti Gramoli: «Si tratta di un gruppo di 50 – 60 persone, tanto che la frequentazione della mensa è passata da 350 a oltre 400 persone. Dopo quel mercoledì hanno tentato di ripresentarsi altre volte. Di fatto, qualcuno torna tutti i giorni».

Il Resto del Carlino: Mangiano due volte.

Maria Chiara Visconti Gramoli: «Posso dire che si tratta di profughi che hanno diritto a un posto in albergo e buono pasto per la mensa di via Eritrea. Se vengono a mangiare da noi, col buono cosa ci fanno? Lo rivendono?».

Che vi siano delle “mele marce” è un fatto risaputo, gli operatori del settore sono consapevoli di chi sono e li distinguono da quelli che al contrario si comportano correttamente e ringraziano loro per il loro operato, distinzione che molti purtroppo non riescono a fare. Questi personaggi rovinano di fatto la reputazione di molti.

Opinione del tutto personale dell’autore di questo articolo: questi meriterebbero di non mangiare per un bel po’ di tempo, magari apprezzerebbero qualunque cibo loro offerto dopo il digiuno forzato… purtroppo non si può fare.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
  • Andrea Li Castri

    il Problema,però, è che c’è gente che pensa che i Profughi siano tutti così. Naturalmente, non è così.

    • a’ndre ‘ci

      e pur di accaparrarsi consensi, click e tanto altro i “giornali” e i mezzi di “informazione” pubblicizzano queste cose