Ferrero: tre anni di stipendio alla famiglia se muore un dipendente (e non solo)

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Il 12 giugno 2016 un blogger di nome Guglielmo Buoanno pubblica il seguente post nella sua pagina Facebook, segnalatoci nella nostra pagina da Antonio:

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Un uomo è morto di tumore allo stomaco lasciando due ragazzi di 17 e 19 anni. Lavorava alla Ferrero. L’azienda garantisce a tutti i figli orfani dei suoi dipendenti tre anni di stipendio pieno. Inoltre, se i ragazzi decideranno di continuare gli studi, la Ferrero garantirà la loro sicurezza economica fino all’età di 26 anni. Michele Ferrero è stato a lungo uno degli italiani più ricchi d’Italia. Ricco fuori e ricco soprattutto dentro.
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Guglielmo non dice nulla di nuovo, questa notizia circolava già da qualche giorno come riportato da Repubblica nella sezione di Torino (10 giugno):

Un lavoratore muore di cancro e l’azienda accetta di pagare comunque alla famiglia gli stipendi che l’uomo avrebbe ricevuto nei prossimi tre anni. Sembra una storia straordinaria, invece è la normalità per la Ferrero di Alba. L’impresa dolciaria e i sindacati hanno infatti previsto nel contratto integrativo una sorta di risarcimento nel caso in cui il dipendente deceda. In più, se i figli decideranno di continuare gli studi, l’azienda garantirà la loro sicurezza economica fino a 26 anni.

Questa clausola è stata purtroppo applicata di recente, per il caso di un lavoratore dello stabilimento cuneese che è morto di tumore allo stomaco e ha lasciato due figli di 17 e di 19 anni. La vicenda è stata raccontata su Facebook da un vicino di casa della famiglia e ha ricevuto una valanga di condivisioni e apprezzamenti. Una storia che la Ferrero conferma spiegando che gli aiuti ai ragazzi rimasti orfani rientrano nel sistema di welfare aziendale concordato con i sindacati.

Ecco il post citato da Repubblica, pubblicato l’otto giugno 2016:

ferrero-post-originale

Il figlio di una mia vicina di casa (mio coetaneo) è morto di tumore allo stomaco lasciando due ragazzi di 17 e 19 anni. Lavorava alla Ferrero.
Ho saputo successivamente che l’Azienda garantisce a tutti i figli orfani dei suoi dipendenti, tre anni di stipendio pieno. Inoltre, se i ragazzi decideranno di continuare gli studi, la Ferrero garantirà la loro sicurezza economica fino all’età di 26 anni.
Michele Ferrero è stato a lungo l’italiano più ricco d’Italia. Ricco fuori e ricco soprattutto dentro. Chapeau!

Ne parlò anche Today:

La Ferrero e i sindacati hanno previsto nel contratto integrativo una sorta di risarcimento qualora il dipendende muoia e se i suoi figli decideranno di continuare gli studi, l’azienda garantirà loro la sicurezza economica fino ai 26 anni.

[…]

Il sindaco di Alba Maurizio Marello non ne è sorpreso:

“È noto che l’azienda sia vicina ai dipendenti. Non si tratta di un caso isolato. Qualunque lavoratore Ferrero con contratto a tempo indeterminato, in caso di decesso, ha diritto al pagamento di tre annualità per gli eredi. Un caso unico al mondo di fabbrica al servizio della persona. Sicuramente un modello da copiare”

Non è la prima volta che si parla della Ferrero in ambito welfare e sociale, come possiamo leggere in un articolo del 2008 pubblicato da IlSole24Ore:

E ad Alba nasce nel 1983 la Fondazione. All’apice del successo, non ancora sessantenne e lontano dall’idea di passare la mano ai figli, Ferrero vuole mettere a sistema i valori che hanno sostenuto l’impresa e che ha ereditato dalla famiglia. Intende soprattutto premiare la fedeltà ed esprimere gratitudine a chi ha contribuito al buon andamento dell’azienda e ora sta andando in pensione. Crea uno spazio fisico, un moderno centro prospicente la fabbrica, e offre risorse economiche perché gli ex dipendenti, con un’anzianità di almeno 25 anni, possano ampliare le loro conoscenze. Ma fissa un patto: ciò che viene appreso deve essere in qualche modo restituito al territorio, un circolo virtuoso che si innesta ben presto sul tessuto contadino della mutualità. Intesta la Fondazione ai genitori e allo zio e ne affida la presidenza alla moglie, Maria Franca.
Lo statuto definisce gli ambiti: sociale, culturale e assistenziale. Nel tempo, nascono 35 gruppi in piena sinergia tra loro. Uno coltival’orto e un grande campo di granturco, uno cucina, uno confeziona i vestiti del gruppo folkloristico che ogni settimana mette in scena spettacoli per gli ospiti delle case di riposo dove vengono offerti i biscotti di meliga preparati dal gruppo dei pasticceri e via così. Sempre con l’idea che gli anziani possiedono un patrimonio di conoscenze che non solo non deve andar perduto, ma può essere implementato.
Nel 1997 si completa il passaggio generazionale, diventano Ceo del gruppo entambi i figli, Pietro e Giovanni. La continuità dei nomi a simbolo della condivisione di intenti e obiettivi. E la Fondazione Ferrero prosegue il suo cammino con immutato vigore.
Venticinque anni dopo, il Centro è frequentato in media da mille persone ogni giorno, 500 pensionati sono iscritti ai corsi di attività motoria, un network fra centri di eccellenza e università garantisce assistenza e consulenza sanitaria, un fondo è a disposizione per anticipare le prime spese all’insorgere di malattie. L’auditorium ospita convegni, seminari e cicli di conferenze a ritmo continuo, mostre dedicate ad artisti nati o vissuti nelle Langhe si alternano con frequenza per non parlare del centro di documentazione Beppe Fenoglio che da dieci anni raccoglie e mette a disposizione materiale sul grande scrittore.
Le problematiche sociali mutano negli anni e arriva il tempo di dedicare attenzione ai giovani. La Fondazione Ferrero decide di creare un asilo nido per i bimbi dei dipendenti, che sarà pronto a settembre 2009. Avrà 60 posti e coinvolgerà, inutile dirlo, i gruppi degli anziani.
Il prossimo mese inizierà invece la seconda edizione del Master “Scienza e tecnologia dell’alimentazione e nutrizione umana”, corso interdisciplinare rivolto a neo-laureati voluto da Michele Ferrero come regalo per i suoi ottant’anni.

Non solo, già nel 2011 si parlava di un’altra iniziativa, come leggiamo nell’articolo “Figli al lavoro se il padre di ammala così nasce il welfare fatto in casa” pubblicato da Repubblica:

Lo chiamano welfare aziendale. Al posto di più soldi in busta paga, ai dipendenti il datore di lavoro concede servizi. Come l’asilo nido interno. Oppure versa contributi per le spese sanitarie o per i corsi di lingue dei figli. E c’è chi è arrivato, come Barilla, anche a coprire i costi di un’assicurazione in casi di morte o malattia grave del lavoratore.

Ma ora c’è una novità destinata ad aprire una nuova stagione nelle relazioni industriali. Perché nessuno, fino ad ora, si era spinto fin a dove è arrivato il nuovo contratto integrativo di Luxottica, fresco di firma di proprietà e sindacati. Secondo l’accordo il coniuge o i figli potranno prendere il posto del familiare/dipendente. Per esempio, in caso di malattia che possa protrarsi a lungo. Oppure, a sostituirlo potrà essere il figlio che sta terminando il corso di studi che, in questo modo, potrà imparare un mestiere. Stesso principio, se il coniuge viene messo in mobilità o in cassa integrazione: può così reintegrarsi nel mondo del lavoro, senza perdere i diritti dell’ammortizzatore sociale.

Iniziativa della Ferrero di cui il blogger ha preso l’occasione al balzo per generare mi piace alla sua pagina Facebook, oltre alle condivisioni che sono ben al di sopra delle 297 mila.

Nel frattempo ecco l’accordo integrativo 2014-2017 della Ferrero pubblicato nel sito della CGIL FLAI, nello specifico le pagine 20 e 21 dove vengono riportati i punti fondamentali della questione:

L'accordo Ferrero
L’accordo Ferrero

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.