Facebook invita a segnalare le notizie false? Articolo del 2015, ma cos’è cambiato in un anno?

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In questi giorni è tornato a circolare un vecchio articolo de La Stampa del 21 gennaio 2015 dal titolo “Basta scie chimiche e limone che cura il cancro: ora Facebook invita a segnalare le notizie false“, articolo segnalatoci in pagina da ‎Étienne il 14 giugno 2016 a cui diede risposta il nostro Francesco:

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La segnalazione

L’articolo de La Stampa è stato messo in risalto a distanza di un anno da alcune pagine Facebook, rendendolo nuovamente virale e cercando di spiegare il meccanismo citato nella Newsroom di Facebook:

January 20, 2015

News Feed FYI: Showing Fewer Hoaxes
By Erich Owens, Software Engineer, and Udi Weinsberg, Research Scientist

The goal of News Feed is to catch up with your friends and find the things that matter to you. We’re always looking to people on Facebook to tell us how we can improve this experience. We’ve heard from people that they want to see fewer stories that are hoaxes, or misleading news. Today’s update to News Feed reduces the distribution of posts that people have reported as hoaxes and adds an annotation to posts that have received many of these types of reports to warn others on Facebook. We are not removing stories people report as false and we are not reviewing content and making a determination on its accuracy.

Avete capito bene? Traduco di seguito la parte evidenziata in rosso:

Non rimuoveremo le notizie segnalate come false

Come si fa a dire che tale tool possa ridurre la circolazione su Facebook delle bufale? Ecco cosa riporta l’articolo de La Stampa:

Tra le opzioni offerte agli utenti per segnalare un contenuto sgradito, sarà aggiunta anche quella riservata alle notizie false. Man mano che le segnalazioni relative a una news aumenteranno, questa inizierà a comparire con meno insistenza sulle bacheche degli utenti. Inoltre, nella parte alta della notizia sarà aggiunta la frase “many people on Facebook have reported that this story contains false information” (“secondo molte persone su Facebook questa storia contiene informazioni false”).
La nuova funzione – che al momento non appare disponibile nella versione italiana del social network – sta inevitabilmente attirando le prime reazioni e discussioni sull’effettiva efficacia e sui possibili effetti collaterali. Un dubbio, già emerso per altri strumenti di Facebook, riguarda il suo potenziale abuso: il rischio che qualcuno inizi a segnalare notizie come false perché non è d’accordo sul loro contenuto. Un altro, più inedito, coinvolge i siti satirici come l’americano The Onion o l’italiano Lercio, le cui notizie per definizione sono false (anche se a volte tremendamente verosimili). Da questo punto di vista, il team di sviluppatori di Facebook è tranquillo: “Dai nostri test risulta che gli utenti tendono a non segnalare i contenuti umoristici e satirici. Su di loro la novità non dovrebbe avere effetti”.

Il tema delle bufale è stato discusso nuovamente in un altro articolo su Newsroom di Facebook lo scorso 4 dicembre 2015, circa dieci mesi dopo l’annuncio del tool:

Sometimes stories on Facebook go viral, where millions of people see the same video, photo, or other post. It’s hard to predict when or why posts go viral. Sometimes this happens because lots of people are really interested in seeing that particular post. However, sometimes a post goes viral and many people tell us that they weren’t interested in seeing it, despite lots of people liking, sharing and commenting on it.

One example of a type of viral post that people report they don’t enjoy seeing in their News Feed are hoaxes. If there is a viral story about a hoax, it can get a lot of reshares and comments, which would normally help us infer it might be an interesting story. However, we’ve heard feedback that people don’t want to see these stories as much as other posts in their News Feed.

We survey tens of thousands of people every day, and for the story surveys, we ask them if they prefer a particular viral post to another post. With this update, if a significant amount of people tell us they would prefer to see other posts more than that particular viral post, we’ll take that into account when ranking, so that viral post might show up lower in people’s feeds in the future, since it might not actually be interesting to people. With the hoaxes example, if the majority of people taking the survey say they would rather see another story in their feed than the viral hoax story, then we’ll infer the story might not be as interesting, and show the viral story lower down in people’s feeds in the future.

If there is a viral story that people do choose to see in the survey, there will be no change to how it is ranked. As viral posts are typically anomalies, and not an important part of distribution for Pages, we don’t think this change will impact your Page’s distribution.

Insomma, Facebook sostiene che “è difficile prevedere quando o perché i messaggi diventano virali“, probabilmente perché “un sacco di persone ne sono realmente interessate“, fatto confermato in seguito sostenendo che una bufala “può ottenere un sacco di condivisioni e commenti” che farebbero dedurre al sistema che “potrebbe essere una storia interessante“. Il tool di segnalazione, in questo caso, serve a poco se si sovrappongono le condizioni di “interesse”.

Mi sorprende che Facebook non consideri alcuni fattori fondamentali della diffusione e della viralità delle bufale:

  • la condivisione compulsiva degli utenti che credono alle bufale;
  • la condivisione degli utenti che vogliono denunciare la bufala (es. “Non cascateci, è una bufala”);
  • la fiducia degli utenti nei confronti dell’amico che le condivide;
  • la fiducia degli utenti nei confronti dei gestori delle pagine che le diffondono;
  • la fiducia degli utenti nei confronti delle condivisioni di tali “notizie” nei gruppi Facebook di cui fanno parte.

Non serve fare un tool che “diminuisca” le possibilità di visualizzare un sito o una pagina Facebook, attraverso un blocco praticamente personale, se esistono casi come quello da me trattato settimane fa nel mio articolo “I bufalari e i loro target: il caso di studio LeRepubblica.info e il Club Luigi Di Maio” che riguarda il quinto punto da me elencato qui sopra. Altri gruppi vengono creati appositamente per raccogliere utenti più “attivi” e “fidelizzati” affinché questi condividano determinati contenuti (come ad esempio il defunto gruppo Facebook “Tutti i crimini degli immigrati” amministrato dal gestore di Catena Umana e che quelli di Gazzetta della Sera tentarono di ricreare).

Finché ci sarà gente che crederà alle bufale e non metterà da parte quel fottuto orgoglio che li porta a difenderle con scuse del tipo “è satira” (senza neanche comprendere cos’è realmente la satira), “è verosimile”, “anche se è falsa potrebbe essere successa”, il tool come quello offerto da Facebook è inutile e risulta essere una falsa consolazione per chi vorrebbe contrastare le bufale.

I sistemi di segnalazione di Facebook non sono efficaci del tutto, basti vedere anche l’episodio accaduto agli amici di Butac su Butacmag.it nell’articolo intitolato “Censura e moderazione su Facebook“.

Mi son detto contento, una singola segnalazione e la pagina è stata rimossa. Peccato che mi è bastato cliccare sul nome della pagina in questione per accorgermi che la pagina è ancora attiva, ha continuato a postare ogni ora qualche contenuto fuffa, tutti con numero di like tra le svariate centinaia e le migliaia, tra cui anche diverse bufale.

Come mai? Onestamente non lo so, so che quello che fa la differenza è l’unione, la forza dei numeri, o le denunce, quelle vere, quelle alla Polizia Postale. Purtroppo tra i razionali, spesso tanto liberali, vige il motto Vivi e lascia vivere. E sono pochissimi quelli che intervengono per davvero facendo anche il minimo gesto di fare report di una pagina.

Io sono combattuto, da un lato concordo con chi non segnala, la libera espressione è quanto di più bello possa esistere, la censura dovrebbe esser qualcosa da evitare sempre e comunque. ma c’è il problema dei due pesi e due misure. I razionali lasciano fare, non denunciano, non segnalano, i fuffari e disinformatori invece hanno reti intere di soggetti a cui passare parola, reti complesse, fatte di siti collegati ad altri siti, reti che fanno anche milioni di like e condivisioni tutti i mesi. E così facendo, sfruttando alcune “falle di sistema” rendono i social un luogo censurato, ma censurato al contrario, dove quello che viene condiviso e letto più spesso è roba che se finisse nelle edicole o librerie porterebbe all’arresto degli editori.

Chi condivide oggi l’articolo de La Stampa, seppur corretto nei contenuti raccontati all’epoca, ed invita ad utilizzare il tool cercando di diffondere una certa “speranza” lo potrà anche fare in buona fede, ma non conosce realmente o non spiega affatto il meccanismo di Facebook e i trucchi adottati dai bufalari e disinformatori.

Ah, ancora due cose:

  • il tool non è previsto per le immagini condivise (molto utilizzate ed estremamente virali) in cui all’interno può esserci anche un link che rimanda ad un articolo;
  • i bufalari creano nuovi siti o li sostituiscono (vedi “Il GioMALE” che è diventato “Il Corriere della Notte”).

A distanza di un anno dall’annuncio del tool siamo ancora nella stessa situazione, so benissimo che questo articolo non sarà virale quanto quello de La Stampa visto che non si tratta di “zucchero” che addolcisce la pillola amara. Il problema è culturale e non si risolve con un algoritmo.

NOTA aggiuntiva: “Arginare”, come sostiene anche il collega Il Ninth in una nostra conversazione, non contrasta il problema della pseudoinformazione, bensì crea paradossalmente una echo chamber (le cosiddette “camere di risonanza”, delle stanze chiuse in cui si amplifica solo ed esclusivamente un unico pensiero) e che bisogna piuttosto potenziare l’educazione. Concordo pienamente con il collega.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
  • Pugacioff

    cosa cambia? per dirla alla cettola: “Una beata minchia”