COMPLOTTISMO Il libro per bambini che parla di Scie chimiche

complottismo-libro-scuola-scie-chimiche-sito

La verità ci rende liberi. E’ la frase che da il titolo ad una pagina che con questo concetto evidentemente ha seri problemi, anche perché non c’è verità senza memoria, e noi che la abbiamo lunga sentiamo un senso di déjà vu nel leggere l’emozionante quanto infondato appello recentemente pubblicato.

Screen del post Facebook segnalato
Screen del post Facebook segnalato

Il libro di testo “In fondo al mar 3”, che insegnerebbe ai bambini l’esistenza di oscure manovre di geoingegneria – cioè le solite Scie chimiche – era già salito alla ribalta della cronaca complottara nel maggio 2015. Il de-merito va ad una vecchia conoscenza: il sito “LoSai?”.

Il testo incriminato, che potete trovare a pag. 97 della copia liberamente fruibile in Rete così recita:

Oggi, per ottenere la pioggia, i piloti del servizio meteorologico volano sopra le nuvole e spargono speciali sostanze chimiche che fanno gelare le minuscole gocce d’acqua delle nuvole e le trasformano in pezzetti di ghiaccio così pesanti che cadono. Quando i pezzetti di ghiaccio, cadendo, passano attraverso l’aria calda, si sciolgono in grosse gocce d’acqua: ecco dunque la pioggia!

La versione di LoSai? tutto sommato aveva una narrazione più avvincente:

Per i bambini, invece, il problema è di più semplice soluzione: loro non hanno mai visto il cielo senza scie. Sono cresciuti in un mondo in cui le scie esistono e sono (quasi) la quotidianità. Essendo la quotidianità, sono anche la normalità. Di conseguenza basta addolcire un po’ l’argomento, farlo studiare a scuola e il gioco è fatto.

Il contesto originale. Agli occhi di un analfabeta funzionale con monomanie scia-comiche il testo potrebbe sembrare addolcito, questo perché – oltre ad essere destinato ai bambini – venne redatto in tempi non sospetti, senza prevedere che i nostri ragazzi sarebbero stati esposti in Rete ad un genere di informazione totalmente deviata sul tema della pioggia artificiale – perché di questo si tratta – la sua invenzione risale al 1955, quando il fisico Edward G. Bowen ne sperimentò l’utilizzo, con scarso successo.

Una tecnologia fallimentare. I primi a teorizzare questa tecnologia, mediante l’uso di cristalli di ghiaccio con cui “inseminare” le nuvole, furono Langmur e Schaefer nel 1946. Bowen si accorse subito delle prime difficoltà, infatti poche nuvole sarebbero state trattabili, oltrettutto la tecnica richiedeva grandi quantità di ghiaccio secco o acqua. Tali limiti vennero presto superati con la scoperta della possibilità di utilizzare piccole quantità di ioduro d’argento.

I primi esperimenti di Bowen risalgono al 1955, vennero eseguiti sulle Snowy Mountains, Sud-Est Australia. Gli incrementi registrati furono del 25% nei primi due anni. Tutti quelli che tentarono di ripetere l’esperimento registrarono comunque un progressivo decadimento dei risultati. Figuriamoci se una tecnologia del genere può essere impiegata, dai Governi, per influenzare una cosa talmente immensa come il Clima – che va distinto dal Tempo atmosferico – il quale riguarda ristrette aree in relazione a lassi di tempo relativamente brevi.

  • L’Idiota Zen

    Ormai sono un disco rotto, ripetono sempre le stesse minchiate, non se li caga più nessuno ormai.

    • Andrea Li Castri

      Quando sento parlare di Scie chimiche mi metto sempre a Ridere. Quando, invece, parlano di Immigrati e di Vaccini rido molto meno.

      • RickDangerous

        Io invece rido di questo articolo che, tentando di smentire, cappella clamorosamente.

  • RickDangerous

    Ignoranza a palate da parte dell’autore, troppo occupato a fare le scarpe ai “nemici” ed ignorare un decente quanto misero fact cecking non smentendo nulla, in realtà di quanto scritto in tal libro. Chissà perché, per i più grandicelli e con vera memoria lunga, l’operazione popeye fu interrotta e si votò per il divieto di guerra ambientale negli anni 70.
    Che poi, se si vuol ridere, anche il maxi manuale delle giovani marmotte parla grossomodo ed in ugual tenore al libro “in fondo al mar 3”