Carabiniere accoltellato spara e uccide immigrato

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Tra le segnalazioni pervenute in questi giorni c’è quella di M. il quale ci riporta un link interessante:

Segnalazione
Segnalazione

Il link rimanda ad un’immagine pubblicata dalla pagina Facebook “Angeli Chiamati Carabinieri” pubblicata il 9 giugno 2016 superando le 51 mila condivisioni:

carabiniere

Un carabiniere, dopo aver ricevuto una coltellata da un immigrato estrae l’arma d’ordinanza sparandogli e uccidendolo. Massima solidarietà al carabiniere

Vista così sembra uno dei classici meme che indignano i canali social con storielle inventate per attirare gli utenti, ma non è questo il caso. Facendo una rapida e semplice ricerca trovo riscontro in un fatto avvenuto a Rosarno, come riportato da Il Mattino l’otto giugno:

Un extracomunitario ha accoltellato un carabiniere che ha reagito sparandogli con la pistola di ordinanza ed uccidendolo. È successo nella tendopoli di San Ferdinando, che nel periodo invernale ospita migliaia di extracomunitari impegnati nella raccolta delle arance nella piana di Gioia Tauro. Il militare è intervenuto insieme ad un collega per sedare una lite tra due extracomunitari. Uno dei due lo ha ferito a un occhio e a un braccio con almeno tre coltellate. Il collega nel tentativo di immobilizzare l’immigrato ha riportato la frattura della mandibola.

[…]

Il carabiniere aggredito a coltellate ha subìto una ferita al volto per la quale é stato necessario applicargli cinque punti di sutura.

Prima che partisse il colpo di pistola, l’immigrato ha aggredito più volte carabinieri e poliziotti, tentando di colpire una seconda volta il carabiniere dopo averlo già accoltellato. Subito soccorso, è stato portato immediatamente nell’ospedale di Polistena dove è morto in tarda mattinata: questa la ricostruzione fatta dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria e dalla Procura di Palmi.

Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte tra vari immigrati presenti al fatto, Sekine Traore, 27 anni, del Mali, armato di un coltello da cucina con lama seghettata, mentre era in una tenda ha aggredito per futili motivi ancora poco chiari, forse per la richiesta di una sigaretta, un cittadino del Burkina Faso, ferendolo all’avambraccio destro, e poi ha aggredito un cittadino di nazionalità ghanese, tentando di rapinarlo del borsello contenente 250 euro. Le due vittime sono riuscite a fuggire, mentre altri extracomunitari hanno chiamato i carabinieri. I militari della pattuglia arrivati poco dopo hanno cercato di parlare con Traore, rassicurandolo e cercando di riportarlo alla calma. L’uomo, tuttavia, in evidente stato di alterazione psicofisica, ha continuato a brandire il coltello colpendo più volte le pareti della tenda e cercando di fare altrettanto con chiunque cercasse di avvicinarsi.

Ogni tentativo di riportare alla calma Traore, secondo la ricostruzione degli inquirenti, è risultato vano. L’uomo, dopo avere lanciato delle pietre contro carabinieri e agenti, si è avventato contro il militare ferendolo. Gli altri esponenti delle forze dell’ordine sono riusciti ad allontanarlo, ma nonostante questo, l’uomo si è scagliato ancora una volta contro il militare già ferito al viso che a quel punto ha estratto la pistola d’ordinanza sparando un colpo che ha raggiunto Traore all’addome. Cinque tra carabinieri e poliziotti hanno subìto lesioni varie.

In seguito c’è stata una manifestazione, come riportato il 10 giugno dall’Ansa:

Un centinaio di migranti ha inscenato, per le strade di San Ferdinando, una manifestazione per protestare dopo l’episodio di ieri nel corso del quale un carabiniere ha ucciso un giovane del Mali, Sekine Traore, che lo aveva aggredito e ferito con un coltello. Tra i manifestanti rabbia e tensione, ma nessun episodio di violenza. I migranti scandiscono slogan contro i carabinieri, definendoli “razzisti”. I manifestanti gridano anche “Italia razzista” ed espongono cartelli dello stesso tenore.

Il corteo, con in testa Bartolo Mercuri, presidente dell’associazione “Il Cenacolo” che da anni si occupa di assistenza ai migranti, si è poi diretto, attraverso le strade del centro del paese, verso la tendopoli, che si trova a metà strada tra San Ferdinando e Rosarno. Assieme a Mercuri c’è Amadou, il fratello di Sekine, che ha in mano il verbale in cui sono contenuti i termini della discussione che la delegazione, nel corso dell’incontro nel Municipio di San Ferdinando, ha avuto con il vicequestore vicario di Reggio Calabria, Roberto Pellicone.

“Non siamo qui per fare la guerra o per fare casini, siamo qui per lavorare e per mangiare. I carabinieri devono venire per mettere pace e non per uccidere”, ha detto un migrante del Mali. “Quello che è accaduto ieri – ha aggiunto il migrante – non è giusto. E vogliamo che tutta l’Italia e tutta l’Europa lo sappiano”.

Nel corso dell’incontro i migranti hanno sostenuto che da parte del carabiniere che ha sparato “c’è stato un eccesso di legittima difesa”. Secondo il racconto degli immigrati, la vittima aveva in mano un coltellino tale da non provocare danni particolari.

La posizione di Sekine Traore è indifendibile, le sue gesta lo hanno portato alla morte, sostenere che il “coltellino” non potesse provocare danni particolari ha dell’incredibile (un coltello da cucina seghettato), così come sostenere che vi fosse stato un eccesso di legittima difesa (visto il racconto riportato da Il Mattino). Ecco come spiega lo Studio Cataldi l’art.52 del codice penale:

I presupposti essenziali della legittima difesa sono costituiti da un lato dall’insorgenza del pericolo (generalmente determinato da un’aggressione ingiusta) e da una reazione difensiva: l’aggressione ingiusta deve concretarsi nel pericolo attuale di un’offesa che, se non neutralizzata tempestivamente, può sfociare nella lesione di un diritto proprio o altrui (personale o patrimoniale) tutelato dalla legge; la reazione legittima deve inerire alla necessità di difendersi, alla inevitabilità del pericolo e deve sussistere comunque una proporzione tra difesa ed offesa.

Ecco quanto riporta, invece, per quanto riguarda l’eccesso di legittima difesa:

La valutazione è rimessa al libero convincimento del giudice che terrà conto di un ragionevole complesso di circostanze oggettive: l’esistenza di un pericolo attuale o di un’offesa ingiusta; i mezzi di reazione a disposizione dell’aggredito e il modo in cui ne ha fatto uso; il contemperamento tra l’importanza del bene minacciato dall’aggressore e del bene leso da chi reagisce.

Considerando il racconto de Il Mattino, c’era un reale pericolo per il carabiniere che, già ferito, si è ritrovato aggredito nuovamente da Sakine Traore e ha usato quanto aveva a sua disposizione per difendersi da un ulteriore danno: l’arma d’ordinanza.

La storia è vera, ma sarebbe meglio che la pagina Facebook spiegasse l’accaduto riportando un link informativo o scrivesse almeno la storia correttamente all’interno del post.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
  • perché praticamente

    Ma in fondo a questi cosa importa della verità, l’importante è soddisfare la pancia dell’idiota che ha paura dell’immigrato.
    Che poi questi fan delle forze dell’ordine ho l’impressione abbiano nostalgia per altri tipi di uomini in divisa e manganello…