Biocarburanti contro carburanti fossili: il rimedio sembra peggiore della malattia?

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La ricerca internazionale si sta impegnando da tempo nella individuazione di alternative valide e sostenibili per rimpiazzare i carburanti fossili e contrastare l’incremento di gas serra in atmosfera (un esempio è qui e qui, invece, quanto riportato nel sito della EU).

Proprio recentemente, per esempio, è stato finanziato un progetto per la conversione di biomasse legnose in biocarburanti e sono state individuate nuove tecnologie per il miglioramento della produzione di biocarburanti.

Tuttavia, stanno emergendo grossi dubbi in merito all’utilità reale dei biocarburanti nella lotta alle emissioni dei gas serra.

Prime avvisaglie in merito alla reale efficienza dei biocarburanti in termini economici e nel contrasto all’emissione di gas serra erano venute già nel 2011 quando un team di economisti aveva evidenziato come i modelli da loro utilizzati non consentivano di dire che i biocarburanti fossero più economici dei carburanti fossili e che non riducessero veramente l’emissione di gas serra.

Adesso sta emergendo che in Europa l’uso di biodiesel abbia prodotto, fino ad ora, un aumento delle emissioni contaminanti pari al 4% rispetto alla stessa situazione in assenza del suo uso. Si è calcolato che un incremento del genere corrisponda alle emissioni di un surplus di circa 12 milioni di veicoli la cui presenza è prevista solo per il 2020. Addirittura sembra che le emissioni ottenute dall’uso di biodiesel ricavato da olio di palma, olio di colza e olio di soia superino abbondantemente quelle dell’intero ciclo di vita del diesel ricavato da fonti fossili. In particolare, la loro capacità contaminante sembra essere dalle due alle tre volte peggiore che il diesel da fonti fossili. In altre parole, il rimedio sembra peggiore della malattia.

Cosa fare? Per il momento sembra che la Commissione Europea stia rivedendo la direttiva per le energie rinnovabili in modo tale da tener conto dei recenti studi che dimostrano l’inadeguatezza del biodiesel rispetto a quello tradizionalmente in uso e derivante dalla lavorazione del petrolio.

Letture per approfondimento:
1. https://www.transportenvironment.org/what-we-do/biofuels
2. http://biofuels-news.com/display_news/10442/Biodiesel_used_in_transport_is_increasing_emissions__new_study_suggests/?platform=hootsuite

Rino Conte

Rino Conte

Laureato in Chimica e con dottorato in Chimica Agraria, ricopre attualmente la cattedra di Chimica Agraria presso l'Università degli Studi di Palermo. La sua attività di ricerca riguarda lo sviluppo della risonanza magnetica nucleare a ciclo di campo nel settore ambientale ed agro-alimentare. In tale ambito si occupa della fertilità dei suoli, dei processi di recupero ambientale e della qualità dei prodotti alimentari. E' stato visiting scientist presso la Wageningen University and Research (Olanda) e visiting Professor presso il Forschungszentrum Juelich (Germania). E' autore di più di 110 lavori pubblicati su riviste scientifiche nazionali ed internazionali e capitoli di libri. Scrive per www.laputa.it, www.debunking.it, www.chimicare.org
  • Pellegrino Conte

    A completezza dell’articolo c’è da aggiungere che pare che la quantità di CO2 superiore a quella attesa sia dovuta ad un errore nella programmazione della Comunità Europea. A quanto pare hanno calcolato il contributo alla CO2 atmosferica tenendo conto solo di quella prodotta dall’uso di carburanti sia di origine fossile che di origine “bio”. Tuttavia, anche la conversione delle colture per l’ottenimento delle biomasse da convertire in biocarburanti, comporta un incremento della CO2 atmosferica. Gli aggiustamenti che la EU deve fare sarebbero quelli di tener conto, quindi, anche della produzione indiretta di CO2. Ma pare che la cosa sia abbastanza complicata sotto il profilo politico.