Storia Vera Bio Robot: gli angeli dell’inferno Chernobyl

http://www.roundtree7.com/2011/03/chernobyl-then-and-now/

Černobyl’, 26 Aprile 1986 – 26 Aprile 2016, 30 anni dopo.

Siccome le macchine non potevano farlo, era un lavoro per i bio-robot. Qualcuno doveva camminare fino al reattore scoppiato e ardente lungo un grigio terreno pieno di detriti dove la radioattività era così intensa da far sentire un sapore metallico in bocca, confusione in testa e pizzicorio sulla pelle, mentre le mani si abbronzavano in pochi secondi…

Lo stralcio che circola in questi giorni su Facebook, in occasione del 30 anniversario di uno dei disastri più spaventosi della Storia, è tratto da un post del 2011, che a sua volta lo traduce da un blog spagnolo:La pizarra de Yuri.

Así pues, como las máquinas ya no podían, era trabajo para los bio-robots.Alguien tendría que caminar, un paso detrás del otro, hacia el reactor reventado y ardiente a lo largo de un grisáceo campo de destrucción donde la radioactividad era tan intensa que provocaba un sabor metálico en la boca, confusión en la cabeza y como agujas en la piel. Viendo cómo tus manos se broncean por segundos…

I bio robot, o Liquidatori, sono esseri umani che rischiarono e regalarono la vita per effettuare quelle operazioni di messa in sicurezza che non era possibile ultimare con apparecchiature robotiche, a causa degli altissimi livelli di radioattività sviluppatisi nell’incidente nucleare. Pare siano stati c.ca 600 mila, ma che “soltanto” un terzo di loro abbiano effettivamente operato nella zona critica.

In addition, about 240,000 workers (“liquidators”) were called upon in 1986 and 1987 to take part in major mitigation activities at the reactor and within the 30-km zone surrounding the reactor; residual mitigation activities continued until 1990. All together, about 600,000 persons received the special status of “liquidator”.

Alla lettura di questo articolo, a molti (anche a noi debunkers), è sorto il dubbio circa la necessità di utilizzare esseri umani al posto di veri e propri robot, che in teoria avrebbero dovuto essere maggiormente resistenti alle radiazioni. In realtà questo è avvenuto anche successivamente, a Fukushima, nonostante un livello tecnologico avanti di quasi tre decenni e nonostante fossero stati approntati macchinari in grado di svolgere operazioni complesse proprio in vista di tali situazioni di emergenza massima. Esiste persino una tecnologia Radiation-Hardened, impiegata soprattutto nell’elettronica destinata ad applicazioni spaziali (rad-hard), che però al momento non è abbastanza sviluppata sia per i costi, sia per le difficoltà a ottenere una resa che li giustifichi.
Il problema che il macchinario incontra quando viene in contatto con le radiazioni, non è un problema di danno alla struttura portante, come avviene in sostanza nel corpo umano, ma è un problema elettronico.
Un robot è un dispositivo che deve rispondere a dei comandi: ricevere (input) ed elaborare dati (output), in modo da effettuare determinate operazioni; tutti i comandi sono elaborati da una complessa rete di circuiti integrati che sono a loro volta costituiti da milioni di microscopici transitor, ovvero i mattoncini base di tutta l’elettronica. I transistors sono dispositivi a semiconduttore, quindi possono o meno condurre elettricità generando le sequenze di segnali elettrici che si traducono in comandi (esattamente come avviene nei computer).
L’effetto delle radiazioni nucleari su materiale non vivente è dovuto sostanzialmente a due cause: la ionizzazione e conseguente rottura dei legami chimici e la trasmutazione di alcuni nuclei in altri elementi.
Inoltre la radioattività è in grado di rendere inutilizzabile un circuito elettronico basato su semiconduttori, trasmutando gli atomi di silicio e alterando le deboli concentrazioni di elementi da cui tali componenti elettronici derivano le loro capacità. In sostanza, la radiazione impedisce la corretta elaborazione del segnale elettrico e quindi il robot non risponde ai comandi e può addirittura causare ulteriori danni, decisivi in una situazione già compromessa come un incidente nucleare.
Dei tanti circuiti integrati presenti in un robot e considerando che uno solo di essi può essere composto da milioni di transistor, è quasi certo che il malfunzionamento di uno soltanto possa provocare una reazione a catena (noto in elettronica come effetto valanga) che rende inservibile lo stesso.
L’effetto biologico è dovuto invece in massima parte alle proprietà ionizzanti, pertanto è modulato.
La sindrome da radiazioni non comporta una repentina perdita delle capacità logiche e di movimento poiché il corpo umano si adatta in divenire, rendendo possibile lo svolgimento di alcune azioni anche in condizioni di inquinamento radioattivo extra-soglia; infatti, il sistema nervoso funziona in modo molto più complesso rispetto ad un normale sistema elettrico, utilizzando impulsi elettro-chimici, in modo che anche in presenza di un danno in un determinato compartimento, le attività in altri compartimenti possano continuare. Non a caso  i tessuti meno sensibili alle radiazioni sono quelli che non subiscono la divisione cellulare (cioè il sistema nervoso).
Un filmato dei Bio Robot durante la missione, girato da un operatore (Vladimir Shevcenko) deceduto un anno più tardi a causa dell’esposizione alle radiazioni.


Ci sono versioni contraddittorie su quanto è accaduto nel 1986.

La più tradizionale racconta che non sono mai più tornati e sono sepolti lì. La più probabile assicura che sono riusciti a uscire dalla piscina e a celebrare la loro vittoria ridendo e abbracciandosi ai piedi del mostro, sul bordo della piscina, e che riuscirono pure a tornare indietro per morire poco dopo per sindrome radioattiva negli ospedali di Kiev e Mosca. Un’altra, che mi sembra impossibile, dice che Ananenko e Bezpalov sono morti ma che il giovane Baranov è sopravvissuto e viveva o vive ancora lì.

Qui un articolo del 1991 dagli archivi di Repubblica, qui invece uno originario del maggio 1986 che riporta alcune dichiarazioni di Ananenko all’agenzia Tass.

Tuttora esistono i “liquidatori”, titolo che viene conferito in forma ufficiale a coloro che si occupano delle operazioni non eseguibili dai macchinari.

42-15784523-r.900x600Sotto il sarcofago che oggi racchiude ciò che resta del reattore 4, 40 metri sotto terra, la radioattività è ancora molto alta. Il liquidatore Georgi Reichtmann, guida di Kostin all’interno dell’impianto, la sta misurando con un rilevatore. Reichtmann, considerato uno dei migliori conoscitori della grande bara di cemento, da qualche anno è reponsabile della formazione dei nuovi liquidatori e dello staff di sicurezza della centrale. Focus

Il genere umano ringrazia.

 

CREDITS
http://lapizarradeyuri.blogspot.it/2010/04/los-tres-superheroes-de-chernobyl.html

http://www.appuntidigitali.it/15562/effetti-biologici-delle-radiazioni-ionizzanti/

http://www2.pv.infn.it/~cecco/infn/infn/corel/RESIS_RADIAZIONE.PDF

http://www.focus.it/ambiente/ecologia/fukushima-dove-muoiono-anche-i-robot

http://sirad.pd.infn.it/scuola_legnaro_2007/Presentazioni_pdf/09_Re.pdf
*Mary*

*Mary*

Debunker di giorno, poetessa di notte. Non mi laureo in Medicina e Chirurgia, né mi specializzo in Neuropsichiatria ma, dopo aver abbandonato la facoltà, lavoro felicemente molti anni per una grande azienda di carte di credito. Faccio bouquet di caramelle senza assaggiarne nemmeno una: dovrebbe indicare una volontà di ferro, ma la verità è che non mi piacciono le caramelle.