PRECISAZIONI L’inquinamento nucleare in Italia e la centrale di Sessa Aurunca

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Circola da diversi anni la medesima notizia relativa al severo inquinamento nucleare nel centro Italia a seguito della diffusione degli ‘ultimi’ dati di CNEN ed ENEA, con particolare riferimento al territorio di Sessa Aurunca in provincia di Caserta. E’ bene precisare che i dati in questione gestiti da ENEA e CNEN si riferiscono a studi condotti rispettivamente nel 1983 e fine anni ’70. Niente di nuovo insomma.

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L’ex centrale elettronucleare ‘Garigliano’ è situata nel Comune di Sessa Aurunca la cui attività ebbe inizio il 1° giugno 1964. Nel 1978 si scoprì una fessura in una caldaia per la produzione di vapore: troppo alto il rischio di fuoriuscita di materiale radioattivo, tanto da indurre ENEL (proprietaria dell’impianto dal 1965) decide di fermare l’impianto per consentire le riparazioni necessarie. Da quel momento la centrale del Garigliano non verrà più riavviata. Il costo della riparazione infatti viene giudicato non conveniente. Il 9 luglio 1981 la centrale nucleare va in pensione. Nel marzo successivo la definitiva disattivazione.

Dopo trentacinque anni, però, la centrale ancora non è stata smantellata. E questo è il dato di fatto che suscita apprensione.

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Centrale nucleare Sessa Aurunca

Nel 1999 SOGIN (Società di Stato responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi) è divenuta proprietaria dell’impianto con l’obiettivo di realizzare la bonifica ambientale del sito: allontanamento del combustibile nucleare, decontaminazione e smantellamento delle strutture e gestione e messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi. Nel 2007 sono terminate le attività di rimozione dell’amianto dall’edificio turbina e nel 2008 la SOGIN ha ripristinato gli impianti elettrico, di ventilazione, di drenaggio liquidi e di monitoraggio radiologico per la bonifica amianto. Nel 2009 è avvenuta la realizzazione dei laboratori chimici “freddo” e “caldo”. Nel 2010 è terminata la bonifica dell’edificio reattore dal coibente contenente amianto ed è stato, inoltre, pubblicato il decreto di compatibilità ambientale (VIA) per l’attività di decommissioning – disattivazione accelerata per il rilascio incondizionato del sito. Nel 2011 è stato avviato l’iter per il lancio della gara per la demolizione del camino. In attesa della sua conclusione, è stato aperto il cantiere per le predisposizioni degli impianti necessari per i successivi lavori di demolizione. Nel dicembre 2012 la stessa SOGIN ha emesso i bandi di gara per: la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di ripristino dei sistemi ausiliari dell’edificio reattore; la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di smantellamento dei sistemi e componenti del ciclo termico dell’edificio turbina, compreso il ripristino dei sistemi ausiliari necessari alle operazioni di smantellamento, la fornitura delle apparecchiature per il trattamento dei materiali smantellati e l’alienazione dei materiali rilasciabili. Nel frattempo la Società proprietaria dell’impianto ha terminato i collaudi dell’edificio Ex Diesel adibito a deposito temporaneo e la costruzione di un nuovo deposito temporaneo, denominato D1, in cui saranno custoditi in sicurezza esclusivamente i rifiuti radioattivi presenti nella centrale del Garigliano, in attesa del loro trasferimento al Deposito Nazionale.

Ora, a parte i facili sensazionalismi di alcune testate giornalistiche circa l’allarmante contaminazione radioattiva del territorio, è bene chiarire che è in corso un’inchiesta sulla centrale nucleare. Da quanto emerso nel corso delle indagini, come riportato dal Fattoquotidiano.it, ci sarebbe un dato preoccupante emerso dai rilievi effettuati dagli esperti nominati dalla Procura.

“Negli anni scorsi, infatti, alcuni rifiuti radioattivi, quelli a bassa radioattività, sono stati seppelliti nel terreno senza alcuna protezione. Insomma nessuna barriera è stata posta tra la base della trincea, dove sono stati depositati i rifiuti, e la falda. La preoccupazione è dovuta a possibili oscillazioni della falda stessa che potrebbero metterla a contatto con i rifiuti radioattivi sepolti. Per tenere sotto controllo questo rischio bisogna costruire pozzi di monitoraggio. Riguardo alle analisi delle matrici ambientali nel sito, invece, non sono emersi valori allarmanti. Valori che escludono pericoli per l’ambiente e la popolazione, ma permane la necessità comunque di continuare il monitoraggio”.

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Articolo di Centro Meteo Italiano

Ciò che ci inquieta è il ritardo nell’attività di bonifica (il cui completamento era previsto nel 2016) data slittata a seguito della mancanza di un sito di stoccaggio nazionale per le scorie. Il costo per la completa dismissione si aggirerebbe intorno al mezzo miliardo di euro e dovrebbe completarsi nel 2022.

Nota: sull’immagine in evidenza, prelevata dall’articolo originale di centrometeoitaliano.it, è presente un errore grossolano non dipendente dalla nostra volontà. Chioggia, infatti, è un comune della provincia di Venezia e non di Padova, come impropriamente evidenziato nella cartina.

Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri

Angelo Ruggieri 43 anni, di Lanciano (Ch), esperto in Meteorologia, Clima, Scienze Naturali. Negli ultimi anni ho detto NO alla bufala delle cosiddette Scie Chimiche. Socio Cicap. Socio Associazione Bernacca. Mi sorprende non poco l’insolenza con la quale si sfida la Scienza, quella vera. La Scienza ha delle regole precise. Cinque per cinque fa venticinque e se i 'complottari' sostengono che il risultato invece è 30 devono dimostrarlo.