Le contestate opere dei gatti e cani morti di Jan Fabre. Facciamo chiarezza.

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Sabato, e non capisco come mai proprio sabato, mi sono arrivate diverse richieste per quanto riguarda una presunta mostra di cani e gatti morti a Firenze. Chi sarebbe l’autore di tale mostra? Jan Fabre. Bufala o verità? Ve lo dico subito: è tutto vero.

Premessa per gli animalisti sfegatati e gli indignati cronici: questo articolo non fornisce alcun sostegno nei confronti del caso in esame, ma punta esclusivamente a raccontarne i fatti e spiegare nel dettaglio le ideologie affinché ognuno possa trarre le proprie conclusioni in maniera corretta.

AVVISO: le foto delle installazioni sono presenti alla pagina successiva di questo articolo per non turbare le persone sensibili.

L’ultima segnalazione riguarda un articolo pubblicato su Gonews.it del 23 maggio 2016 dal titolo “Jan Fabre in città, interviene la Lega Nord: “Inammissibile un artista che sevizia animali”“:

“In prima battuta, non è difficile capire che le opere di Jan Fabre non si uniformano al contesto di Firenze>> afferma Filippo La Grassa, Segretario Comunale Lega Nord. “In seconda battuta, essere venuti a conoscenza del fatto che Jan Fabre sevizi animali durante le sue bieche esposizioni, rende ancor più inammissibile la presenza di queste opere nella nostra Firenze. Lo stesso artista desidera che alcune delle sue opere restino nella nostra città. Non è possibile. Dopo il crocifisso immerso nell’urina esposto col patrocinio della Regione Toscana, un’altra dimostrazione del modo d’intendere l’arte della sinistra che ci governa”. “Dovremmo cogliere l’occasione per aprire un dialogo sulle possibilità per l’arte contemporanea di trovare spazio nel contesto di Firenze”. “Non è necessario alterare una piazza per promuovere l’arte contemporanea, tanto meno con opere così invasive e con un artista tanto discutibile per i suoi spettacoli a danno degli animali: già esistono pregiate gallerie dedicate alla promozione dell’arte contemporanea nel caso da favorire ulteriormente”. “Se il dialogo tra eredità del passato e arte contemporanea è impostato in questo modo, come conflitto, non ci sono prospettive. Non sono tollerabili coloro che seviziano gli animali in nome di un concetto dell’arte che non ci appartiene affatto né tanto meno appartiene alla storia di Firenze. Rimuoviamole al più presto!”, chiude La Grassa. Fonte: Lega Nord – Ufficio Stampa

Cosa si intende per “seviziare” e “sevìzia”?

seviziare v. tr. [der. di sevizia] (io sevìzio, ecc.). – Sottoporre a sevizie, torturare crudelmente: la vittima, prima di essere uccisa, è stata seviziata; anche, violentare, sottoporre a violenza carnale con brutalità: s. una minorenne; in senso iperb. e fig., maltrattare, tormentare: la suocera lo sevizia con continui rimproveri.

sevìzia s. f. [dal lat. saevitia, der. di saevus «feroce, crudele»]. – Crudeltà disumana, efferata; ant. e raro in senso astratto: perché … questa s. di tenerci tanto tempo incerti? (Settembrini); più com., spec. al plur., con sign. concreto, atto di crudeltà brutale, di tortura, di violenza fisica: la popolazione dovette subire le più atroci s. da parte degli invasori; erano arrivate da città vicine voci di orribili sevizie (Tobino); in partic., atto di violenza carnale preceduto o accompagnato da maltrattamento (v. seviziare); iperb. e fig., tormento, persecuzione morale: quel pover’uomo non ha il coraggio di ribellarsi alle s. della moglie. Nel diritto penale, avere adoperato sevizie nei confronti di persone oggetto di un reato è elemento aggravante del reato stesso.

Parliamo ora delle due installazioni, quella riguardante i cani e i gatti.

Jan Fabre
Jan Fabre

La tanto contestata installazione dal titolo “Il reclamo dei gatti randagi morti“, in lingua originale “Het reclameren van de dode straatkatten”, è composta da nove gatti (nove come le loro presunte vite) imbalsamati e appesi con ganci da macelleria in diverse posizioni. L’opera, provocatoria, porta come esempio l’animale sacro degli egizi e simbolo demoniaco legato alle streghe medievali, amato e perseguitato, così come avviene per i gatti nella realtà: amati se casalinghi, odiati se randagi. L’opera vorrebbe essere un “reclamoper tutti i gatti perseguitati e abbandonati.

Simile l’installazione dal titolo “Il carnevale dei cani randagi morti“, presentata ad Anversa nel 2006, dove allestì una sala in stile carnevalesco (coriandoli, stelle filanti e tanto altro) attorno ai cani imbalsamati. L’intenzione di Febre, in questo caso, risulta più difficile da intuire: si tratterebbe di una festività alla rovescia, non proprio una festa, il suo intento sarebbe stato quello di esibire l’irrazionalità e la crudeltà dell’uomo nei confronti dei cani abbandonati.

Ciò che danneggiò in maniera particolare la figura “amico degli animali” fu lo scandalo avvenuto nel 2012 presso il municipio di Anversa:

Esplora il significato del termine: Provocazione e ironia sono elementi insostituibili dell’arte contemporanea. Eppure a volta capita che si superino i limiti e seguano proteste e denunce. E’ il caso dell’ultima esperienza artistica del coreografo e regista belga Jan Fabre che nei giorni scorsi ha messo in scena sulle scale del municipio di Anversa uno spettacolo durante il quale un gruppo di persone ha cominciato a lanciare in aria diversi gatti. Peccato che – come mostra il video – alcuni di questi felini siano caduti malamente a terra. Queste scene hanno provocato l’ira delle persone presenti e dei tanti animalisti che più tardi hanno visto il filmato.Provocazione e ironia sono elementi insostituibili dell’arte contemporanea. Eppure a volta capita che si superino i limiti e seguano proteste e denunce. E’ il caso dell’ultima esperienza artistica del coreografo e regista belga Jan Fabre che nei giorni scorsi ha messo in scena sulle scale del municipio di Anversa uno spettacolo durante il quale un gruppo di persone ha cominciato a lanciare in aria diversi gatti. Peccato che – come mostra il video – alcuni di questi felini siano caduti malamente a terra. Queste scene hanno provocato l’ira delle persone presenti e dei tanti animalisti che più tardi hanno visto il filmato.

LE SCUSE – Fabre ha voluto scusarsi pubblicamente, ma ha assicurato che tutti i felini presenti durante lo spettacolo non hanno subito ferite o lesioni: «Mi dispiace tanto che i gatti siano caduti male – ha dichiarato l’artista al canale televisivo olandese VRT – Mi scuso con gli animalisti. Non era mia intenzione fare del male ai felini. Comunque tutti i gatti stanno bene». Più tardi l’artista che ha dichiarato di aver subito un vero e proprio linciaggio mediatico (gli sarebbero arrivate almeno 20.000 email di insulti) se l’è presa con alcuni presenti che avrebbero strumentalizzato l’esperienza artistica: «Ho l’impressione – ha tagliato corto Fabre – che si è voluto fare del sensazionalismo e che si è esagerato».

Ecco il filmato:

Jan Fabre non avrebbe seviziato gli animali, trattandosi di animali randagi morti in precedenza, imbalsamati e usati per le sue opere provocatorie che avrebbero come obiettivo “colpire la sensibilità di coloro che abbandonano egoisticamente gatti e cani“. Questo suo tentativo ha scatenato una reazione ben diversa: l’ira degli amanti degli animali, i quali con la loro protesta ed indignazione hanno oscurato il messaggio che Fabre avrebbe voluto diffondere.

Una storia simile accadde nei confronti di Katinka Simonse, in arte Tinkebell, accusata di aver ucciso animali innocenti nel nome dell’Arte, ma in realtà utilizzava animali investiti o morti per cause naturali.

Tinkebell
Tinkebell

Insomma, l’ennesima provocatrice:

Tinkebell provoca esemplificando i punti ciechi della società moderna. Si confronta con un pubblico che gode nell’essere indignato per tutto ciò che non lo riguarda, ma allo stesso tempo è molto dispiaciuto per le proprie azioni. Si chiede come mai milioni di pulcini maschi vengono brutalmente uccisi ogni giorno, ma lei viene arrestata per aver minacciato di fare lo stesso in pubblico. Perché le persone che apertamente discutono dell’abbassamento dell’età del consenso sessuale vengono trattate come vili pedofili eppure i siti internet “barely 18” (appena diciottenni) sono così popolari? Trasformando il suo gatto in una borsetta, cerca di dimostrare alla gente la loro ipocrisia verso l’uso di animali per il consumo e la produzione di pelle. Se non altro, i suoi lavori costituiscono un incentivo estremo per discutere della nostra morale e del modo in cui la società si sta sviluppando.

Qualcuno potrebbe definirla come una “strana animalista”.

Nella prossima pagina (link) le foto delle installazioni con gli animali imbalsamati.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
  • Un bischero

    Anche se sono morti per cause “naturali” (denutrizione/incidenti eccetera) a me sembra un gran modo del cazzo di fare arte e/o sensibilizzare. Chi se ne sbatte degli animali continuerà a farlo mentre chi li ama ci starà solo male. Bel risultato.

    • Elia Marin

      Anche io non ho una grande passione per questo genere di “arte”, non ne capisco il senso e non riesco ad interpretarle. Mi piacerebbe che qualcuno con un po’ di formazione mi spiegasse se e perché queste opere hanno davvero una rilevanza

  • Sabrina Marcante Meneghini

    UN CONTO è un animale MORTO NATURALMENTE(gli do ragione è giusto) un altro è CADUTO MALE! Ma ci rendiamo conto?