La storia della bambina cristiana bruciata viva dall’Isis

storia-bambina-bruciata-viva-isis-cristiana

Tra le segnalazioni pervenute c’è quella dove viene richiesta una verifica sul contenuto dell’articolo pubblicato il 19 maggio 2016 da Il Giornale dal titolo “Iraq, Isis brucia viva una bambina cristiana“:

A Mosul, capitale dello Stato Islamico nei territori occupati dell’Iraq, una bambina cristiana è stata arsa viva dai terroristi arruolati sotto le insegne dell’Isis dopo che la madre aveva tardato a pagare la jizya, la tassa di protezione imposta ai non musulmani da parte della polizia segreta del Califfato.

Come racconta il britannico The Telegraph, l’attivista per i diritti umani Jacqueline Isaac ha riportato, nel corso di una conferenza tenutasi a New York sulla persecuzione anti-cristiana, una storia che mette i brividi. Quella di una dodicenne cristiana messa al rogo dai tagliagole islamisti dopo che la madre aveva chiesto di attendere qualche minuto per prendere il denaro necessario a pagare la tassa. Ma non è tutto. Mentre la trasportavano in ospedale, martoriata da ustioni del massimo grado, la piccola ha pregato la madre di perdonare i propri aguzzini.

“Nel mezzo del buio c’è ancora la luce – piange la madre – E dove c’è luce c’è anche speranza.” La regione di Mosul è stata invasa dai terroristi dello Stato Islamico nell’estate del 2014, costringendo oltre centoventimila cristiani a fuggire a sfollare nel vicino Kurdistan iracheno. Ancora oggi decine e decine di migliaia di persone vivono nei campi profughi. Molto, troppo spesso dimenticati dall’Occidente.

Il Telegraph riporta la storia raccontata dall’attivista Jacqueline Isaac, la quale raccontò questa storia il 28 aprile 2016 presso la sede delle Nazioni Unite a New York.

Presentazione di Isaac
Presentazione di Isaac

Ecco il video del suo intervento:

Ciò che tuttavia non quadra è un’informazione errata riportata da Il Giornale:

A Mosul, capitale dello Stato Islamico nei territori occupati dell’Iraq, una bambina cristiana è stata arsa viva dai terroristi arruolati sotto le insegne dell’Isis dopo che la madre aveva tardato a pagare la jizya, la tassa di protezione imposta ai non musulmani da parte della polizia segreta del Califfato.

La “tassa” dell’Isis non riguarda i non musulmani, ma anche i musulmani sciiti. Strano che sia stato riportata una disinformazione del genere quanto nell’articolo del The Telegraph sia stato scritto molto chiaramente:

The child, believed to be 12-years-old, had been in the shower when her mother was asked to pay jizya, a religious charge levied on minorities such as Christians, Shia and Alawite Muslims.

Ricordiamo che l’Isis è la parte più estrema del sunnismo, in buona parte dell’ancora più estremo wahabismo (che rifiuta ogni forma di figura religiosa al di fuori di Allah, inclusi gli ultimi due profeti Cristo e Maometto, una fazione estremista combattuto ai tempi anche dall’impero Ottomano). Ritenere che la tassa riguardi i non musulmani è altamente scorretto, bisogna raccontare ai lettori e ricordare loro che in Siria e Iraq sono in atto guerre interne anche nella stessa religione islamica.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
  • perché praticamente

    Brutta storia

  • Un bischero

    Qualcuno mi spiega perchè invece di “codardi” i media continuano ad usare “tagliagola”? Vigliacchi, finti guerrieri, forti con i deboli, questi sono i termini che dovrebbero essere usati.

    Il loro inesistente potere in occidente è unicamente alimentato dai media di tutto il mondo che non fanno altro che diffondere le loro vigliacche gesta. I media dovrebbero dire semplicemente “dei coglion vigliacchi hanno cercato nuovamente di affermare la loro virilità facendo del male ad esseri indifesi e disarmati, dimostrando di essere delle pecore travestite da lupi. Non trasmetteremo i loro stupidi video perchè gli daremmo solo importanza, al loro posto un episodio di peppa pig.”

    • Info Consapevole

      Se il problema sarebbe solamente la diffusione delle notizie e dei video sull’ISIS da parte dei media, basterebbe non parlarne più e tutto si sgonfierebbe.
      Eppure non è che sia proprio così, visto che prima che se ne parlasse l’ISIS esisteva lo stesso e faceva gli stessi danni di oggi.
      Semmai, sarebbe necessario parlarne e diffondere più notizie ma in modo maggiormente approfondito e un pò meno senzazionalistico, mentre se non c’è copertura mediatica sarebbe anche peggio, contando il fatto che prima dell’Occidente l’ISIS sta perseguitando anche minoranze Yazide,cristiane,curde,sciite,druise e quant’altro ed è necessario far sapere al mondo ciò che sta succedendo, visto che la storia insegna che ignorare non è mai stata la soluzione.
      Si pensi all’URSS staliniana o meno così come alla Cina maoista e altri regimi simili, la cui dittatura e crimini non venivano fatti conoscere sufficentemente dai media in Occidente(specie Italia ma non solo) e molti vivevano nel mito della “libera” URSS e i contestatori del 68 inneggiavano alla liberazione sessuale/sociale nonché alla “libertà assoluta” e al contempo alla Cina maoista, non proprio un’esempio di paese “libertario”

      • Un bischero

        E’ diverso: Io non dico di oscurare le notizie, ci mancherebbe.
        Dico solo di non favorirli parlando di loro come degli spietati guerrieri (quando sono solo dei vigliacchi) e di non diffondere i loro video dove mostrano ad esempio i loro deliri con gli ostaggi inginocchiati. Finchè i media li passeranno, loro continueranno a farli.

        p.s. hai un refuso sul congiuntivo.

  • Info Consapevole

    La precisazione è giusta ma occorre farne un’altra.
    La “jyzia” storicamente è l’imposta che nei territori islamici e per lungo tempo nell’impero ottomano veniva fatta pagare ai non islamici allo scopo di venire protetti e l’ISIS l’ha riportata in vita nei suoi territori.
    Contestualizzando, è vero che venga fatta pagare agli islamici sciiti ma nel caso specifico gli sciiti non sono considerati “islamici” da parte dell’ISIS così come da una buona parte dell’islamismo sunnita in quanto considerati “eretici”, un pò come i movimenti cristiani tipo catari,vari movimenti gnostici e dolcianiani lo erano presso la Chiesa Cattolica secoli fa.
    Quindi, è sbagliato in modo generale ma coretto nel caso contestualizzato dire che la tassa venga fatta pagare ai “non islamici” nei territori dell’autoproclamato “Stato Islamico” nel senso che viene fatta pagare la tassa a tutte quelle persone che non seguono l’interpretazione estremista dell’Islam sunnita fatta dall’Isis.
    L’unico appunto era che bisognava utilizzare le virgolette per segnalare i “non islamici” proprio per intendere che l’Islam propagandato dall’ISIS e dagli altri movimenti o regimi islamisti sunniti(Arabia,Turchia e compagnia) non è l’Islam in sé ma l’islamismo sunnita più “ortodosso” o radicale.