La pericolosità delle diete alternative contagia anche il mondo degli animali da compagnia

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Ultimamente la pericolosa moda delle diete “alternative” sta contagiando anche il mondo degli animali da compagnia. Parlo di moda pericolosa perché è scientificamente noto come molte persone che ricorrono a diete “fai da te” vadano poi incontro a carenze nutrizionali anche gravi.

Questo per due motivi principali:

  • la voglia/ pretesa di “far da sè” la propria dieta, senza consultare uno specialista è molto marcata, specie adesso in tempi di ristrettezze economiche;
  • la confusione generata dal fatto che si confonde la figura del medico specializzato e correttamente preparato, con il nutrizionista generico, qualifica che qualunque iscritto all’ordine dei biologi può darsi, senza per questo avere una preparazione specifica in materia e che potrebbe portare un paziente a consultare una persona non veramente qualificata.

Il problema nel caso degli animali da compagnia, primi fra tutti cane e gatto, è ancora più marcato: dal punto di vista della disciplina nutrizionale animale, purtroppo, chiunque si sente autorizzato a dire la sua opinione, perché in Italia la figura del veterinario specializzato in nutrizione ed alimentazione non è legalmente riconosciuta come esclusiva figura professionale abilitata a dare consigli sull’alimentazione del proprio animale domestico.

Veterinari al soldo delle multinazionali?

C’è anche un problema molto grave di discredito a danno dei medici veterinari. Diverse persone hanno un’idea distorta della professione, ad esempio molti ignorano il fatto che sia una libera professione, per cui, come per il panettiere o l’elettricista, chi la esercita si guadagna il pane con ciò che fa pagare come tariffe mediche. Questa idea distorta- mi dispiace doverlo dire- è stata messa in giro da certe frange animaliste, secondo le quali, in base a qualche non meglio precisato motivo morale, chi fa il medico veterinario dovrebbe lavorare gratis. Come i medici degli ospedali, no? Che lavorano solo per passione, giusto? NO. Ora, se qualcuno pensa che i medici che lavorano negli ospedali pubblici lo facciano senza ricevere in cambio uno stipendio, devo dargli una brutta notizia: sono figlia di un medico che ha lavorato per 20 anni in pronto soccorso, e se ho potuto mangiare ogni giorno e studiare all’università lo devo al suo stipendio. Questo per dirvi: nessuno vive d’aria e di passione per il suo lavoro. 

Detto questo, il discredito peggiora ancora, arrivando a dire che i medici veterinari (tutti, anche quelli dei vari paesini con l’ambulatorietto grande quanto una stanza perché di più non possono permettersi) sarebbero pagati dalle ditte mangimistiche per promuovere e consigliare i loro prodotti. Questa convinzione si aggancia alla convinzione pseudo-naturalista che i prodotti industriali siano automaticamente malsani e il cibo “naturale”, come gli scarti della tavola, l’alimentazione ideale per i nostri amici animali, specie per i cani.

Ovviamente basta aprire gli occhi per vedere come molti veterinari vivano a stento del loro lavoro, perchè i costi da sostenere per il materiale medico sono elevati. Per non parlare del fatto che bisogna tenersi aggiornati ed un solo fine settimana di aggiornamento può costare anche 800-1000 €!

Il massimo che una ditta mangimistica può “regalare” a un veterinario è una penna o (wow!) una maglia con il logo. Accipicchia, se mi fai dei regali così interessanti, io che sbarco il lunario a fatica mi farò corrompere di sicuro.

Per quanto riguarda le grandi cliniche, pare che il fatto che un gruppo di bravi veterinari possa fare, col suo semplice lavoro, dei guadagni migliori di un collega che lavora da solo, sia difficile da pensare per chi insinua corruzioni generali con assegni a 5 o 6 zeri. Tra l’altro proprio in queste cliniche ci sono spesso dei bravi colleghi specializzati che possono darvi ogni migliore indicazione sulle diete casalinghe, se non volete usare quelle commerciali.

Tutto ciò non fa altro che creare danni, anche seri, agli animali. Perché non serve molto buonsenso per capire che un animale che si ciba degli “avanzi”, siano essi della tavola di casa o gli scarti del macellaio, non può avere una dieta equilibrata. O mangi avanzi, o hai una dieta equilibrata, le due cose si contraddicono.

Ma il mio medico veterinario mi ha consigliato una dieta casalinga..

Ho notato, purtroppo, che molte persone confondono le diete casalinghe (ce ne sono infatti diverse) consigliate da alcuni colleghi, che sono studiate appositamente da un medico veterinario per essere equilibrate e complete, con il “dare da mangiare avanzi di casa” al proprio animale.

Questo tipo di confusione,ultimamente, sembra trovare un buon terreno in particolar modo tra quelle persone che hanno problemi economici, in quanto allevia la loro preoccupazione di riuscire a dare all’animale il cibo di cui esso ha bisogno, convincendoli che anche gli scarti della tavola, a costo zero, possano essere una buona dieta equilibrata.

Ahinoi, niente di più lontano dalla verità: la dieta casalinga è infatti complessa e complicata da preparare, richiede ingredienti di buona qualità comprati appositamente e non certo avanzi buttati insieme nella ciotola a casaccio; ingredienti che vanno poi sempre mescolati con degli integratori studiati appositamente per il cane.

Cito dalla tesi di laurea di una collega, la dott.ssa Andreatta:

Con il termine “dieta casalinga” si intende un’alimentazione completa e bilanciata
composta da ingredienti ad uso umano rappresentati da fonti proteiche (carne,
pesce, uova, formaggi), fonti di grassi (olio, grassi animali), fonti di carboidrati
(pasta, riso, patate, verdure) miscelate in proporzioni tali da soddisfare i
fabbisogni energetici, proteici e di grassi dell’animale. Per rendere la dieta
completa, a questo composto è necessario integrare un prodotto vitaminico-minerale commerciale (Parr and Remillard,2014;Moss [online]).

Quindi la dieta casalinga, se fatta davvero bene, è molto più costosa della normale dieta industriale, e rischia anche molto più facilmente di essere mal bilanciata, se ad esempio non si mette l’integratore vitaminico-minerale, o anche solo se si sbagliano le quantità di ingredienti.

Al di là di queste considerazioni di carattere tecnico, inoltre, la convinzione che gli alimenti industriali siano per forza malsani è scorretta: se per esempio si potrebbe concordare da un lato che un alimento super economico del supermercato non sia stato fatto in modo equilibrato o con i migliori ingredienti, dall’altro lato lo studio effettuato dalle aziende mangimistiche specializzate riguardo ad ogni alimento proposto è decisamente notevole. Non metto link perchè non ho intenzione di fare pubblicità ad alcuna ditta, ma se avete pazienza, guardate come sono i dosaggi consigliati dall’associazione americana dei controllori del cibo, andando poi a vedere cosa dicono le indicazioni delle ditte stesse.

Posso riportare personalmente le esperienze di alcuni miei colleghi che si occupano di animali con problemi di salute particolari (allergie, problemi cutanei,diabete, ecc.), ma che non possono proporre una dieta casalinga specifica al proprietario (perché a questi manca il tempo o il denaro per prepararla), e che sono rimasti soddisfatti nella loro esperienza clinica con le diete specifiche realizzate dalle ditte specializzate. Tali diete sono ovviamente realizzate con il supporto di medici veterinari, quindi non certo pensate a caso.

“Da quando mangiano i mangimi industriali, gli animali si ammalano di più!”

Altra insinuazione dei detrattori di queste diete industriali è il collegamento diretto dell’aumento di patologie negli animali da compagnia con l’assunzione di queste diete. Tuttavia, qui si incorre in una fallacia logica, che niente ha a che vedere con lo studio del rapporto causa effetto. Difatti negli ultimi 20 anni l’aspettativa di vita degli animali che abbiamo in casa è notevolmente aumentata, grazie proprio anche alla cura che si ripone come proprietari e ditte nell’alimentazione e nella prevenzione delle malattie fatta insieme al proprio medico veterinario.

Tuttavia, ogni medaglia ha il suo rovescio: l’aumento dell’aspettativa di vita porta ad un maggior numero di animali anziani nelle statistiche, animali che per il solo fatto di essere vecchietti hanno anche tutti gli acciacchi e le patologie legate all’età, come capita per le persone. Inoltre c’è un secondo fattore da tener presente: la razza. Le razze si possono differenziare anche in modo notevole fra loro per predisposizione all’una o l’altra malattia e purtroppo negli ultimi decenni alcune razze molto diffuse ed apprezzate hanno subito una selezione “sbagliata”, o perché ci si è concentrati sulle caratteristiche di bellezza più che su quelle fisiche utili (e caratteriali), o perché molti, vedendo la possibilità di guadagno, si sono improvvisati allevatori, facendo accoppiare (inconsapevolmente o meno) animali già affetti da qualche patologia genetica e/o parenti tra loro, aumentando così il numero di animali con problemi genetici in circolazione.
Per non parlare poi dei cuccioli importati illegalmente dall’Est-Europa, di cui ho toccato con mano la tragica situazione quando come studentessa lavoravo da volontaria nella clinica veterinaria dell’università, dato che le forze dell’ordine si appoggiavano all’università per prestare a questi animali le cure più urgenti e per effettuare la quarantena, necessaria poiché non essendo vaccinati erano ad elevato rischio di trasmettere e contrarre malattie pericolose o addirittura mortali, e che in un canile sarebbero stati ancora più a rischio.

Insomma, se un animale ha già una predisposizione di razza ad una certa patologia, per cui invecchiando solitamente aumenta la probabilità che la manifesti, e magari arriva da allevamenti “dubbi”, la probabilità che sviluppi ancora più precocemente tali problemi aumenta considerevolmente.

Per farvi un esempio, un paziente della clinica universitaria era un giovane Collie, proveniente da una cucciolata sequestrata ai soliti trafficanti senza scrupoli quando aveva solo un mese e poco più, che all’età di 4 anni aveva già sviluppato un tumore osseo, per essere precisi un osteosarcoma. Tanto per essere chiari, l’osteosarcoma è la forma più comune di tumore osseo nel cane (90-95% dei tumori ossei) e rappresenta dal 2% al 7% delle neoplasie maligne totali (Fonte: M. J. Bojrab, Le basi patogenetiche delle malattie chirurgiche nei piccoli animali , ed. 2001), ma il cibo dato all’animale non è tra i fattori scatenanti.

WARNING: contenuto tecnico

Alla luce delle conoscenze complete (sempre tenendo conto dello stato attuale di scoperte) che si possono avere consultando un adeguato libro di testo scientifico, come ad esempio il Veterinary internal medicine (Ettinger et alia, 7° edizione, 2010), si comprende che molte patologie sono multifattoriali, ovvero dipendono da più fattori scatenanti: non c’è quasi mai, se escludiamo le malattie chiaramente dovute a patogeni identificati, una sola causa precisa. A volte l’alimentazione può avere un ruolo, altre no. Ma nel caso in cui ce l’abbia, quello che può contribuire alla patologia è soprattutto lo squilibrio nutrizionale, più che gli ingredienti utilizzati.

Un esempio eccellente di multifattorialità, in cui anche lo squilibrio nutrizionale gioca un ruolo,  lo possiamo avere con l’obesità. L’obesità infatti è una condizione patologica che predispone a molte altre patologie. Si considera obeso un animale il cui peso sia del 15% o più superiore a quello di un giovane animale adulto della sua specie e razza a fine crescita.

L’obesità causa una condizione cronica sistemica di infiammazione lieve, dovuta alla diffusione da parte degli adipociti di citochine particolari, dette adipochine, che influiscono sui processi metabolici in vario modo. Queste sostanze sarebbero normalmente presenti nell’organismo, ma con l’aumento del tessuto adiposo, la secrezione diviene eccessiva, causando lo stato cronico di lieve infiammazione.

Altre patologie a cui l’obesità potrebbe portare, anche a causa di queste alterazioni nel metabolismo, sono:

  • insulino-resistenza e diabete mellito di tipo 2;
  • dislipidemia (alterazioni nelle quantità di lipidi presenti nel sangue)
  • insufficienza cardiaca
  • ipertensione
  • osteoartrite
  • patologie renali
  • diversi tipi di tumore.

Le diete commerciali ben formulate delle ditte specializzate sono pensate per evitare che il cane ingrassi, se il proprietario rispetta la dose consigliata, e contengono tutti i nutrienti necessari bilanciati secondo gli studi più recenti sulle esigenze nutrizionali dei nostri animali.

Ci sono poi delle diete commerciali meno bilanciate, che spesso sono più apprezzate dai proprietari perché più economiche e/o perché il cane le gradisce di più. Tuttavia spesso il motivo è proprio un’eccedenza in contenuti grassi che in realtà ne fa delle diete sbilanciate.

Per concludere questa parte, un animale obeso non è un animale che sta bene. Dare al vostro animale del cibo ogni volta che “chiede”, specie cibo troppo ricco di grassi e carboidrati (la pasta con l’olio o gli scarti del macellaio con molto grasso, per esempio) non lo farà essere più felice, anche se a voi potrebbe sembrare così. Un cane è davvero felice quando può “far parte del branco”, quindi se viene con voi quando andate a correre, o partecipa alle vostre vacanze, o fa una qualsiasi attività con voi (purché si rispetti il suo repertorio comportamentale: portarlo in mezzo alla folla di un mercato o di un concerto non va bene), sarà davvero appagato e non manifesterà sintomi di noia (come leccarsi le zampe o ripetere sempre le stesse azioni): penserà anche meno al cibo, perché avrà di meglio da fare con voi.

In una dieta bilanciata, oltre a cercare l’equilibrio giusto tra grassi, carboidrati e proteine, dovremo tenere conto anche di quanto il nostro cane si muove ogni giorno: come per noi, l’apporto calorico deve variare in base all’attività fisica.

Per calcolare l’apporto calorico e il corretto bilanciamento tra i nutrienti, dobbiamo usare delle tabelle che mettono in relazione il peso ideale con il reale peso dell’animale e, se deve dimagrire, con il peso “obiettivo”: non si può infatti puntare subito al peso ideale. Dobbiamo inoltre ricordare il rapporto tra proteine e calorie, oltre a diversi altri fattori.

Mi rendo conto che la cosa suoni complessa, e mi fermo qui. Non è questa la sede per consigli nutrizionali specifici, se ne volete cercate un bravo collega veterinario con formazione in nutrizionistica.

Ricapitolando, una dieta casalinga può anche essere una buona alternativa alla dieta commerciale, specie se il nostro cane ha delle esigenze particolari, ma bisogna fare molta attenzione nella formulazione, rivolgendosi ad uno specialista.

Dopo tutto questo, se non vi siete addormentati davanti allo schermo a causa del linguaggio tecnico che ho usato, possiamo concludere che né gli scarti del macellaio, né la pasta o la pizza avanzate da tavola (o da una mensa) rientrano in una buona alimentazione per un cane, tantomeno se questo è in canile: una paziente che ricordo con affetto dai tempi dell’università era proprio una meticciona di canile che per poco non ci lasciò le penne a causa di un diabete mai diagnosticato e dell’alimentazione squilibrata che la portò ad una condizione di coma iperglicemico. Giusto per ricordarci che, prima dell’insulina iniettabile, di diabete si poteva morire, restò da noi una settimana tra coma e morte, e ancora oggi a volte mi domando come riuscimmo a recuperarla e ridarle una vita felice. L’impresa fu davvero ardua, credetemi!

Diete varie ed eventuali: il mio cane deve mangiare come me/ come un lupo

Vorrei spendere anche due parole sulla dieta vegana per cani e gatti: non è naturale, per questi animali, fare a meno di alcune sostanze nutritive contenute solo negli alimenti di origine animale, come ad esempio la carnitina, che negli alimenti per cani e gatti venduti come “vegani” è comunque presente, e viene processata in laboratorio partendo comunque da tessuto muscolare animale oppure da batteri. Questo solo per fare un esempio, ce ne sarebbero altri; l’intero procedimento è ovviamente laborioso e costoso tanto quanto quello per il cibo “normale”, anche se le materie di partenza sono più economiche perché manca la carne, e dal punto di vista della salubrità degli altri ingredienti non cambia nulla. Le diete vegane “fatte in casa” possono mettere in pericolo la salute dell’animale: ho ricevuto segnalazioni preoccupate da colleghi che hanno notato un aumento dei casi di diabete tra animali alimentati in modo vegano. Bisognerà attendere altri studi, ma questo genere di segnalazioni non promette bene.

Anche la dieta BARF può presentare dei problemi: non si può dare solo carne ad un cane, anche lui come abbiamo visto ha bisogno di grassi, carboidrati, fibre, ecc., quindi va ben bilanciata. In natura il lupo mangia anche ossa ed interiora dell’animale cacciato; inoltre bisogna fare molta attenzione alla qualità della carne cruda, dato che il rischio di infezioni batteriche e parassitarie potrebbe aumentare, facendo diventare il cane un portatore, se ad esempio la carne è di pollo, di salmonella, che poi potrebbe trasmettere all’uomo. Qui uno studio preliminare a proposito.

In conclusione…

Prendersi cura di un altro essere che dipenda da noi per alimentarsi, necessita sempre di andare oltre le credenze e le convinzioni personali: se desiderate accudire un animale, a meno che non possa procurarsi il cibo da solo e che siate disposti a lasciare che faccia il suo ciclo di vita nelle modalità e nei tempi “naturali”, rivolgetevi ad un veterinario.

 

 

CREDITS

http://www.aafco.org/Portals/0/SiteContent/Regulatory/Committees/Pet-Food/Reports/Pet_Food_Report_2013_Midyear-Proposed_Revisions_to_AAFCO_Nutrient_Profiles.pdf

Veterinary internal medicine (Ettinger et alia, 7° edizione, 2010)

http://www.2ndchance.info/rawdiet-Joffe2002.pdf

 

 

MCB

MCB

Dottoressa in Medicina Veterinaria, laureata a Padova nel 2012, lavora in Germania come collaboratrice in progetti di ricerca all'università di Ulm. Si interessa in particolare di benessere degli animali per scopi sia alimentari che medici; sostenitrice del concetto di "One Health", ovvero della necessità di considerare unitamente la salute umana e quella animale.