La disinformazione de Il Giornale: “la Rai fa pagare il canone pure ai ciechi”, ma la notizia è del 2009

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Il 23 maggio 2016 la testata giornalistica Il Giornale pubblica un articolo dal titolo “La Rai fa pagare il canone pure ai ciechi” (qui il post sulla pagina Facebook) riportando la testimonianza di una donna di Treviso di nome Elena:

Cento euro in bolletta, altrimenti ti tagliano la luce. «Che, per noi non vedenti, non sarebbe neppure questo gran danno – scherza amaramente la signora Elena di Treviso, che ha in corso con la Rai un antico contenzioso proprio in tema di esenzione del canone – Mi è arrivata dall’Unione Italiana Ciechi una mail: Cari soci, sono pervenute presso questa segreteria varie richieste di chiarimento sul pagamento del canone Rai. Vi comunichiamo che non è prevista alcuna agevolazione a nostro favore e che quindi il canone va pagato per intero. Cordiali saluti».

Elena Brescacin, la protagonista dell’articolo de Il Giornale, ci ha contattato in pagina con il seguente messaggio:

elena-brescacin

Signori,
stavolta l’oggetto dello pseudogiornalismo sono stata io.
C’è stato un articolo su ilgiornale che parlava dei non vedenti e del canone rai, in cui mi sono state attribuite azioni e parole che non ho mai detto.
E il bello è che loro non mi hanno mai contattata; hanno preso cose da internet, vecchie di anni; hanno fatto copia-incolla, inventandosi qualcosa pure di sana pianta. Ed è venuto fuori un articolazzo, che inevitabilmente è stato fatto rimbalzare in numerose testate on line.
Fatemi sapere se ritenete opportuno scrivere un pezzo, così vi do tutti gli estremi

Cercando riscontri su quanto riportato da Il Giornale, noto che i testi sono dei copia incolla tratti da altri articoli pubblicati su diversi siti negli anni passati, come ad esempio quello dell’Aduc del 2009 con il messaggio firmato da “Elena da Treviso”:

Salve,
sono una persona non vedente; mi è pervenuta oggi dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, una mail di questo tipo:
“Cari soci,
sono pervenute presso questa segreteria varie richieste di chiarimento sul pagamento del canone RAI.
Vi comunichiamo che non è prevista alcuna agevolazione a nostro favore e che quindi il canone va pagato per intero.
Cordiali saluti.

Anche nel 2015 venne citata dall’Huffingtonpost.it in un articolo dal titolo “Elena Brescacin è non vedente e da sei anni lotta per non pagare il canone Rai sulla tv“.

Elena, che di mestiere è tecnico informatico (ecco il suo profilo su Tedxassisi.com), ha aperto da poco il suo blog personale, “Oltreloschermo.org“, dove oggi ha pubblicato un articolo dal titolo “Rettifica a ilgiornale: La rai fa pagare il canone pure ai ciechi” che riporto di seguito:

Ma possibile. Blog aperto da poco, zero lettori, e già dovermi arrabbiare, anche se il fine del mio blog sarebbe stato quello di pubblicare solo roba piacevole.
Stavolta tocca a Ilgiornale, hanno pubblicato un articolo che parla di me, intitolato “la rai fa pagare il canone pure ai ciechi”, poi rimbalzato su alcuni siti e newsletter per noi non vedenti.
Poiché tale articolo racconta diverse menzogne sul mio conto, ho inviato alla loro e-mail una lunga rettifica della quale, però, non ho alcuna certezza che possa venir accolta e pubblicata dalla testata in questione; dovrò informarmi legalmente sulla possibilità di perseguirli per diffamazione mezzo stampa, ma intanto mi impegno a scrivere in rete come stanno realmente le cose. Se loro possono travisare, tagliare, incollare… io la lettera l’ho scritta e la pubblico integralmente sul, mio, blog, di cui sono io l’unica responsabile. Con l’intenzione di farla avere anche ad altri siti che si occupano di smontare lo pseudogiornalismo.

Di seguito l’email inviata a Il Giornale:

Treviso, 25/05/2016
Spett.le redazione,
spett.le sig. Antonio Materi,
mi chiamo Elena Brescacin, sono venuta a conoscenza di un articolo riguardante il canone rai e i non vedenti.
http://www.ilgiornale.it/news/politica/rai-fa-pagare-canone-pure-ai-ciechi-1262330.html

Desidero, con la presente, chiedere una urgente rettifica di quanto scritto sul mio conto, affermazioni assolutamente false, poiché sono io la sig.ra Elena di Treviso.
Desidero pertanto smentire, e smontare, tali false affermazioni, punto per punto:
***
I ciechi, anche volendo, la tv non possono guardarla. Ma la Rai non «vede» ragioni, per esentarli dal pagamento del canone. Cento euro in bolletta, altrimenti ti tagliano la luce. «Che, per noi non vedenti, non sarebbe neppure questo gran danno – scherza amaramente la signora Elena di Treviso, che ha in corso con la Rai un antico contenzioso proprio in tema di esenzione del canone
***
Mai detta una cosa del genere.
Mai detto “se ti tagliano la luce non sarebbe un gran danno”, in quanto:

1. io e la redazione de Ilgiornale non siamo mai stati in contatto diretto; tutte le informazioni pubblicate in tale articolo, sono state raccolte e copia-incollate da altre testate e blog disponibili in rete, con notizie presenti da diversi anni. Avete fatto il nome di una persona (la sottoscritta), città e disabilità, senza verificare se tali informazioni fossero ancora valide.

2. Sono un tecnico informatico. La tecnologia è il mio lavoro, oltre che essermi utile nella vita quotidiana in quanto persona non vedente; “luce” è il termine gergale per indicare corrente elettrica. Per cui, se io portassi avanti un fantomatico atto di “disobbedienza”, “non pago la bolletta per non pagare il canone”, farei come l’atleta che decidesse di spararsi alle gambe perché il preparatore è troppo severo. Un gesto masochistico, anzi fortemente stupido, oltre che inconcludente su tutti i fronti.
3. Non ho alcun “contenzioso da diversi anni” con la rai. Ho semplicemente più volte chiesto, in un’epoca in cui la tecnologia non mi veniva incontro (sette anni fa), come mai con la quasi totale impossibilità di fruire di apparecchi televisivi salvo accendi-spegni-cambia canale, non ci fosse una riduzione della tassa sul possesso, anche alla luce del fatto che la tv pubblica non ha un palinsesto sufficientemente coperto da audiodescrizioni e sottotitolazioni.

Il vostro articolo continua:
***
“Inutile ribattere che l’«apparecchio televisivo» – per chi è cieco – non rappresenta un elettrodomestico «fruibile» ma equivale a un soprammobile privo di funzionalità.”
***

Assolutamente falso.
Qui mi sento offesa dalle vostre parole che mi coinvolgono in prima persona, sia come cieca, sia come tecnico; devo dire di essere rimasta assolutamente scioccata da queste affermazioni senza alcun fondamento, attribuite in qualche modo alla mia persona; potrebbe credo anche figurarsi un reato di diffamazione mezzo stampa. Dal dire che un apparecchio non sia al 100% fruibile, condizione in cui erano i televisori fino a pochi anni fa, al dire che il televisore è un soprammobile privo di funzioni, ce ne passa davvero.
Ma, le menzogne nei miei confronti, continuano:

***
La signora Elena non smette di ripeterlo: «Io ho chiesto da anni alla Rai che mi vengano a sigillare il televisore, ma loro non si sono fatti mai vivi. L’unica cosa che ho ottenuto è stata una dichiarazione in cui mi si dice che posso essere esentata dalla tassa solo se sono ricoverata permanentemente (e ivi residente) in una casa di riposo o in una struttura medicalizzata. In quel caso il canone lo paga l’ospizio, nel caso sia dotato di un’apposita saletta tv…».
***

Assolutamente falso.
1. Non ho mai chiesto di sigillare il televisore. Mai mi sarei sognata di farlo, non mi è mai interessato non pagare il canone, io ho semplicemente chiesto se era possibile, data la scarsa fruibilità dei mezzi televisivi, una riduzione del 50%. E, soprattutto, un miglioramento dei servizi audiodescritti e sottotitolati, visto che molti film, fiction e documentari, non sono coperti. Il massimo che posso aver fatto, è stato fare un commento amaro su una storia di una cooperativa di disabili a cui è stato chiesto il canone per una piccola radiolina; all’epoca -2015- dissi: “quando si tratta di migliorare i servizi o ridurre la tassa ai disabili in nome della scarsità dei servizi stessi, nessuno si muove. Quando c’è da chieder soldi, corrono subito”.
La frase “i non vedenti piangono”, si commenta da sola; io non ho mai pianto. Semmai, mi faccio domande, cerco di capire la motivazione quando mi accorgo di qualcosa che non va.
2. la realtà è cambiata.
La tecnologia è venuta incontro alle persone con disabilità visiva, grazie a numerose modalità di accesso al televisore:
– chiavette collegabili al computer e all’antenna televisiva e gestibili da computer e/o smartphone
– apparecchi collegabili tra antenna televisiva e router (ovvero dispositivo che permette l’accesso a internet), per cui tra computer, tablet e smartphone, si può gestire il digitale terrestre -tra cui i canali rai- anche in modalità senza fili.
– le ultime tv sul mercato, basate su sistema operativo Android, sono per la maggior parte equipaggiate con sistemi di accessibilità

https://www.nvapple.it/podcast/android-tv-accessibile-con-talkback

qui la registrazione di un mio caro amico che dimostra l’utilizzo di tale dispositivo.
Qui invece la spiegazione ufficiale di tutte le funzionalità del sistema android tv, per i televisori.
https://support.google.com/androidtv/answer/6123320?hl=it

3. il comunicato ultimo dell’agenzia delle entrate, parla molto chiaro:
Computer, tablet e smartphone, non sono di per sè soggetti alla tassa sul possesso; lo diventano, però, qualora tali dispositivi siano collegati all’antenna tv classica, per ricevere il segnale dtt.
Pertanto, poiché grazie alle nuove tecnologie, ormai una persona priva della vista può usufruire al 100% del televisore in vari modi, chiedere la riduzione del canone sul possesso, non ha assolutamente più alcun senso. Se una persona non può, o non vuole, per qualsiasi motivo, uniformarsi alle nuove tecnologie, e si tiene in casa un televisore non accessibile, la rai non ne può nulla. E lo stato non ne può nulla, sulle scelte personali del singolo; possiamo dire che la tassa sul possesso della radio e tv è assurda, anacronistica, possiamo dire che i contenuti dei canali rai non sono al top, né per vedenti e udenti né per ciechi e sordi. Possiamo segnalare alla rai di ampliare il palinsesto audiodescritto e sottotitolato… possiamo autonomamente decidere anche di non guardare i canali rai; ma se la legge dice di pagare una tassa solo perché si possiede un apparecchio televisivo, come non interessa allo stato se sei tecnologicamente “scafato” o meno, allo stato non interessa che tu quel televisore lo guardi con i canali rai o di altre reti. Chiediamo diritti, quelli di fruire al meglio di più contenuti possibili; ma se si vogliono diritti, bisogna anche compiere i doveri. E la tassa sul possesso, attualmente, fa parte dei doveri.
La battaglia sull’esenzione, ripeto, non ha più alcun senso, ora quello che mi limito a chiedere, e non solo alla rai, è una maggior attenzione a rendere fruibili quanto più possibile, i contenuti ai disabili sensoriali.
Arrivederci
Elena Brescacin

 

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.
  • Pugacioff

    Tenendo il conto che “il giornale” “libero” “il FATTO quotidiano” sono la FECCIA del giornalismo mondiale, non mii stupisce che pubblichino NOTIZIE FALSE

    • Sono io la persona oggetto dello sciacallaggio in questione; questa storia mi ha creato un doppio danno: sicuramente perché ilgiornale ha pubblicato informazioni mendaci sul mio conto, ma in secondo luogo perché quell’articolo mi faceva apparire come l’artefice di un pesante danno all’immagine di tutte le persone con disabilità italiane; “i ciechi che vogliono tutto gratis, tutto dovuto”, opinione purtroppo molto diffusa e che soprattutto ahimè in certi soggetti è pure reale. Ma se già siamo bersaglio di stereotipi e pregiudizi per colpa di soggetti poco raccomandabili, se già la gente ci guarda con compassione e sospetto, ci manca solo il giornalismo spazzatura…

  • la rettifica verrà pubblicata il 3 giugno. La testata ilgiornale è stata disponibilissima a rettificare, unica cosa mi hanno chiesto di scrivere un testo drasticamente più breve -1500 caratteri in un documento word- io ho sintetizzato al meglio il concetto e gliel’ho inviato. Vi aggiorno non appena è tutto pronto, nel caso dovrebbe uscire sul cartaceo venerdì, per cui siccome io sono in vacanza quel giorno e non agiornerò i social, vi chiedo se cortesemente potrete rettificare voi. Mi sembra giusto ricambiare, su internet, con altrettanta disponibilità a rettificare altrettanto. Per quanto la situazione mi abbia creato disagio, e parecchio pure, credo sia fondamentale aggiornare anche noi.