Guida alla consultazione della letteratura scientifica (parte I)

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Ci sono molti modi differenti di approcciarsi alla letteratura scientifica. C’è chi crede di non averne bisogno perché “ha esperienza”, “sa come vanno davvero le cose” o semplicemente “usa i suoi occhi”. Per questo genere di utente ci sono davvero poche speranze, il suo universo è egocentrico e non crederà mai che esistano stelle più brillanti nel firmamento, accecato dalla propria immagine ed inebriato dalla bellezza della propria opinione. C’è poi chi usa fonti totalmente inaffidabili, in genere per due motivi distinti: perché la fonte sostiene la sua opinione (per quanto errata) e quindi lo fa sentire confidente o perché la fonte è stata l’unica informazione a cui ha avuto accesso. Sebbene le due cose sembrino coincidenti, sono nettamente distinte dal nesso temporale: nel primo caso l’opinione viene formata prima della consultazione della fonte, ed è il caso di gran lunga più pericoloso perché la fonte rafforza un preconcetto, mentre nel secondo caso è la fonte a modellare l’opinione ed è quindi più probabile che venga cambiata nel tempo. Escluse queste prime categorie, c’è un volume crescente di utenti che effettivamente tenta di accedere, con alterni successi, a quella che è davvero considerabile letteratura scientifica.

La metafora che prediligo per parlare di letteratura scientifica è senza dubbio quella dell’Oceano, sia perché rende bene l’idea di quanto sia vasta sia perché riflette bene le difficoltà che si possono incontrare nell’orientarsi senza gli strumenti adeguati. Per questioni di praticità però inizieremo questa guida usando come metro di paragone un borbottone, ovvero quello che con il classico inglesismo viene definito “iceberg”.

L'iceberg
L’iceberg

Come tutti probabilmente sappiamo, solo una parte minima dell’iceberg (10% circa) è visibile al di sopra del livello del mare. Si tratta in genere di una cupola dai pendii docili modellati dal sole, dal vento e dal passare delle stagioni. Quello che si nasconde sotto la superficie è però la parte più maestosa e terrificante. La stessa distinzione si può fare tra letteratura di divulgazione e letteratura di ricerca scientifica. La parte divulgativa, spesso espressa in termini accessibili a tutti, è solo una minima frazione estremamente semplificata della realtà dei fatti. Esistono poi piattaforme più semplici, come ad esempio le riviste e i libri divulgativi, o più complesse, come ad esempio la letteratura utilizzata per la didattica. Si tratta però tendenzialmente di opere destinate ad un pubblico ampio e privo (o quasi) di preparazione scientifica specifica. Gli articoli di debunking si trovano a circa metà altezza, in questa regione.

Come superiamo il livello del mare ci troviamo però di fronte al mondo della letteratura nata e pensata per essere consultata da chi fa della ricerca in quel settore il suo mestiere. Più in profondità andiamo, più complessa e specifica sarà la scelta lessicale e più ristretto il campo di validità dei risultati ottenuti. Andiamo quindi da quelle che sono le così dette “review”, articoli a più ampio respiro che confrontano i risultati ottenuti negli anni da diversi gruppi di ricerca cercando di tirare le somme e fornire un quadro generale della problematica, alla ricerca applicata, in cui il lettore può comprendere con relativa facilità quale sia l’importanza applicativa dei risultati, agli studi multi-disciplinari, in cui si affronta una problematica da punti di vista differenti o unendo competenze di campi diversi per poi passare a quelle che (spesso) sono le vere e proprie bestie nere della letteratura, gli articoli riguardanti la scienza di base e la ricerca puramente teorica, a volte talmente estremizzati da essere di difficile comprensione anche per gli addetti ai lavori. Accade facilmente che due gruppi utilizzino le stesse attrezzature o magari materiali molto simili ma non siano in grado di comprendere l’uno il lavoro dell’altro. Un esempio efficace viene dal confronto tra mineralogia e osteologia: in entrambi i campi ci si può trovare a lavorare con apatiti, minerali contenenti calcio e fosforo, ma mentre per i primi si tratterà probabilmente di cristalli presenti all’interno di giacimenti, per i secondi si tratterà di frazione minerale delle ossa.

Sebbene questo quadro generale fornisca già alcune informazioni utili, è necessario comunque fare alcune precisazioni aggiuntive: se prima del livello del mare un articolo può essere letto in dieci minuti comprendendone il 90% dei contenuti, dal lato opposto saranno necessarie ore per ottenere lo stesso risultato. Non solo: spesso per raggiungere una completa comprensione del testo si renderà necessario consultarne a cascata anche le fonti. Per questo motivo gli “addetti ai lavori” spesso si trovano a contestare le opinioni di persone che hanno comunque reperito i risultati su autorevoli riviste di settore: non è condizione sufficiente quella di aver trovato una frase che appoggia la propria opinione senza conoscere nel dettaglio la letteratura che ruota attorno a quello specifico articolo. Un esempio volgare e chiaro è quello dei farmaci antitumorali: la letteratura scientifica è piena zeppa di studi di sostanze efficaci nell’uccidere le cellule tumorali ma che per motivi di tossicità non possono essere trasferite sul modello umano, o che richiedono di essere usate in modi molto specifici. Riportare quindi da letteratura che il cianuro è un efficace agente anti-tumorale non può essere usato per sostenere che è necessario ingozzarsi di mandorle amare o noccioli di pesca (che, ricordiamolo, hanno una dose letale al 50% compresa tra 15 e 30 unità).

Ma quindi, alla fine di questo discorso, come è possibile individuare quale sia la fonte di informazione del giusto livello per le necessità del singolo utente? La risposta, com’è possibile immaginare, non è così scontata. Ci sono dei requisiti sia oggettivi che soggettivi che non sempre è possibile far conciliare. Wikipedia ad esempio contiene un enorme quantitativo di materiale ed in genere i contenuti scientifici sono in linea con la letteratura di settore ed adeguati ad un pubblico ampio e privo di formazione specifica. Ciononostante, alla grande enciclopedia libera viene spesso contestato il fatto di contenere informazioni errate, come ad esempio riportato da Repubblica per le voci riguardanti la medicina già nel 2014. Questa possibilità è sufficiente a screditare la piattaforma agli occhi di un gran numero di utenti.

Ma davvero il 90% delle voci di Wikipedia riguardanti la medicina contengono errori o imprecisioni, come riportato dalla rivista? Fortunatamente, la fonte citata dall’articolo è reperibile facilmente online, si tratta di un articolo pubblicato sul “Journal of American Ostheopatic Association”, una rivista con Impact Factor 0.25 in cui l’autore principale è anche membro dell’Editorial Board. Entrambe queste informazioni normalmente farebbero dubitare dei contenuti scientifici della pubblicazione, ma si tratta di aspetti che approfondiremo in futuro. Se andiamo a leggere l’articolo, sono state prese 10 pagine di Wikipedia riguardanti le 10 condizioni mediche più costose in termini di spese pubbliche e private negli Stati Uniti. A ciascuna di queste 10 pagine sono quindi stati affidati due reviewer con il compito di evidenziare se le affermazioni fatte sull’enciclopedia fossero supportate da letteratura. Si tratta di uno studio microscopico con un numero esiguo di dati, tanto che la statistica presentata, seppur formalmente corretta, è poco significativa. Ciononostante, la conclusione dell’articolo è assolutamente condivisibile: “bisogna fare attenzione nell’usare Wikipedia per rispondere a domande riguardanti la cura dei pazienti”. Come può una pagina di enciclopedia, per quanto ben fatta, si può sostituire al parere di un esperto preparato? Ma torniamo al 90% di errori ed imprecisioni. Ci sono davvero? Beh, non è così improbabile. A Wikipedia collaborano utenti con diversi livelli di conoscenza della materia che quindi possono commettere imprecisioni più o meno gravi o, ad esempio, basarsi su informazioni superate. Sotto questa luce, l’articolo è molto più onesto e corretto dell’articolo pubblicato dalla testata italiana. La questione è grave? Forse, o meglio solo nel caso che avessimo deciso di usare Wikipedia nel modo errato. Ma se volevamo davvero raggiungere il livello di approfondimento in cui il pedissequo rispetto dei riferimenti bibliografici è necessario, probabilmente avremmo dovuto usare uno strumento differente sin dal principio.

Elia Marin

Elia Marin

I studied mechanical engineering and after the bachelor degree I specialized on material science. I then entered in the team of professor Lorenzo Fedrizzi at the University of Udine, studying corrosion and metallic biomaterials. In 2009 I obtained a post-graduation Master in Metallurgial Engineering at the University of Udine. In 2012 I received my PhD in Metallurgical Engineering at the University of Padova. In 2014 I moved to Japan after winning the JSPS Long Term Fellowship Award post-doc position. I'm actually working in the team of professor Giuseppe Pezzotti on biomaterials and in particular bioceramics. (Sito web)
  • Giorgio B.

    Complimenti, penso che una guida alla consultazione della letteratura scientifica sia davvero opera altamente meritoria. Rimango in attesa del seguito.