DISINFORMAZIONE Peter Singer: “Uccidiamo i bambini che nascono con handicap”

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Premessa per gli “utonti”, “analfabeti funzionali” e “scimmie urlatrici”: l’articolo non giustifica le dichiarazioni e le idee di Peter Singer, bensì riporta con maggior precisione e senza superficialità ciò a cui lui stesso si riferiva.

Claudia ci segnala in pagina il seguente post e l’articolo della pagina Facebook “Sostenitori delle forze dell’ordine”:

Segnalazione di Claudia
Segnalazione di Claudia

L’articolo del sito Sostenitori.info, pubblicato il 22 maggio 2016, riporta quanto segue:

Il vegano difensore degli animali: ‘Uccidiamo i bambini che nascono con handicap…’

Fanno discutere le parole di Peter Singer, vegano, filosofo della liberazione animale e inventore del termine “specismo”, il quale in un’intervista radiofonica ha proposto l’infanticidio dei bambini che nascono con gravi handicap, con lo scopo di ottenere la “razionalizzazione” della spesa sanitaria. “Stiamo già compiendo dei passi che portano alla terminazione consapevole e intenzionale della vita dei bambini gravemente disabili”, ha detto nell’intervista.

Ha proseguito Peter Singer: “Se un bambino nasce con una massiccia emorragia cerebrale significa che resterà così gravemente disabile che in caso di sopravvivenza non sarà mai in grado nemmeno di riconoscere sua madre, non sarà in grado di interagire con nessun altro essere umano, se ne starà semplicemente sdraiato lì sul letto e potrà essere nutrito. Ma questo è quel che avverrà: i dottori staccheranno il respiratore che tiene in vita il bambino”.

“Non so se essi siano influenzati dalla necessità di ridurre i costi” – ha concluso Peter Singer – “Probabilmente sono influenzati semplicemente dal fatto che per i genitori quello sarà un fardello terribile, e per il figlio non ci sarà alcuna qualità della vita”.

Roma, 21 maggio 2016
fonte direttanews

Una nota prima di continuare: il termine “specismo” non fu inventato da Singer, ma da Richard D. Ryder.

La fonte di Sostenitori.info è il sito Direttanews.it che pubblica un analogo articolo il 21 maggio 2016 intitolato “Il pensatore vegano e la sua tesi choc“. Il copia incolla non mi sorprende. Le presunte dichiarazioni di Singer circolarono l’anno scorso, ne parlò anche Il Giornale nell’articolo del 18 maggio 2015 dal titolo “Sopprimere i bimbi disabili per ridurre i costi sanitari“.

Si parla di un’intervista radio. In quale emittente? Quando è stata fatta? Siamo sicuri che siano le corrette dichiarazioni? Il programma radio si chiamava “Aaron Klein Investigarive Radio” e l’emittente era la radio AM 970 di New York e si parlava della riforma sanitaria di Obama, la cosiddetta “Obamacare” (“Patrient Protection and Affordable Care Act).

Le parole “infanticidio” e “bambini disabili” fanno sicuramente presa, chiunque potrebbe indignarsi di fronte a tali parole soprattutto se si è genitori. Il problema è capire di cosa si sta effettivamente parlando e a cosa si riferisce nello specifico Peter Singer. In primo luogo non si parla di “infanticidio”, termine usato per lo più dai media e più adatto per i casi di omicidio infantile, ma di eutanasia infantile (la cosiddetta, seppur triste, “buona morte”) come quella prevista dal protocollo Groningen che riguarda i bambini gravemente malati.

Singer non considerava le “semplici” disabilità, ma situazioni gravi come l’anencefalia, una malformazione grave dove il neonato è privo parzialmente o totalmente della volta cranica e dell’encefalo. Ecco quanto riportato dal sito Cbc-network.org in un articolo dell’undici novembre 2006 dal titolo “The Debate of the Century with Peter Singer: Revisited“:

Singer’s approach was essentially to show himself as the man of reason, constantly prodding at the religious values of those who disagree with him. He tended to play down his radicalism, and only under questioning did it become clear. He pressed especially hard on the problems of the view that life is sacred, and gave as his most striking example the case of anencephaly. Babies born with this condition, he claimed, might with artificial respiration live 30 or 40 years; we are inconsistent if we do not provide such support. In response I gladly admitted that there were many hard cases on any view of human life, including the sanctity of life view; but that they needed to be resolved on such principles as that of medical futility. That is fundamentally different from acts or omissions that have as their intent the death of the patient, anencephalic or otherwise.

Con maggior precisione, Singer ritiene i casi in cui il neonato non abbia le capacità di interagire con il mondo che lo circonda e quindi di essere incapace di essere cosciente.

Riferirsi con semplicità e superficialità a “bambini disabili” è sbagliato, visto che si considerano particolari situazioni ed estremamente specifiche. Sarebbe sbagliato, inoltre, parlare di “bambini” e più correttamente parlare di neonati per il semplice motivo che Singer si riferisce ai neonati che abbiano al massimo 30 giorni di vita:

In 1993, Singer suggested that no newborns should be considered a person until 30 days after birth, and that the attending physician should kill some disabled babies on the spot.

Inoltre, Singer non ritiene che debba essere il medico o la società a decidere il destino del neonato gravemente malato, bensì i genitori.

Questi temi sono molto delicati e toccano la sensibilità di tutti, risulta ovviamente normale indignarsi di fronte a chi parla di “eutanasia infantile”.

In merito all’articolo de Il Giornale del 2015 ci fu quello di risposta dal titolo “Quel giornalismo senza fonti e la falsa tesi attribuita a Peter Singer” di Leonardo Caffo (descritto come “antispecista”) sull’Huffingtonpost.it:

Leggenda vuole che uno dei più grandi filosofi viventi vada in giro a proporre una strana tesi: “Sopprimiamo i bimbi disabili, conteniamo i costi della sanità”. Il filosofo è Peter Singer, ma a raccontare questa sua strana credenza è Sonia Tedeschi sulle pagine de Il Giornale (seguita, ma anche preceduta, da molti commentatori).

[…]

In questi giorni è uscito un libro di Singer dal titolo emblematico The Most Good You Can Do: How Effective Altruism Is Changing Ideas About Living Ethically (Yale UP, 2015) – i cui compensi sono (guarda caso) devoluti in beneficenza. Ho comprato e letto il libro, che spero sia presto tradotto, e oltre a non aver trovato traccia dell’argomento citato dalla Tedeschi (che inviterei a citare le fonti) – devo dire che ho invece letto tesi in favore di un utilitarismo completamente diverso da quello che Singer stesso proponeva negli anni ’70.

[…]

Difatti questo libro è una sorta di manifesto dell’effective altruism, ovvero dell’altruismo efficace: una filosofia e movimento sociale che utilizza un calcolo razionale volto a determinare i modi più efficaci e diretti per migliorare il mondo. In questo modo, e Singer lo spiega benissimo, si tengono in considerazione tutte le cause e gli effetti delle le azioni, considerando tutti i soggetti coinvolti nel calcolo (non solo chi agisce, ma anche chi subisce l’azione) per poi agire nel modo che provoca il maggior impatto positivo.

Non ci sono disabili sacrificati nelle pagine di Singer (al massimo, argomenti in favore dell’aborto in casi specifici): è ovvio che la critica viene da altrove. Vuoi vedere che è necessario trovare un pretesto per attaccare il padre dell’animalismo filosofico: tipo “ama gli animali, ma odia gli umani”? La Tedeschi, seguita a ruota da Giuseppe Cruciani (ascoltare la Zanzara, ultimamente, è più divertente del solito), e da molti altri non lettori di Singer, forse tremano sapendo che se mai l’effective altruism prenderà piede, il loro modo di fare giornalismo, semplicemente, scomparirà. Perché lo sforzo che fanno non è giustificato dalla pochezza delle informazioni che riceviamo e, onestamente, il migliore dei mondi possibili è quello in cui girano meno informazioni che, se non proprio utili, siano almeno verificabili e senza cattive sorprese.

In conclusione, ci troviamo di fronte ad argomenti già trattati in passato e per nulla verificati da certi siti web e testate giornalistiche.

Ora che sapete qualcosa di più su Singer siete liberi di valutare le sue reali posizioni ed eventualmente, nonostante tutto, indignarvi o meno: la scelta è vostra, a me interessa solo raccontare le cose correttamente.

 

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.