DISINFORMAZIONE Lo studio EFSA e l’olio di palma. Allarme cancro?

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In questi giorni tornano sotto accusa l’olio e il grasso di palma, in particolare in un post pubblicato dal blog del deputato del Movimento 5 Stelle Mirko Busto e condiviso su “Il blog delle stelle“:

L’Efsa lancia l’allarme: l’olio di palma è cancerogeno! Serve sapere altro o è arrivato il momento di dire basta?

L’olio di palma è un killer: per la salute, per l’ambiente e per la nostra economia. E oggi si scopre che questa sostanza, presente quotidianamente sulle nostre tavole in prodotti da forno, dolci, torte, snack, cibi per l’infanzia e alimenti per lattanti, è altamente tossica e cancerogena.

Non ci sono evidenze che l’olio di palma sia cancerogeno. Secondo il documento dell’EFSA i dati tossicologici sono attualmente insufficienti e sono necessarie ulteriori ricerche per colmare le lacune riguardanti la tossicità e gli effetti di queste sostanze. Queste sostanze sono presenti anche in altri oli vegetali, le margarine e alcuni prodotti alimentari trasformati (come prodotti da forno, dolci, torte, snack,…) indipendentemente o meno dalla presenza di olio di palma perché nei processi di trasformazione industriale si sviluppano gli stessi tipi di contaminanti.

Secondo quanto riportato dall’Efsa, l’olio di palma contiene tre sostanze tossiche, di cui una genotossica e cancerogena

L’olio di palma non le contiene, ma queste sostanze si sviluppano dopo aver subito il processo di raffinazione ad alte temperature (circa 200°C). Inoltre nel documento si riporta che i “trattamenti cronici con glicidolo aumentano l’incidenza di tumori in diversi tessuti di ratti e topi, probabilmente attraverso un meccanismo genotossico”, scrivono gli esperti dell’EFSA, che classificano i GE come un potenziale rischio  per la salute pubblica. Non esistono quindi dati certi sui meccanismi di genotossicità e cancerogenicità nell’uomo.

Sostanze cancerogene e genotossiche non devono essere presente negli alimenti

Questo è ovvio. Così per dire: nell’elenco di agenti che possono incrementare il rischio di cancro nell’uomo, composto da 4 gruppi vi è la presenza, nel Gruppo 2B di carcinogeni POSSIBILI, di alcune sostanze vegetali come la caffeina (possibilmente implicata nel cancro della vescica ma coinvolta probabilmente nella protezione dal cancro nell’intestino crasso), il metileugenolo contenuto nel basilico, e, dal 26 Ottobre 2015, anche l’estratto di Aloe vera e di Ginko Biloba.

Approfondimento

L’olio e il grasso di palma sono così pericolosi? Se raffinati ad alte temperature, sì. A dirlo è l’EFSA (European Food Safety Authority), l’autorità europea per la sicurezza alimentare in un dossier di 160 pagine pubblicato in questi giorni.

Facciamo però chiarezza: a dire il vero, sebbene il maggior incriminato sia l’olio di palma, bisognerebbe puntare il dito anche contro altri alimenti.

Il rapporto dell’EFSA non si concentra sui rischi per la salute pubblica derivanti dall’olio di palma in sé, ma da tre contaminanti citati, presenti in diversi cibi, che si formano durante le lavorazioni alimentari, in particolare quando gli oli vegetali subiscono il processo di raffinazione ad alte temperature (circa 200°C): glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e loro esteri degli acidi grassi.

I processi di raffinazione ad alte temperature utilizzati per ottenere l’olio di palma sono previsti anche in altri oli vegetali e, le margarine e alcuni prodotti alimentari trasformati, sviluppano gli stessi tipi di contaminanti.

“I contaminanti da processo a base di glicerolo presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati, danno adito a potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti di tutte le fasce d’età giovanile e per i forti consumatori di tutte le fasce d’età.”

In questo documento si evidenzia come più elevati livelli di GE, di 3-MCPD, 2-MCPD e loro esteri degli acidi grassi siano stati rinvenuti in oli di palma e grassi di palma, seguiti però da altri oli e grassi.

Il problema riguarda quindi la raffinazione di oli vegetali e margarine non derivati dalla palma, nonché la lavorazione industriale di cibi, diversi dagli oli e grassi, come patatine, prodotti da forno, dolci e biscotti.

Nel dossier si fanno anche dei distinguo tra le diverse classi di contaminanti.

Per stabilire il rischio, gli esperti dell’EFSA hanno valutato le informazioni sulla tossicità del glicidolo (sostanza ottenuta dopo l’ingestione dei GE) e le evidenze disponibili suggeriscono che il glicidolo sia genotossico e cancerogeno.

“Trattamenti cronici con glicidolo aumentano l’incidenza di tumori in diversi tessuti di ratti e topi, probabilmente attraverso un meccanismo genotossico”, scrivono gli esperti dell’EFSA, che classificano i GE come un potenziale problema per la salute pubblica. La dott.ssa Helle Knutsen, presidente del gruppo CONTAM (il gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sui contaminanti nella catena alimentare), aggiunge che “il gruppo CONTAM non ha stabilito un livello di sicurezza per i GE”, esprimendo tuttavia una preoccupazione particolare per i bambini in quanto maggiormente esposti a queste sostanze. Per i consumatori di tre anni di età e oltre, margarine, merendine, dolci e torte sono risultati essere le principali fonti di esposizione a questa sostanza.

Diverso è il rischio da esposizione a 3-MCPD come la stessa dott.ssa Knutsen ha spiegato: “Abbiamo fissato una dose giornaliera tollerabile (DGT) di 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno (µg/kg di peso corporeo/giorno) per 3-MCPD e i suoi esteri degli acidi grassi sulla base delle evidenze che collegano questa sostanza a un danno d’organo nei test sugli animali”, specificando che questa dose risulta superata nelle prime fasce d’età.

Per quello che riguarda 2-MCPD ha poi aggiunto che “le informazioni tossicologiche sono tuttavia troppo limitate per stabilire un livello di sicurezza per 2-MCPD”, evidenziando che i dati tossicologici sono attualmente insufficienti.

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Tabelle relative al contenuto delle sostanze in esame nei diversi oli e grassi.

Nel documento dell’EFSA si evidenzia che i livelli di GE negli oli e grassi di palma, pur rimanendo alti, si sono dimezzati tra il 2010 e il 2015, grazie alle misure volontarie adottate dai produttori, contribuendo alla diminuzione dell’esposizione dei consumatori a dette sostanze.

In conclusione, gli esperti dell’EFSA hanno espresso una serie di raccomandazioni perché si conducano ulteriori ricerche per colmare le lacune riguardanti la tossicità e gli effetti di queste sostanze, al fine di gestire i potenziali rischi e tutelare la salute del consumatore.

Cosa fare? La soluzione è quindi l’eliminazione del solo olio di palma? Non sarebbe sufficiente. Oppure di qualsiasi sostanza a rischio? Sarebbe sicuramente la scelta ideale, ma non del tutto compatibile con la nostra vita in questo mondo.

Da sempre la chiave è stata e sarà quella di seguire uno stile di vita sano e un’alimentazione più varia possibile, evitando gli eccessi, privilegiando il consumo di oli vegetali ottenuti dalla spremitura a freddo e limitando il consumo di alimenti ricchi in grassi ed eccessivamente lavorati a livello industriale: insomma niente di nuovo per noi consumatori, tutto come una volta.

Fonti:
http://www.efsa.europa.eu/it/press/news/160503a
http://www.efsa.europa.eu/…/files/main_documents/4426.pdf

Un ulteriore lettura consigliata: Butac.

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