DISINFORMAZIONE Choc in Turchia, governo approva la pedofilia

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Tra le richieste pervenute oggi c’è quella riguardante l’articolo del 10 gennaio 2016 pubblicato dal sito spazzatura “Catena Umana” dal titolo “Choc in Turchia, governo approva la pedofilia“. Il giorno prima la stessa notizia venne pubblicata da un altro sito simile chiamato “Riscattonazionale“. Entrambi, in realtà, copiano e incollano un articolo del 9 gennaio 2016 pubblicato da Il Giornale dal titolo “Una fatwa scuote la Turchia: così viene incitata la pedofilia“.

A parte che entrambi i siti guadagnano dai banner pubblicitari e dalle visite sfruttando il lavoro altrui, notate che il titolo è stato palesemente modificato ad arte per far pensare che in Turchia il governo abbia approvato la pedofilia: falso! Si tratta di un classico esempio di becero clickbait.

Veniamo all’articolo de Il Giornale:

Il Consiglio governativo per gli affari religiosi definisce “controversi” i rapporti fra padre e figlie minori, ma chiarisce che le bimbe “non devono avere meno di dieci anni”

La Turchia laica è sotto choc per una fatwa pubblicata dal Consiglio per gli affari religiosi (Diyanet) in cui non si esclude la liceità di rapporti incestuosi tra padre e figlia “a patto che quest’ultima abbia più di nove anni.”

La massima autorità religiosa in Turchia, tutelata dalla legge con il compito di “illuminare i cittadini in merito all’islam”, ha risposto sul proprio sito internet a una domanda di un utente anonimo circa la validità del matrimonio in caso che il marito dovesse provare sentimenti “lussuriosi” verso la propria figlia. All’anonimo internauta è stato risposto che la questione era controversa e che gli studiosi islamici in materia non forniscono una risposta univoca.

La scuola hanafita citata tra gli altri dal Diyanet, vieterebbe queste manifestazioni d’affetto morboso, ma nella fatwa viene anche specificato che “le figlie in ogni caso devono avere più di nove anni e il contatto non dev’essere così stretto da risvegliare sentimenti peccaminosi nel padre”. Un parere che ha immediatamente scatenato la durissima reazione dell’opinione pubblica e della stampa, che ha accusato il Diyanet di istigare alla pedofilia, costringendo il Consiglio per gli affari religiosi a rimuvovere la fatwa dal proprio sito, che è stato chiuso “per manutenzione”.

Dal Diyanet si sono difesi spiegando che “tutte le opinioni che mancano di giudizio e morale non possono essserci attribuite“, e anzi attaccando l’autore della domanda, che sarebbe stata posta in modo tendenzioso grazie a “trucchetti” e “giochi di parole”. Per buona misura, hanno poi minacciato di querela chiunque pubblichi questa storia.

Poco tempo fa lo stesso Diyanet aveva pubblicato un’altra fatwa in cui si bollava come sconveniente che coppie non sposate camminassero per mano, convivessero o trascorressero troppo tempo insieme.

Se almeno gli utenti si fossero degnati di leggere l’articolo copia incollato dai due siti “copia incollatori” avrebbero compreso la realtà della notizia: il governo turco non ha approvato la pedofilia!

L’otto gennaio 2016, e ben prima dell’articolo de Il Giornale, il Consiglio governativo per gli affari religiosi pubblicò il seguente comunicato:

BASIN AÇIKLAMASI

Bugün bazı internet sitelerinde Din İşleri Yüksek Kurulu Başkanlığı Dini Bilgilendirme Platformu’na dayandırılarak verilen ifadeler ve bu çerçevede metinde yer alan akıl ve ahlaktan yoksun görüşler Din İşleri Yüksek Kurulumuza ve Başkanlığımıza isnat edilemez.

Elektronik ortamda türlü hile ve desiselerle, çeşitli kelime oyunlarıyla, kendisini vatandaş yerine koyarak platforma soru sorup aldığı cevapları da tahrif ederek, bunu Başkanlığımızı itibarsızlaştırmanın bir yöntemi olarak kullanmak hiçbir akıl ve vicdan tarafından kabul edilemez.

Bazı medya kuruluşları tarafından bu tür sapkın, çarpık yorum ve değerlendirmelerin bütün bir topluma Başkanlığımızın görüşü olarak takdim edilmesi hiçbir ahlaki temelle ve duyarlılıkla ilişkilendirilemez.

Söz konusu haberle ilgili olarak tüm yasal haklarımızı kullanacağımızı kamuoyuna saygıyla duyuruyoruz.

Diyanet İşleri Başkanlığı
Basın ve Halkla İlişkiler Müşavirliği

Per farla breve, le dichiarazioni pubblicate nel commento di risposta nel sito sono state ritenute dallo stesso Consiglio irragionevoli, immorali e che non possono essere attribuite al Consiglio superiore degli affari religiosi e alla sua Presidenza.

Diffondere falsità modificando le notizie, copiando e incollando e di conseguenza sfruttando il lavoro altrui, sfruttando un tema così odioso come la pedofilia e incitando odio verso gli altri con l’obiettivo di monetizzare è tipico dei siti spazzatura. Non vi stanno informando, vi stanno precisamente prendendo per il c**o.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.