Internet day. L’Italia ha scoperto il Web, ma il Web ha scoperto gli utonti

internet-day-utonti

Il primo “ping” della storia italiana avvenne il 30 aprile 1986. Dopo 30 anni siamo passati da un piccolo segnale a una moltitudine di “pacchi” senza senso e a volte dannosi. Ammetto di essere estremamente critico, ma se non ci diamo una regolata il Web prenderà veramente una brutta piega.

In questi ultimi due anni nel mondo del debunking ne ho viste di tutti i colori e, soprattutto, mi sono reso conto che molti utenti tendono a lasciarsi trasportare eccessivamente di fronte ad enormi buffonate e cialtronerie.

Ho visto cose che voi umani...
Ho visto cose che voi umani…

Internet ha dato voce a quei personaggi che prima non potevano accedere al mezzo di comunicazione più diffuso e più potente: la televisione. Quante volte ho letto la frase “quello che non ti diranno mai” e quante volte mi sono posto la domanda sul perché, ma la risposta infine è soltanto una: “sono una marea di stupidaggini“.

Il 29 aprile 2016, il primo giorno di questo “Internet Day”, nella casella email delle segnalazioni di Debunking.it ricevo il seguente messaggio:

Diffondere bufale e’ inutile? e quanto piu’ inutile e’ addirittura farne un blog, un sito ? se alla gente piace leggere bufale o raccontarle voi non avete niente di meglio da fare che perdere tempo a fare i debunkers? inutili piu’ delle bufale.

Tutto ciò è avvenuto dopo la pubblicazione di un articolo molto critico nei confronti di una vergognosa pagina Facebook che aveva diffuso un video lanciando un’inutile e dannosa caccia all’uomo. Per incentivare la sua diffusione, la pagina incitava gli utenti a far raggiungere le 100 mila condivisioni per aiutare la Polizia. Operazione inutile, perché il video era del 2013 e l’uomo ricercato si presentò dalla Polizia stradale il giorno dopo l’accaduto. Ecco la conclusione dell’articolo di debunking:

Queste pagine e questi siti andrebbero chiusi, sono un danno per la nostra società. Invito gli utenti a non diventare complici dei gestori di quelle due realtà.

Probabilmente questa conclusione ha dato fastidio al “signor nessuno” che, come tantissimi utenti, si nasconde dietro a quel presunto anonimato tipico da “leone da tastiera”. Non è il primo e non è l’unico, ma è estremamente utile per spiegare il pensiero che volevo trattare durante questo “Internet Day”.

Agli utenti piace leggere le bufale e diffonderle? Se parliamo di satira in stile Lercio posso anche accettarlo, ma se si tratta di storie false che diffondono rabbia e odio, come quelle intitolate “immigrato palpeggia ragazzina e patrioti lo massacrano di botte”, o storie che spacciano presunte cure miracolose, come quella del bicarbonato e i tumori ad opera di ciarlatani truffatori, non è assolutamente accettabile e di fatto dannoso. Gli unici “utenti” a cui possono piacere certe falsità sono in primis quelli che ci guadagnano, alle spalle della gente, e coloro che le diffondono per necessità puramente ideologiche e/o politiche.

Ad aggiungersi ai bufalari di professione ci sono anche i cosiddetti “sciacalli“, coloro che sfruttano le disgrazie altrui per ottenere un vantaggio che spesso si concretizza con “mi piace” e condivisioni per i loro profili o le loro pagine Facebook, facendosi “belli e buoni” di fronte ad un pubblico di fatto ingannato per il semplice fatto di avere realmente, rispetto a loro, un minimo senso d’umanità.

Nel corso degli anni ho notato che “sbufalare” ha dato fastidio a molti utenti che, di fronte all’evidenza dei fatti, si è sentito “accusato” di essere “stupido” o peggio ancora. Tutti possono cascare in una bufala, nessuno è perfetto, ma riconosco che parecchi reagiscono male di fronte al debunking arrivando addirittura a giustificare se stessi e le stesse bufale addirittura con affermazioni del tipo “è verosimile”. Tali reazioni non dimostrano affatto intelligenza e maturità.

Internet ha fornito un vero e proprio megafono ai dispensatori di menzogne, bufalari, complottari arrivando fino ai veri e propri truffatori. Gli utenti che seguono e difendono ad ogni costo questi personaggi, nonostante l’evidenza dei fatti, non sono utenti: sono complici di un vero e proprio tumore che danneggia il Web e la nostra società.

Il debunking serve proprio ad evitare che altri diventino come loro. Non siate complici, siate intelligenti e maturi.

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.