ALLARMISMO Il fisco vi spia anche sui social? Facciamo chiarezza

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Circola la notizia secondo cui il fisco “vi potrebbe chiedere l’amicizia su Facebook” per controllarvi. Riporto giusto per iniziare le prime citazioni in merito riportate da due testate giornalistiche, quella citata nelle richieste di verifica (Il Giornale) e quella che ritengo “incredibile” (Secolo d’Italia).

Il Giornale": "Il Fisco adesso chiede l'amicizia su Facebook. Le indagini fiscali infatti adesso verranno portate anche con le analisi sui profili dei social network"
Il Giornale”: “Il Fisco adesso chiede l’amicizia su Facebook. Le indagini fiscali infatti adesso verranno portate anche con le analisi sui profili dei social network”
Secolo d'Italia: "Il fisco vi spia ovunque, anche sui social. Occhio alle foto che postate su Fb…"
Secolo d’Italia: “Il fisco vi spia ovunque, anche sui social. Occhio alle foto che postate su Fb…”

Mentre Il Giornale afferma che il Fisco chiederà l’amicizia (, il Secolo d’Italia va oltre:

Occhio ai “like”: un gradimento con il pollice in su, su una foto della Ferrari o della villa di Briatore, potrebbe costarvi un accertamento del fisco. Per non parlare delle immagini che postate voi: vacanze, auto nuove, eventi a cui partecipate, annunci di acquisti, capi di abbigliamento ostentati in bacheca. Tutto, per gli esattori del fisco, farà brodo pur di incastrarvi e smascherare il vostro reale tenore di vita.

Cerco un attimo di capire: da che parte è il Secolo d’Italia? Dalla parte degli evasori invitandoli a stare attenti? Inoltre, credete davvero che fare un “mi piace” sulla foto di una Ferrari o della villa di Briatore vi possa mettere nei guai con il Fisco? Siamo seri?

Ricordiamoci che l’evasione è un danno per il Paese e che nel 2015 ci fu un recupero record pari a 14,9 miliardi. Non parliamo di spiccioli.

La circolare dell’Agenzia delle entrate

Parliamo della circolare 16/E del 28 aprile 2016 pubblicata dall’Agenzia delle entrate, avente come oggetto “Anno 2016 – Prevenzione e contrasto all’evasione – Indirizzi operativi“, che ha come obiettivo cambiare il metodo di lavoro dei controlli e degli accertamenti. In che maniera? Il Fisco svolgerà le sue attività in maniera meno stringente nei confronti dei privati cittadini e debitori di piccoli importi, mentre sarà più deciso contro l’evasione incallita e pericolosa. Questo, tuttavia, non viene affatto detto nei due articoli di giornale sopra citati e si rivolge ai lettori in generale. Siete tutti grandi evasori? Siete tutti dei ricconi? Comunque sia, avete qualcosa da nascondere?

In un’intervista a Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle entrate, dichiara quanto segue:

Repubblica: Con la sua circolare lei invita i 40 mila colleghi dell’Agenzia a usare “proporzionalità e ragionevolezza” quando si agisce con le presunzioni di evasione. È una questione tecnica, ma ha un risvolto assai importante come sanno coloro cui è capitato un accertamento di questo tipo: parliamo di redditometro, studi di settore, soldi in banca.
Orlandi: “C’è un caso di scuola di un piccolo imprenditore agricolo a cui è stato contestato un reddito di due milioni. Un po’ troppo, in quella circostanza! Ora io dico ai miei: calma e gesso prima di far scattare l’accertamento fiscale ed entrare in quel tunnel. Mettiamoci la testa. Le presunzioni, come il patrimonio in banca, il redditometro o gli stessi studi di settore, sono strumenti utili, ma se usati in modo indiscriminato non portano a nulla. Bisogna chiamare il contribuente, chiedere ragione della spesa o della somma di denaro in banca, dargli la possibilità di spiegare le esatte ragioni“.

[…]

Repubblica: L’idea è di risparmiare forze per concentrare il tiro sugli evasori incalliti.
Orlandi: “Esattamente. Con questa operazione noi risparmiamo il 10 per cento del tempo di lavoro che fino ad oggi destinavamo alla minutaglia e ci concentriamo sulla lotta all’evasione più incallita e pericolosa“.

Frasi per le quali un contribuente dovrebbe gioire, ma anche un piccolo imprenditore e così via, anche perché si punterà al contrasto dei veri e consapevoli evasori (voi lo siete?).

Come si è arrivati a parlare di Facebook?

Nella circolare vi è un riferimento all’utilizzo delle cosiddette “fonti aperte” (pagina 9):

Anche nel 2016 sarà perseguito uno specifico impegno per far sì che le banche dati vengano tempestivamente arricchite nei loro contenuti con dati qualitativamente corretti, così da supportare in modo sempre più efficace l’attività di analisi del rischio e lo sviluppo e implementazione di nuovi percorsi di indagine e selezione.

Dal punto di vista operativo, alle notizie ritraibili dalle banche dati si aggiungono quelle che pervengono da altre fonti, ivi incluse fonti aperte, per cui lo scenario informativo è ampio e variegato.

Fermo restando che per “fonti aperte” vengono intese anche le autorità fiscali estere, un’interpretazioni con i social network può risultare condivisibile, ma il controllo dei profili o delle pagine Facebook era già in atto anche prima e non ci sarebbe alcuna novità in merito. Dal sito Contribuenti.it vi è un comunicato stampa del 10 aprile 2016 che riporta quanto segue:

Secondo la ricerca di Contribuenti.it, presentata oggi a Napoli, l’Amministrazione finanziaria per controllare se gli scontrini fiscali emessi dai ristoranti, pizzerie e pasticcerie corrispondono al vero, sta passando al setaccio le pagine Facebook, Instagram e dei Blog per stanare i trasgressori, incrementando del 270% l’uso delle informazioni raccolte on line, negli ultimi nove mesi.
Una foto pubblicata su Instagram o Facebook di una pizzeria, ristorante o pasticceria con folla all’ingresso, una recensione positiva su un Blog di settore, una pubblicità smisurata della propria attività hanno l’effetto non solo di attirare clienti, ma anche i militari dalle Fiamme gialle e i funzionari dell’amministrazione finanziaria per elevare verbali ed accertamenti induttivi con gravi conseguenze per gli stessi imprenditori ed artigiani.

Attenzione però, si parla di “accertamenti induttivi”. La nuova circolare tratta proprio questa tematica.

Quanto potrebbero valere le indagini su Facebook e i social?

Poco in realtà. Essi non sostituiranno e non avranno lo stesso valore di altri strumenti di indagine ed elementi probatori tradizionali. I social network vengono già utilizzati oggi giorno per molte indagini da parte delle forze dell’ordine, ma in questo caso servono solo per ottenere informazioni utili su cui poter indirizzare gli investigatori.

Rispetto al caso sollevato dal sito Contribuenti.it, gli accertamenti induttivi vengono esclusi mentre vengono incentivati quelli realistici soprattutto su cifre rilevanti. Ecco quanto riportato nella circolare dell’Agenzia delle entrate (pagina 17):

Vanno del pari assolutamente evitate ricostruzioni induttive, soprattutto se di ammontare particolarmente rilevante, effettuate senza valutare in modo attento e preciso la coerenza del risultato ottenuto con il profilo del contribuente e con l’attività dallo stesso svolta.

Inoltre bisogna considerare la possibilità del contribuente di poter porre il suo “contradditorio”, necessario all’Agenzia delle entrate per rendere più realistica la ricostruzione dei fatti (pagina 16):

Il controllo dovrà del pari essere finalizzato alla definizione della pretesa tributaria, garantendo l’effettiva partecipazione del contribuente al procedimento di accertamento. In quest’ottica il contraddittorio assume nodale e strategica centralità per la “compliance” e, come tale, dovrà essere considerato un momento significativamente importante del procedimento e non un mero adempimento formale.
Un’attività di controllo sistematicamente incentrata sul contraddittorio preventivo con il contribuente, da un lato rende la pretesa tributaria più credibile e sostenibile, dall’altro scongiura l’effettuazione di recuperi non adeguatamente supportati e motivati perché non preceduti da un effettivo confronto.

Conclusioni

Soltanto una domanda: se vi siete allarmati in seguito a questa notizia, cosa avete da nascondere?

 

David Tyto Puente

Nato a Merida (Venezuela), vive in Italia dall'età di 7 anni. Laureato presso l'Università degli Studi di Udine, opera nel campo della comunicazione e della programmazione web.