POLLO PER POLLI? (articolo informativo)

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Stanno girando in rete alcuni video che mostrano polletti secchi e striminziti che vengono “gonfiati” con una siringa e resi in questo modo grossi e appetitosi.
Partendo dal presupposto che nessuno di questi video risulta essere stato girato nel nostro paese, vediamo di cosa si tratta.

Il fatto in sé non è da considerarsi una bufala. È facile reperire in Internet studi e analisi sulle carni gonfiate, ma è praticamente impossibile trovarne uno che sembri provenire dall’Italia, dove l’allevamento e la macellazione sono regolati da normative piuttosto severe.
I polli analizzati nel caso specifico, provengono infatti dai Paesi Bassi (per essere distribuiti principalmente nel Regno Unito), dove le carni possono essere addizionate con acqua e proteine idrolizzate, derivate dallo scarto di pollo stesso o di altri animali tra cui suini e bovini. Questo viene fatto per far sì che risulti visivamente più appetibile, riuscendo ad assorbire fino al 50% circa di acqua in più. Il processo in sé è consentito, a patto di essere dichiarato sull’etichetta: cosa che non sempre avviene in modo chiaro, come spiegato nell’interrogazione europarlamentare di cui riportatiamo il testo integrale qui.

Come indicato dagli europarlamentari De Roo (NL),  Whitehead (PSE), Wallis (ELDR), il problema riguarda in particolari modo le carni provenienti dai paesi bassi e destinate alle macellerie Kosher e Islamiche del Regno Unito ed è relativo non solo al contenuto in acqua delle carni, ma soprattutto al fatto che queste sono addizionate con proteine non di pollo che poi vengono sottoposte a trattamenti enzimatici che ne camuffano il DNA. Pertanto, una macelleria Halal o Kosher può vendere un prodotto che contiene proteine di carne suina, che è doppiamente inaccettabile trattandosi di una frode ideologica oltre che economica.
Dal punto di vista igienico, non è dannoso per la salute consumare alimenti ricchi di acqua, né le proteine aggiunte possono rivelarsi portatrici di particolari patologie poiché il trattamento enzimatico utilizzato, come già spiegato, ne distrugge il Dna; in ogni caso alcuni risvolti possono suscitare qualche perplessità e ansia del tutto comprensibili (e strumentalizzabili) in merito, come riferito da Whitehead (PSE): “non soltanto raccomandando di migliorare l’etichettatura e i test, – anche se ciò è necessario – ma anche adottando provvedimenti per dichiarare illegali queste attività che configurano una vera e propria frode a danno del pubblico e che possono destare grave preoccupazione; l’iniezione di proteine bovine infatti – che i responsabili della frode hanno ammesso provenire da paesi affetti dall’ESB (mucca pazza n.d.r.) senza che venissero effettuati test specifici – può essere motivo di grande inquietudine da parte del pubblico.”

Abbiamo effettuato ulteriori ricerche per capire se dal 2003, anno a cui risale la presente interrogazione, vi siano stati sviluppi riguardanti le norme in merito ai processi di lavorazione delle carni di pollo; purtroppo al momento non abbiamo trovato nulla.
Ciò ci induce a credere che tale pratica sia tuttora in uso indiscriminatamente nei paesi citati.
Non circolando, al momento, alcun video proveniente dall’Italia che dimostri analoghi procedimenti di “gonfiaggio” attuati nel nostro paese, possiamo solo esortare ad acquistare carni di provenienza certa e controllata, magari con un consumo più saltuario, privilegiando la sicurezza al fattore economico.  A tal proposito invitiamo a leggere le norme sulla commercializzazione delle carni di pollame in Italia attualmente in vigore.
E sperare che vengano presto imposti protocolli che non permettano più di ingannare i consumatori.

Maria Grace Fleed e Paola

credits:
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+CRE+20030701+ITEM-011+DOC+XML+V0//IT

http://www.pieronuciari.it/wp/la-disciplina-sanzionatoria-sulletichettatura-delle-carni-di-pollame/

 

 

*Mary*

*Mary*

Debunker di giorno, poetessa di notte. Non mi laureo in Medicina e Chirurgia, né mi specializzo in Neuropsichiatria ma, dopo aver abbandonato la facoltà, lavoro felicemente molti anni per una grande azienda di carte di credito. Faccio bouquet di caramelle senza assaggiarne nemmeno una: dovrebbe indicare una volontà di ferro, ma la verità è che non mi piacciono le caramelle.
  • Restiamo uno dei Paesi coi controlli più attenti.
    Cionondimeno, le frodi alimentari (e non solo) esistono anche da noi.
    Speriamo che questa in particolare la si abbia scampata, almeno nella grande distribuzione.