Sappiamo vedere la televisione, ma senza saperla leggere.

12083740_10206236284718566_1046328140_n
12083740_10206236284718566_1046328140_n
 “Le Iene” è una trasmissione che vanta una forte fidelizzazione da parte di un pubblico di cultura media, ha raccolto negli anni servizi di un buon livello e nell’immaginario comune è un luogo in cui le persone comuni trovano voce.

La modalità con cui vengono trattati gli argomenti scientifici è però di una certa bassezza di intenti. Premettendo la necessità di ogni testata giornalistica di trattare un caso alla volta, fornendo notizie anche quando non ci sono significativi cambiamenti pur di mantenere la serialità (Fonte: “Scienza e media ai tempi della globalizzazione” – Greco & Pitrelli, qui il link affiliato) e quindi l’attenzione del pubblico; un meccanismo ben riconosciuto da chi studia questi fenomeni, ritengo ad ogni modo che la modalità di sfruttamento degli argomenti stessi sia moralmente inaccettabile, e soprattutto che non sia un semplice “raccontare delle storie”, come dichiarato dai loro portavoce allo scoprirsi le tombe sulla vicenda Stamina.

In generale, come vengono affrontati i casi importanti da Le Iene? Cosa ha costruito la fidelizzazione e anzi la fiducia totale del pubblico, che considera la trasmissione una fonte attendibile di informazione?

Innanzitutto le grosse inchieste si inseriscono in un malcontento preesistente: corruzione, poca chiarezza da parte delle istituzioni e disperazione di soggetti che diventano familiari agli utenti. Il tutto partendo da un caso personale, come è stato per la storia dell’uomo che si dice guarito dal tumore grazie alla dieta raw vegan.

Il servizio generalmente parte con una iena che dice qualcosa tipo “ci ha chiamati il signor X”, sottintendendo che qualcuno ha chiesto il loro aiuto. In mano una lettera, o documenti che attestino la sincerità del testimone, o spesso un telefono col quale chiamare, davanti a noi, facendoci quindi collaboratori dell’inchiesta, qualcuno implicato nella questione.

L’inquadratura prende solo una parte della scrivania, e la telecamera è mobile, come se fosse il nostro sguardo semovente,, lo sguardo di ognuno di noi seduto in salotto o a tavola, che cambia quindi lato dell’inquadratura continuamente. La parte della scrivania non in vista ci fa immaginare una riunione di redazione, alla quale partecipano altri individui non inquadrati, come non lo siamo noi. Anche noi facciamo parte della riunione.

Il servizio sul signor Antonio (5 Marzo 2014, qui) parte invece direttamente dalla storia strappalacrime: vengono inquadrati lui, la moglie, i figli e la voce recita “loro sono x, la moglie y e i figli z e q, e hanno una storia STRAORDINARIA da raccontare”. Durante il racconto la iena è a destra (lato della fiducia), noi risultiamo alla sua sinistra, di fianco a lui, e ascoltiamo la storia di Antonio. Noi quindi siamo nuovamente dei collaboratori. Il racconto viene effettuato con una voce soffiata e malinconica, le informazioni sono parziali. Infatti non viene detto che il signor Antonio aveva fatto, prima della diagnosi che vedeva il ritorno di una massa maligna nel cervello precedentemente curato, una radioterapia di modernissima concezione che mostra risultati anche due mesi dopo la fine delle sedute. Infatti lui ha effettuato queste lastre perché routine della cura, controllo dei probabili miglioramenti di cui ci si aspettava. Da queste lastre inizialmente risultava ancora un residuo, e quando ne ha effettuate di successive risultò la retrocessione, della quale secondo lui la responsabilità era della dieta raw vegan, consigliata dal figlio, già vegano, che si era “informato su internet” e tramite testi già riconosciuti ad oggi non attendibili dalla comunità scientifica. Le inquadrature non sono mai frontali, la sensazione è di essere nel salotto con loro.

A questo punto viene presentata una specialista. L’inquadratura della dottoressa, in camice, è frontale, mani sulla scrivania; attorno una cornice di attestazioni, titoli di studio, definizione dell’ impiego all’Ospedale San Raffaele (in seguito si è scoperto che la dottoressa non era impiegata presso l’Ospedale bensì era una consulente esterna). La dottoressa cita studi mai comprovati dalla comunità scientifica come se invece lo fossero, ma l’immagine che le viene costruita attorno suggerisce autorevolezza. I risultati vengono in seguito attribuiti alla dieta, e a una non meglio identificata “Acqua alcalina”. Assurdità pronunciate ad un pubblico ignorante in materia, ma con la giusta autorevolezza. Il latinorum di Abbondio.

Il servizio segue con un invito a cena. La Iena assaggia piatti elaboratissimi a base di verdura frutta e semi soprattutto crudi, confessando di aver cambiato idea, prima era incredulo, ma ora, forse..

Nel frattempo grazie all’ inquadratura noi siamo sempre a tavola con loro.

Il giorno dopo la Iena accompagna Antonio ad un controllo e parla con l’oncologa, che non vuole apparire in televisione. Ma lo staff non sceglie un’altro medico meno timido, cui creare la cornice di titoli e dare lo stesso aspetto credibile e autoritario della dottoressa vegana. L’oncologa, non inquadrata, spiega che il caso del signor Antonio non è l’unico, che una retrocessione del tumore può capitare anche a distanza di anni, che la tipologia di radioterapia che ha effettuato ha dato buoni risultati anche in altre persone a distanza di mesi o anni. Persone che non avevano modificato la loro alimentazione. Il giudizio dell’oncologa viene liquidato come un’opinione, si torna alla nutrizionista la quale spiega come il cambio di alimentazione possa far GUARIRE dalle malattie. Addirittura il diabete e il morbo di Chron. Alla truffatrice viene dato moltissimo spazio in chiusura.

 A mio avviso il modo in cui è stato presentato questo caso è vergognoso e marcia sulla creduloneria tipica dell’Italia, di cui De Martino stilò residui di pratiche magiche e dove oggi troviamo complottismi e pseudoscienze.
Ma il caso più eclatante in cui Le Iene hanno fallato di logica e morale è il caso Stamina.
 Il primo servizio rintracciabile sul sito risale al 2 Giugno 2013 (lo trovate qui), successivamente ad una manifestazione disperata dei malati e dei genitori dei malati di Sla e malattie degenerative dello stesso tipo, che Vannoni pretendeva di curare con un siero contenente tutto tranne staminali che potessero generare cellule neuronali.

Il servizio lascia molto spazio alle riprese della gente disperata, in tono tipicamente populista, gli unici dal comprensibile atteggiamento. Golia con l’espressione dispiaciuta e indignata fa parlare le famiglie, e nonostante si dica chiaramente che il metodo non può essere riprodotto in laboratorio il giorno seguente al servizio nessuno si domanda il perché. Si dà la parola a Vannoni, il quale è specializzato in comunicazione persuasiva, sulla quale materia ha scritto anche un libro, e che denigra la sperimentazione ufficiale sottolineando i lati negativi, innanzitutto il tempo necessario, che condanna i malati di oggi a morte certa.

Anche in questo caso l’inquadratura è frontale e Vannoni viene presentato con la sua cornice. L’atteggiamento sottolinea un vittimismo da eroe salvifico sottoposto a complotto. In seguito le testimonianze video dei bambini che avrebbero mostrato miglioramenti e le parole del neurologo Villanova, precedentemente scettico. (come nel precedente servizio era la Iena. Suggerisce di cancellare i dubbi ai telespettatori in maniera subdola)

Il servizio del 24 settembre (qui) titola “Staminali: rabbia e speranza”. E qui si evince un altro elemento persuasivo, ovvero la furbizia di Vannoni nell’aver chiamato il suo metodo “Stamina”: la popolazione ha creduto per mesi, e molti credono tutt’ora, che dire Stamina sia come dire a Staminali, che la sperimentazione di Stamina, bloccata, significhi il fermo alla sperimentazione sulle staminali in genere. Il dottore in lettere Vannoni usa la tendenza alla metonimia che Le Iene rafforzano con questo titolo.

Il servizio si apre con un genitore arrabbiato che ripete come un salmo “si devono vergognare”, riferendosi ai medici. Chiaramente i genitori, non scienziati, non comprendono che la ricerca molto probabilmente non salverà i loro figli ma potrebbe salvare i figli di qualcun altro in futuro.

La Iena Golia giustifica di continuo le motivazioni dei genitori, puntando come sempre sul pathos: utilizzo massiccio delle immagini dei bambini, chiamati ripetutamente per nome (l’opinione pubblica infatti conosceva bene, in quei mesi, i nomi dei bambini). Golia si siede sui lettini, accarezza i bimbi e addirittura li prende in braccio. Viene sottolineata la necessità per gli scienziati di vedere coi propri occhi i bambini migliorati. (messaggio: gli occhi bastano per capire)

1 ottobre (qui): “Scienziati contro la sperimentazione?” Manifestazione in cui due malati si incatenano davanti al parlamento, si ribadisce la necessità di vedere con i propri occhi i “risultati”, mettendo in dubbio continuamente la credibilità della scienza ufficiale. La famosa maglietta “Non voglio più morire”. La Iena mostra, dalla famosa scrivania, una rassegna stampa di scienziati che si oppongono alla sperimentazione, tra cui Veronesi, dalle colonne di una rivista. Intervistato Veronesi ribadisce il meccanismo della ricerca scientifica, braccato dalla Iena che cerca di fargli dire ciò che vuole. Inoltre continua a porre il dubbio sulla sperimentazione nelle sue modalità. Laddove venga detto che la sperimentazione DEVE partire dal laboratorio, la Iena insiste con il dover vedere i bambini. Convincendo l’opinione pubblica che l’empirismo sia più credibile ed efficace della sperimentazione in vitro coi suoi successivi step.

15 Ottobre (qui): “Il ministro dice no”.

Il servizio inizia con i malati che gridano “ci state facendo morire, non avete coscienza” e frasi di questo tipo. Comprensibili, ripeto, ma in questo contesto strumentalizzate.

Sono rivolti alla ministra Lorenzin che ha deciso per lo stop in seguito alle valutazioni della prima commissione.

I servizi continuano ad essere colmi di video dei bambini, alternati con la replica della risposta del dottor Bach, lo stesso spezzone della precedente puntata, presentato come massimo esperto di Sma, e ancora Villanova, il quale ribadisce la necessità di sperimentazione giustificata dai risultati, quindi sovvertendo le logiche della sperimentazione.

Le scene della Ministra Lorenzin braccata dai malati si alternano alle riprese in studio dove Golia, alla scrivania, contesta di continuo ogni affermazione mettendo in dubbio qualunque cosa. Il pubblico si fida di lui, che durante le scene della conferenza stampa ribadisce domande supponenti.ed espone la sua solita faccia “ma è sicuro? Mi sta prendendo in giro? Guardi che io non la bevo” intervistando eminenti professori. La famosa faccia di Giulio Golia*. La quale si rilassa solo nel momento in cui trova qualcuno che dice “sì, effettivamente andrebbero ascoltati i bambini”. Lo specialista che da loro ragione si trova in uno studio, frontale, con i suoi titoli scritti frontali, senza rumori di fondo. Al contrario degli altri che fin’ora erano laterali, nella folla, con i titoli scritti in piccolo lateralmente. Il servizio si chiude sulla manifestazione di apertura, musica colma di pathos.

22 Ottobre (qui): “Nessun miglioramento”.

Spiegone, ripetizione di spezzoni già visti.

La iena si fa beffa delle affermazioni della ministra Lorenzin, la quale afferma non esistano miglioramenti certificati dal punto di vista medico-scientifico. Con la smorfia beffarda Golia mostra, alla scrivania, cartelle cliniche in cui vi è ripetuto “Miglioramenti”, senza ovviamente alcuna valutazione oggettiva.

Successive testimonianze degli operatori degli Spedali di Brescia, tra i maggiori responsabili della truffa, e lista dei miglioramenti certificati nei bambini, tutti chiamati per nome e mostrati ripetutamente. Spezzone di una trasmissione in cui la ministra afferma non ci siano stati miglioramenti significativi a cui appigliarsi, risatina della Iena.

29 Ottobre (qui):

Manifestazione dei genitori, voce dei disperati che vengono presentati con descrizione laterale uguale a quella dei medici mostrati come non attendibili. Sono quindi i genitori allo stesso livello di scienziati ultra laureati.

Nuovo spiegone, nuove testimonianze anche di adulti malati. Si ribadisce nuovamente la necessità di vedere coi propri occhi i bambini.

Un’altra cosa che ho notato è che i testimoni che avvalorano la tesi che Le Iene vogliono portare avanti parlano con Golia ma senza che lui si intrometta tra loro e la telecamera, cioè noi. Invece i testimoni contrari vedono le loro parole interpretate dalle espressioni facciali di Golia che indirizzano il nostro punto di vista interpretando come dovremmo sentirci in merito.

Salto la puntata del 12 Novembre (che trovate comunque qui), quella in cui si parla del Papa che incontra Noemi, uno dei bambini malati; puntata – spiegone anche questa utile a mantenere la serialità e in cui si spiega che il Papa ha fatto “ciò che gli scienziati non hanno fatto” ovvero incontrato le famiglie. Come se il Papa fosse autorevole quanto gli scienziati in merito. Trovate poi qui la puntata successiva, sempre per ribadire il concetto di serialità delle notizie

22 Gennaio 2014 (qui)

E’ stato scelto un nuovo comitato con un presidente che Golia giudica “autorevole, importante”, ma prima di presentarlo riassume le tappe importanti della faccenda con una sequenza di spezzoni della trasmissione e rassegna stampa di telegiornali e giornali. Si descrive con la faccia corrucciata come e dove la precedente commissione avesse sbagliato. Hanno ragione loro, quindi.

La ragione totale viene rafforzata dalla ragione parziale, ovvero gli errori delle istituzioni in merito al permesso di somministrare la terapia come cura compassionevole, pagata dai contribuenti. In questa falla, e con la forza emotiva della forte quantità di immagini tristi e disperate, hanno costruito la credibilità di questa telenovela. Terribile è il modo in cui Golia ascolta il dottor Paolo Bianco, certamente non un buon comunicatore, il quale si altera non poco. Tra noi e lui c’è la Iena, rivolta verso noi, che fa gne gne verso il dottore, con l’espressione “parla tu che la schiena ti sente”

Di nuovo, invece, all’ascolto del direttore degli Spedali di Brescia vediamo solo la parte di testa vicina all’orecchio di Golia, che annuisce.

Piuttosto chiara la differenza tra raccontare una storia e costruire un’opinione pubblica, o sbaglio?

Eppure con questo servizio e successiva lettera aperta si ripuliscono di tutto ciò che, oggi sappiamo, è stato erroneamente affermato. L’opinione pubblica crede in parte ancora che Vannoni sia una vittima, E COMUNQUE hanno tanto sbagliato anche le istituzioni, quindi Governo ladro e Big Pharma schifo.

30 Gennaio 2014 (qui)

Viene presentato il presidente della nuova commissione che valuterà il metodo. Viene dato forte rilievo alle polemiche sollevate da molti scienziati: scrivania, rassegna stampa con evidenziature-illuminazione. Ovvero l’articolo è in oscuro, e le evidenziature sono in realtà fasci di luce. Caratteristica anche questa tipica.

Il nuovo professore è un buon mediatore e Golia lo ascolta senza mostrare le espressioni facciali, la voce è bonaria e la testa annuisce all’apertura di Ferrari il quale asserisce di voler ascoltare le famiglie e ringrazia piacionamente le Iene di aver contribuito a far parlare delle malattie neurodegenerative.

Il triste serial si conclude, ma le Iene si occupano nuovamente di argomenti scientifici nel servizio con cui ho iniziato questo saggio, di cui le affermazioni di poco corrette il 26 Marzo 2014 con un nuovo servizio che da voce ad un oncologo obiettivo (qui) ma punta comunque a rafforzare la linea di pensiero iniziale.

*La faccetta di Giulio Golia.

Inizialmente Golia si occupava di essere cattivo con truffatori e molestatori. Il servizio si apriva con l’inchiesta, un complice o direttamente la vittima che aveva richiesto supporto andavano con microfoni e telecamere nascoste dall’individuo becero e noi VEDEVAMO ACCADERE qualcosa di terribile. A questo punto Golia si innervosiva moltissimo, si trasformava i primi anni addirittura in Hulk, andava a parlare con l’individuo che si era macchiato di misfatto.

Quando ha smesso di diventare Hulk ha adottato “lo sguardino di beffa”. Intervistava il malfattore, il quale negava tutto e Golia, tra lui e noi, di spalle a lui, di tre quarti rivolto a noi, ascoltava con l’espressione “sì dì pure ciò che vuoi ma tanto noi sappiamo che menti” e sapevamo davvero che mentiva.

Questo atteggiamento però è poco serio se utilizzato nei confronti di scienziati, nell’ambito di una questione ancora non chiara sulla quale però loro hanno certamente più voce in capitolo dell’ex Hulk. Perché in questo caso ciò che abbiamo visto non è chiaro, non è oggettivo. Quindi farsi beffa di un’affermazione è fuori luogo, soprattutto se viene da gente che sa ciò che dice

(Blog della editor Paola, su cui il pezzo è uscito originariamente)

Link correlati:

BUFALA- Pomodoro made in China o sensazionalismo made in Italy? Aggiornato

paolak

Sono un'artista studiosa di Gender studies. Credo che sia possibile aprire le menti tramite l'arte, e necessario educare le persone al pluralismo, per annullare discriminazioni e differenze di trattamento.