BUFALA- Pomodoro made in China o sensazionalismo made in Italy? Aggiornato

W la pappappappa col popopopopopopomodoro?
W la pappappappa col popopopopopopomodoro?

Ieri sera l’inviata delle Iene, pelato infilzato sulla forchetta e sorriso sardonico, tuonava contro l’inadeguatezza delle leggi italiane per la tutela dei prodotti alimentari che arrivano sulle nostre tavole. Seguiva pittoresco reportage ove si alternano interviste in cui businessmen cinesi altrettanto pittoreschi denunciano la grettezza e la mancanza di scrupoli delle aziende alimentari nostrane ( eh già…avete capito bene da quale pulpito), primi piani su squallidi parcheggi industriali pieni bidoni blu contenenti pasta di pomodoro e video semituristici a spasso per le terredeifuochi del levante.
“Crediamo di essere sicuri di quello che mangiamo, e invece… Invece l’etichetta “prodotto in Italia” non significa nulla. Per pomodori, passate, ketchup, concentrati la dicitura significa anche solo “confezionato in Italia”. Ma quei pomodori non sono italiani, assolutamente. Ma quindi da dove arrivano? Dalla Cina! ”
Seguiva una serie di affermazioni su concentrati di pomodoro marcio allungate con prodotto sano e colorate, ragù con carne di vermi, liste di pesticidi illegali… e chi più ne ha più ne metta.
Nel servizio si afferma che in Italia la legge non obbliga a indicare la provenienza della materia prima per quanto riguarda le conserve e le passate e si invita a firmare una petizione online il cui testo è questo.

Tutto ciò E’ VERO?

E’ sufficiente fare qualche ricerca online per capire che, già parecchi anni or sono, il passaparola riguardo il pomodoro dagli occhi a mandorla spopolava in rete, tornando alla ribalta prepotentemente anno dopo anno. Le frodi alimentari esistono e non è nostra intenzione nasconderci dietro un utopico pensiero ottimistico, ma non solo non vi è nulla di nuovo o sensazionale nella denuncia in questione: infatti un servizio ben più sensazionale e accurato viene svolto con impegno dal Nucleo Antifrode come in questo caso del 2010… non solo, dicevamo, ma CI SONO AFFERMAZIONI NON VERITIERE.
Cosa dice, infatti, la legge? Davvero non è obbligatorio indicare sulla passata la provenienza dei pomodori?

La denominazione “passata di pomodoro” è riservata al prodotto ottenuto per spremitura diretta dal pomodoro fresco, sano e maturo. Il prodotto ottenuto per diluizione del concen- trato di pomodoro può essere posto in vendita sul mercato nazionale solo con una denomina- zione diversa e tale da non creare confusione con la “passata di pomodoro”.

L’art. 1 del D.M. 17 febbraio 2006 ha precisato che nell’etichettatura della passata di pomo- doro, deve essere indicata la zona di coltiva- zione del pomodoro fresco utilizzato.

Tale riferimento può essere realizzato indican- do alternativamente:
a) la zona effettiva di coltivazione del pomodoro fresco coincidente con la Regione;
b) lo Stato ove il pomodoro fresco è stato coltivato.

Meritano discorso a parte sughi pronti e prodotti derivati, in quanto è effettivamente possibile che il pomodoro, se non è l’ingrediente principale ma solo uno dei tanti, può comparire in un prodotto made in Italy anche se importato. Non sono considerati ingredienti sale e acqua.
I pelati sono sottoposti ad una normativa a sé stante.
Ulteriore appunto al servizio: è improprio presentare come generico esperto super partes Lorenzo Bazzana, responsabile Coldiretti.
Impossibile escludere che esistano frodi alimentari, in Italia come in qualsiasi altra parte del mondo, ma l’onere di provare i fatti che vengono denunciati è a carico di chi li denuncia. In questo caso non vi è una prova poiché non sono stati fatti nomi e non sono state riportati fatti esaustivi e l’aggravante è che sono state fornite indicazioni imprecise in merito a quanto previsto dai controlli e dalle norme vigenti in Italia (reperibili facilmente in rete). Non è certo facendo informazione sommaria e scorretta, che si promuove un approccio utile con i mezzi di comunicazione e un consumo consapevole! Altre considerazioni le lascio a chi legge.
Data l’importanza dell’argomento trattato, mi riservo di aggiornare l’articolo con eventuali informazioni o sviluppi di cui dovessi venire a conoscenza.

PRECISAZIONI RIGUARDO AI PRODOTTI DIVERSI DALLA PASSATA (concentrati e pelati)
La normativa vigente (REGOLAMENTO (UE) N. 1169/2011 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO) dice che:
(29) Le indicazioni relative al paese d’origine o al luogo di provenienza di un alimento dovrebbero essere fornite ogni volta che la loro assenza possa indurre in errore i consumatori per quanto riguarda il reale paese d’origine o luogo di provenienza del prodotto. In tutti i casi, l’in­ dicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza dovrebbe essere fornita in modo tale da non trarre in inganno il consumatore e sulla base di criteri chiaramente definiti in grado di garantire condizioni eque di concor­ renza per l’industria e di far sì che i consumatori com­ prendano meglio le informazioni relative al paese d’ori­ gine e al luogo di provenienza degli alimenti. Tali criteri non dovrebbero applicarsi a indicatori collegati al nome o all’indirizzo dell’operatore del settore alimentare.(30) In alcuni casi gli operatori del settore alimentare potreb­bero scegliere di indicare su base volontaria l’origine di un alimento per richiamare l’attenzione dei consumatori sulle qualità del loro prodotto. Anche tali indicazioni dovrebbero essere conformi a criteri armonizzati.

E inoltre che
g)  «luogo di provenienza»: qualunque luogo indicato come quello da cui proviene l’alimento, ma che non è il «paese d’origine» come individuato ai sensi degli articoli da 23 a 26 del regolamento (CEE) n. 2913/92; il nome, la ragione so­ ciale o l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare appo­ sto sull’etichetta non costituisce un’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza del prodotto alimentare ai sensi del presente regolamento
Se ne deduce che, nel caso dei pelati, l’indicazione del luogo di origine e di provenienza è omesso essendo la materia prima, nella totalità dei casi, italiana ( di altri produttori  ho trovato solo gli australiani in bassissime quantità e all’estero).

ULTERIORI PRECISAZIONI RIGUARDO AL CONCENTRATO DI POMODORO, ALLA NORMATIVA VIGENTE, AI CONTROLLI DI SICUREZZA

Nel servizio si afferma che si possa definire Made in Italy un prodotto in cui la “lavorazione sostanziale” (che non vuol dire nulla su questo concordiamo) sia avvenuta in Italia. Ebbene non è così e lo dimostra una sentenza del 5/4/2012 in cui si decreta quanto segue:

“La Corte ha, dunque, sconfessato la tesi difensiva secondo cui il processo di lavorazione cui il prodotto era stato sottoposto in Italia (pastorizzazione e aggiunta di acqua e sale) era da considerarsi – secondo la normativa doganale – “lavorazione sostanziale”, tanto da consentire di commercializzarlo come “doppio concentrato di pomodoro” “prodotto in Italia”.”

L’alimento era destinato al mercato UE ed extra UE e certamente l’ingannevole indicazione del “Made in Italy” avrebbe reso più accattivante la sua commercializzazione all’estero.

Negli ultimi due anni i Nuclei Antifrodi Carabinieri hanno operato sequestri per oltre 15.000 tonnellate di prodotti irregolari.

FONTI:

http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_4.jsp?area=sicurezzaAlimentare

http://www.ambientediritto.it/Legislazione/consumatori/2006/dm_17feb2006.htm

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ%3AL%3A2011%3A304%3A0018%3A0063%3AIT%3APDF

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4853

http://www.ilfattoalimentare.it/pomodoro-cinese-iene-origine.html

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Butac.

*Mary*

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Debunker di giorno, poetessa di notte. Non mi laureo in Medicina e Chirurgia, né mi specializzo in Neuropsichiatria ma, dopo aver abbandonato la facoltà, lavoro felicemente molti anni per una grande azienda di carte di credito. Faccio bouquet di caramelle senza assaggiarne nemmeno una: dovrebbe indicare una volontà di ferro, ma la verità è che non mi piacciono le caramelle.