BUFALA – Bambino cristiano impiccato in Siria

bimbo impiccato

Gira su Facebook un post che contiene una foto un po’ sfocata, ma non abbastanza da nascondere il suo orrore. La foto è autentica e raffigura un bambino impiccato. Il messaggio, scritto quasi completamente in maiuscolo probabilmente per un futile tentativo di attirare di più l’attenzione, afferma che si tratta di un bambino cristiano ucciso per motivi religiosi. Il messaggio, ai limiti della leggibilità, afferma successivamente che non ha importanza la religione della famiglia del bimbo ucciso e che vuole diffondere la verità che i media occidentali insabbiano, perché danno più risalto ai problemi dell’immigrazione.

Le affermazioni del messaggio sono completamente false e prive di fondamento. Non si tratta di un bambino cristiano ucciso per motivi religiosi e non ha perso nemmeno la vita a causa delle atrocità dell’attuale guerra civile in Siria.

La foto si riferisce ad un episodio di pedofilia e omicidio in Siria avvenuto intorno al 28 settembre 2010 vicino al cimitero di Aleppo. In quel periodo la guerra civile siriana non era ancora iniziata, visto che è scoppiata nel marzo 2011. Un blog della rivoluzione siriana smentisce seccamente la notizia, affermando che viene strumentalizzata dal regime di Assad per inasprire il conflitto e mettere in cattiva luce i ribelli. La smentita è disponibile anche in un blog in italiano, la data di pubblicazione è dell’agosto 2012.

Ovviamente, un blogger, come anche un utente o un amministratore di una pagina Facebook, può scrivere qualsiasi articolo con affermazioni false o imprecise, quindi siamo andati alla ricerca delle fonti originali.

Come già spiegato, si tratta di una vittima di pedofilia. La notizia originale è stata riportata dal sito di notizie siriano Aksalser. Le foto sono apparse in un altro articolo il giorno successivo. Usando il traduttore di google, si riesce ad avere una visione abbastanza chiara della vicenda e, comunque, si può sicuramente verificare che non si tratta di una vittima della guerra civile, ma di un crimine alquanto orribile ed estraneo all’attuale conflitto.

Le accuse, che i media occidentali trascurano volontariamente queste notizie, sono infondate e piuttosto stupide. Molte testate giornalistiche italiane e straniere hanno delle sezioni particolari che parlano approfonditamente delle notizie relative alla guerra civile siriana. Si può anche trovare, attraverso i tag, tutta la cronologia delle notizie di maggiore interesse.

La minaccia di diffondere le smentite, etichettandole come false, è anche futile. Prima di scrivere questo articolo abbiamo verificato tutte le fonti e soprattutto le date che sono anteriori allo scoppio della guerra civile. Quindi, sparlare ulteriormente di chi pubblica le smentite non fa altro che esporre l’autore della bufala al pubblico ludibrio.

È ovvio che un’immagine simile con la storia riportata, farebbe rabbrividire qualsiasi essere umano con un minimo di sensibilità. Tuttavia, diffondere notizie fasulle sulla guerra in Siria è irresponsabile. Inoltre, l’uso non autorizzato di quella orribile foto, per promuovere una certa visione del mondo, è una mancanza di rispetto per la vittima e per la sua famiglia.

Diffidate sempre delle pagine Facebook e dei siti web che si definiscono un’alternativa all’informazione o una “stampa senza padroni”. Verificate a fondo gli articoli provenienti da siti che non sono una testata giornalistica accreditata, soprattutto se sono privi di fonti ufficiali. Ritengo impossibile considerare affidabile una pagina che crede alla satira di “Ermes Maiolica” o che Mycrola Cippala chiede amicizia su Facebook per compiere furti nelle case. Non vedo politica in questi post, ma solo idiozia. Non commentate i post bufala neanche per cercare di smascherarli; non farete altro che dare maggiore visibilità visto che il post incriminato potrebbe essere visualizzato nella home dei vostri contatti. Non cercate nemmeno il dialogo con gli istigatori che amministrano queste pagine spazzatura, sono persone al di sotto di ogni disprezzo e devono essere isolate e ignorate. L’unica opzione che bisogna usare, oltre alla pubblicazione delle smentite, è la segnalazione.