BUFALA – Tassiamo il Vaticano (o la Chiesa)

VATICANO

Secondo questo insulso post, il Vaticano non paga le tasse né paga il gas, le fogne e l’acqua. Afferma inoltre che possiede il 30% del patrimonio immobiliare sul territorio italiano e con l’8 per mille sottrae un miliardo di euro all’anno all’Italia. È dovere, dunque, di tutti i cittadini diffondere questo messaggio per chiedere la tassazione del Vaticano.

Davvero è difficile capire dove vogliono arrivare questi istigatori da tastiera, con molti post attirano centinaia di commenti di persone inutili e idiote che sfogano le proprie frustrazioni su Facebook. Nessuno di loro è capace, come neanche questi stupidi amministratori, di prendere in mano le redini e realizzare almeno una piccola parte dei loro ideali che sbandierano continuamente.

Vediamo di analizzare passo passo questo post sgangherato che già girava qualche anno fa come post in bacheca:

Il Vaticano non paga IRPEF, IRES, IMU, Tasse immobiliari e doganali:

Se ci riferiamo al Vaticano, è uno stato indipendente e chiedere le tasse sui possedimenti all’interno del loro territorio, sarebbe come chiedere le tasse alla Svizzera o ad altri stati esteri. È ridicolo solo pensarlo.

Se invece pensiamo che l’autore del post si sia espresso male e faccia riferimento alle chiese, precisiamo che sono gestite dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che regola i rapporti tra chiesa cattolica e stato italiano. Ogni stato ha la sua Conferenza Episcopale che regola i rapporti con la chiesa cattolica.

Le chiese come luogo di culto, se operano senza fini di lucro, erano esenti dall’ICI, sono esenti dall’IMU e lo saranno ancora per i prossimi anni.

Anche sulle altre imposte si hanno esenzioni e sconti variabili a seconda dei casi.

Torniamo invece al Vaticano: a parte i soli 25 immobili che possiede sul territorio italiano esenti da ICI (IMU) secondo i patti Lateranensi (per esempio la residenza estiva di Castel Gandolfo),  su altri immobili non adibiti a luoghi di culto paga regolarmente le imposte. Non c’è nessuna legge o accordo che prevede l’esenzione in merito ed inoltre, se l’immobile è un luogo di culto, ma svolge un’attività commerciale, paga regolarmente le imposte (non basta una cappellina per avere l’esenzione). Può essere che ci siano state delle evasioni, ma non si può dire che per legge possono non pagare le imposte dove devono essere corrisposte. Ricordiamo che i patti Lateranensi consistevano in un documento, redatto nel 1929 dal Cardinale Pietro Gasparri e dal Primo ministro italiano Benito Mussolini, che doveva essere sottoposto alla ratifica del Papa e del Re d’Italia.

Riassumendo: il Vaticano ovviamente non paga imposte sugli immobili nel suo territorio, paga invece le imposte su altri immobili nel territorio italiano non adibiti a luoghi di culto con l’eccezione dei 25 inclusi nei patti Lateranensi. Le chiese non pagano l’IMU per essere luoghi di culto, come anche le moschee o le sinagoghe. Se le chiese o gli immobili del Vaticano adibiti a culto svolgono anche attività commerciali non sono, invece, esenti da imposte.

Il Vaticano non paga gas, acqua, fogne:

Qui la faccenda è un po’ spinosa. Al Vaticano, effettivamente, l’Acea fornisce gratuitamente l’acqua, secondo i Patti Lateranensi, dal 1929, ma la manutenzione e servizio fognature dovrebbero essere a carico della Santa Sede. C’era un debito nel 1999 di 38 miliardi di lire che il Vaticano non voleva pagare, ma era disposto a mediare. La vicenda si è conclusa con il governo italiano che ha pagato parte delle somme dovute includendo la spesa nel bilancio della manovra finanziaria.

Il Vaticano, in qualità di stato estero, contesta l’addebito delle somme dovute allo smaltimento delle acque reflue visto che sono una tassa municipale del comune di Roma. Si può dire in questo caso che fanno i furbi, non appartengono allo stato italiano, però usano le fogne del Comune di Roma, quindi una situazione molto difficile da mediare. Naturalmente il Vaticano è un’attrattiva turistica notevole soprattutto in eventi come il conclave, quindi l’Italia su certe cose chiude un occhio, ma le spese purtroppo sono davvero a carico dei contribuenti.

Per quanto riguarda il gas, invece, il Vaticano non è soggetto all’accisa visto che si tratta di uno stato estero.

Le chiese, invece, pagano regolarmente tutti i servizi con delle agevolazioni fiscali.

Stiamo cercando di dare un’informazione imparziale, ma su questa questione vaticana troverete tantissimi pareri discordanti. Sicuramente il Vaticano oltre a prendere risorse dall’Italia è in grado di dare un contributo significativo all’industria del turismo, ma è un bilancio anche di “opinioni”. Ci sono persone che pensano che senza il Vaticano vivrebbero bene lo stesso se non addirittura meglio, mentre ci sono anche persone che considerano la Santa Sede un requisito fondamentale per l’Italia.

Il Vaticano possiede quasi il 30% del patrimonio immobiliare italiano:

In questo caso non c’è neanche bisogno di trovare fonti in rete per capire che è una sciocchezza di dimensioni bibliche. Si sta affermando che “quasi” un immobile su tre in Italia è di proprietà del Vaticano! Non mi dilungo oltre.

Il Vaticano con l’8 per mille toglie un miliardo all’Italia:

Falso! Il Vaticano non percepisce nulla con l’8 per mille, ma è la Chiesa Cattolica con altri beneficiari che ricevono questi fondi. Si tratta di un contributo volontario che i contribuenti scelgono di destinare. Anche qui nascono delle diatribe in cui non vogliamo entrare e dilungarci, solo vogliamo dare la giusta informazione e non si tratta di un invito a destinare o no l’8 per mille.

Concludendo, fate distinzione tra Vaticano e CEI e non fatevi accecare da un’ossessione anticlericale. Né il Vaticano né la chiesa cattolica sono i responsabili della crisi, sono situazioni che persistono da parecchi decenni e sono sottoposte anche a revisioni. I responsabili del disastro economico, quindi, devono essere cercati altrove.

Altre fonti: http://www.qelsi.it/2011/il-vaticano-non-paga-lici-prima-di-condividere-su-facebook-piccole-informazioni-per-esseri-pensanti/