BUFALA – Cristiani bruciati vivi in Nigeria dagli estremisti islamici

nigeria

Sta girando su Facebook un post che include un’immagine raccapricciante che raffigura dozzine di corpi carbonizzati. La didascalia della foto afferma che si tratta di cristiani bruciati nelle proprie chiese in Nigeria. Afferma inoltre che nessuna testata giornalistica occidentale riporta la notizia di questo genocidio.

È vero che in Nigeria sono frequenti massacri di minoranze cristiane ad opera degli estremisti islamici, ma la foto del post non raffigura una strage di cristiani e tanto meno in Nigeria. Nessun sito giornalistico accreditato riporta la notizia, sembra assurdo che sia sfuggito un avvenimento di cronaca così sanguinoso.

La foto, infatti, si riferisce ad una notizia di cronaca del 3 luglio 2010 dove l’esplosione di un’autocisterna di carburante, nella Repubblica Democratica del Congo, ha causato la morte di 235 persone. Anche Reuters ha riportato la notizia in cui si vedono altre immagini.

La bufala è stata inizialmente diffusa nel 2011 da Pamela Geller, nota blogger che pubblica spesso false notizie antimusulmane per incitare all’odio. Adesso è approdata anche in Italia ed alcune pagine ammucchialike la stanno usando per crescere.

L’accusa nel messaggio che i media occidentali ignorano deliberatamente gli attacchi terroristici contro i cristiani è infondata ed effettivamente piuttosto stupida. Infatti, questi attacchi sono sempre riportati dettagliatamente dai media di tutto il mondo.

Non cadete nei tranelli di questi istigatori di odio. I conflitti religiosi in Nigeria sono molto sanguinosi, ma raccontare spudorate bugie per promuovere un particolare programma politico o religioso è controproducente e la diffusione di una disinformazione così istigatrice, non farà altro che gettare benzina sul fuoco, alimentando ulteriormente l’intolleranza e l’odio tra religioni. Inoltre, il deliberato abuso di un’immagine, che mostra i corpi delle vittime di un incidente per promuovere una particolare visione del mondo, è una forma di disprezzo insensibile e immorale sia per le vittime che per le loro famiglie.