BUFALA – Falsa animalista vende cani e gatti a ristoranti cinesi

DIFFAMAZIONE

Questo post di larga diffusione su Facebook e su Google+ contiene una foto di una donna di circa 40 anni con un messaggio che specifica il suo nome e cognome e l’accusa di vendere a ristoranti cinesi cani e gatti da lei adottati, presumibilmente per il consumo di carne. Molti utenti che commentano il post desiderano la morte o chiedono l’arresto della signora e alcuni vorrebbero farsi giustizia da soli.

Le accuse sono completamente infondate, la persona che pubblica il post non ha uno straccio di prova e dai commenti che fa sembra una dei tanti utenti di Facebook che preferisce condividere un post accusatorio per verificarne successivamente la fondatezza. L’indirizzo email citato nel messaggio, non compariva nel post originale e probabilmente è finito nella didascalia a seguito di un inoltro forsennato di un messaggio di posta elettronica. Sicuramente il titolare dell’account di posta è solo una persona che ha partecipato all’invio della catena e non può confermare la veridicità delle accuse.

Il post è stato pubblicato su un profilo e cancellato dopo un paio di giorni, ma ha generato più di un migliaio di condivisioni. In alcuni casi gli utenti generano altre copie che continuano a diffondersi probabilmente anche per anni creando una catena indistruttibile. Il post originale probabilmente è stato creato per fare uno scherzo di pessimo gusto alla persona raffigurata. La tattica descritta non è facilmente attuabile, almeno nel lungo periodo e non genera dei guadagni significativi per arrotondare uno stipendio. Almeno l’eventuale guadagno non vale il rischio. Anche gli animali adottati sono soggetti a registro all’anagrafe canina e a supervisione da parte delle associazioni che si sono occupate dell’affidamento prima che diventi definitivo. Anche se l’accusa fosse fondata, la diffusione del messaggio è completamente inutile. Chi è a conoscenza del reato descritto può andare dall’ente che ha affidato gli animali per chiedere dei controlli. Sarebbe senz’altro un’azione più efficace rispetto a far girare la foto della persona su Facebook con un messaggio molto probabilmente diffamatorio. Non è la prima volta che persone completamente innocenti sono vigliaccamente diffamate da completi idioti che diffondono un vergognosissimo avviso bufala. In questo caso hanno preso probabilmente l’immagine del profilo per costruire un’accusa. Qualsiasi persona, dunque, che usa la propria foto come immagine del profilo, è esposta a questo tipo di “scherzo”.

Secondo la mia opinione, è giunta l’ora che tutti gli utenti di internet comincino a prendersi le proprie responsabilità per il materiale che diffondono sulle reti sociali. Diffondere un post che identifica una persona e la accusa di un reato, senza prima verificare la validità delle accuse, è irresponsabile. Dato che questi messaggi fasulli possono distruggere la reputazione di una persona e avere per lungo tempo delle conseguenze negative sulla sua vita, diffondere questi post è anche immorale.

Naturalmente, la persona che ha perpetrato questo “scherzo” per prima, deve caricare il peso delle sue responsabilità. Inoltre, ogni singola persona che ha condiviso alla cieca il messaggio deve anche assumersi la sua vergognosa complicità.